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 Oggetto del messaggio: La Francia approva la nuova legge sul lavoro
MessaggioInviato: ven lug 22, 2016 11:55 am 

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La Francia approva la nuova legge sul lavoro
Il Jobs act parigino è passato, ma il prezzo politico è alto: la sinistra è spaccata e la destra si prepara a stracciare il provvedimento

22/07/2016
Leonardo Martinelli

S’è chiuso l’iter della legge El Khomri, la riforma del mercato del lavoro: il Jobs Act in salsa francese. François Hollande e il premier Manuel Valls si lasciano alle spalle una vera via crucis: malcontento popolare e una gauche divisa. Tanto che la domanda più ricorrente nei corridoi del potere è: ne valeva davvero la pena?

A settembre si torna in piazza
Dopo cinque mesi di dibattiti (e soprattutto di proteste) dentro e fuori al Parlamento, la situazione è esattamente quella di partenza: secondo l’ultimo sondaggio, realizzato dall’istituto Odoxa per il quotidiano Les Echos, sette francesi su dieci provano «scontento» rispetto all’adozione finale del provvedimento. Se si prende solo il bacino dei simpatizzanti del Partito socialista, quello al potere, si raggiunge una corta maggioranza (52%) di «soddisfatti». Intanto la Cgt, equivalente della nostra Cgil, uno dei due sindacati maggiori in Francia (l’altro è la Cfdt, moderato e favorevole alla legge El Khomri) promette di ritornare ancora in piazza, a partire dal 15 di settembre. E, nonostante le violenze registrate nei dodici giorni di mobilitazione nazionale convocati negli ultimi mesi dalla Cgt e dai suoi alleati, il 55% dei francesi ritiene che queste forze sindacali facciano bene a proseguire nelle proteste, anche a legge approvata.

L’applicazione pratica
Siamo a meno di un anno dalle prossime presidenziali. I giochi sono ancora aperti, ma al momento attuale è molto improbabile che il candidato della sinistra si imponga. Si scommette, invece, su un duello finale tra quello della destra e Marine Le Pen (con il primo che alla fine dovrebbe vincere). Ebbene, i candidati possibili dei Repubblicani, il partito di tradizione neogollista, Nicolas Sarkozy e Alain Juppé, hanno già detto che della legge (che prende il nome da Myriam El Khomri, ministro del Lavoro) faranno carta straccia, perché vorranno andare molto oltre, sulla strada di un liberalismo più accentuato. Intanto sono ormai 58 i deputati della sinistra (fra socialisti frondisti, verdi e Front de gauche, la formazione di estrema sinistra), a essere opposti alla legge, tanto che Valls, per l’approvazione finale, deve fare ricorso anche oggi a un procedimento d’urgenza (detto del 49.3), senza il voto in aula. È la terza volta che lo fa, durante tutto l’iter. I 58 parlamentari dissidenti della gauche hanno già promesso di ricorrere al Consiglio costituzionale su una lunga serie di provvedimenti. In ogni caso la legge ha bisogno di diversi decreti applicativi, che forse, in quale caso, non ce la faranno neanche a vedere la luce prima delle presidenziali del 2017.

Leggi anche - Guerriglia urbana a Parigi, i black bloc nel corteo dei sindacati

Quello che è rimasto
Dal Medef (la Confindustria francese), pur riconoscendo che la El Khomri va nella strada giusta, commentano che «la legge non avrà riflessi positivi sull’occupazione». Gli imprenditori rinfacciano al Governo soprattutto di essersi rimangiato una norma, presente inizialmente nel testo e poi fatta fuori: porre dei limiti massimi agli indennizzi ottenuti dai dipendent, nel caso di vittoria nelle cause per licenziamento illegale presso i tribunali del lavoro. Restano, però, altre misure giudicate favorevoli agli industriali. Innanzitutto, sarà più facile il licenziamento di tipo economico, consentito nel caso di una riduzione del fatturato e/o delle commesse (anche solo su un trimestre per le imprese con meno di 11 dipendenti e poi a crescere fino a un massimo di un anno per quelle con più di 300). Il regime lavorativo settimanale resta quello delle 35 ore (caso unico in Europa, contestatissimo dal Medef), ma la nuova legge prevede che, sulla base di un accordo a livello di ogni singola impresa, si possa ormai derogare con facilità, con un aumento del pagamento orario minimo del 10% (in genere è del 25%).

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Da - http://www.lastampa.it/2016/07/22/ester ... agina.html


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