Oggi è lun nov 20, 2017 09:42 am


Tutti gli orari sono UTC + 1 ora [ ora legale ]




Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 4 messaggi ] 
Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: L'ETERNO RIPOSO DONA IL PD AL FORUMISTA... MARAMALDEGGIANDO
MessaggioInviato: dom lug 10, 2016 11:04 am 
Amministratore

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:03 pm
Messaggi: 3862
Ci hanno ignorato per anni, attaccato tempo fa da sinistra, manomesso e graffiato, censurato con mutilazioni fesse (esistono copie delle pagine oggi non più leggibili), dando conferma della propria incapacità di valorizzare un forum (divenuto rassegna stampa) che è stato capace di raggiungere un numero di lettori che i siti dell'apparato PD si sognano.

Noi vecchi dell'Ulivo (che significa CentroSinistra) ci siamo spostati in altri siti, ma "siamo" (e ancora molto letti).

ggiannig

PS: non è detto che tutto vada sepolto è certo però che se il PD vuole far rivivere queste "rovine" deve coinvolgerci (democraticamente e senza violenza) permettendoci di agire in sintonia con il concetto di "tesi" uliviste ... adattate ai tempi nostri, attualizzandole.


Ultima modifica di ggiannig il lun ago 01, 2016 12:03 pm, modificato 1 volta in totale.
tempo di normalizzare il ...


Top
Non connesso Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: È inutile che vi lamentiate, questo è il Pd guidato da Renzi
MessaggioInviato: mer lug 27, 2016 10:39 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
Messaggi: 25475
Io dico ai “vecchi Ds”: avete voluto la bicicletta? Pedalate!
È inutile che vi lamentiate, questo è il Pd guidato da Renzi

Emanuele Macaluso

Nel dibattito e nella rissa politica che caratterizza la vicenda del Pd, soprattutto da quando Matteo Renzi ha vinto le cosiddette primarie ed è stato nominato prima segretario del partito e successivamente presidente del Consiglio, la cosa che mi sorprende e anche mi indigna è che un pezzo del Pd – che sta all’opposizione e che proviene dai Ds – considera lo stesso Renzi un estraneo, uno che ha una cultura, un comportamento e obiettivi che nulla hanno a che fare non solo con la sinistra o il centrosinistra ma addirittura con la democrazia dato che mostrerebbe tendenze autoritarie.

Io, invece, penso che Renzi non sia un intruso ma un prodotto del Pd, un frutto della fusione a freddo tra Ds e Margherita, con tutto ciò che avevano dentro. Renzi è un giovane delle organizzazioni cattoliche toscane, della Dc, confluito con tanti altri prima nella Margherita e poi nel Pd. E nel Pd si è fatto avanti usando il modo d’essere di questo partito, senza storia, senza una sua autonoma cultura politica, senza regole per l’accesso agli incarichi se non con le cosiddette primarie. In questo quadro, Renzi si collocò alla presidenza della Provincia di Firenze e capì che quel partito era scalabile. Le primarie per il sindaco di Firenze le vinse anche perché si opponeva non ad uno ma a due candidati ex Ds, ex Pci. E le vinse ottenendo consensi anche tra vecchi militanti della sinistra in cerca della “novità”.

Per dare senso e prospettiva nazionale alle scalate Renzi inventò e costruì un centro di iniziativa politica autonomo, la Leopolda, chiamando a discutere su vari temi soprattutto persone non iscritte e anche lontane dal Pd dando l’impressione che animava un confronto largo, mettendo finalmente in campo idee e programmi che il Pd non possedeva.

Renzi vinse le primarie per la segreteria nazionale, dopo averle perse in precedenza con Bersani. E le vinse anche perché il Pd non era stato costruito come partito ma come insieme di cordate e di gruppi attorno a persone in un aggregato senza identità. Le elezioni politiche del 2013, che si svolsero con il “porcellum”, diedero un premio enorme al Pd di Bersani e Letta alla Camera ma il risultato rivelò una debolezza organica del Pd.

Come sono andati i fatti dopo è noto: il flop di Bersani candidato presidente nel penoso incontro con i “grillini”, l’incarico a Letta per formare un governo di larghe intese con Forza Italia. Le altrettanto penose votazioni per l’elezione del presidente della Repubblica, franchi tiratori per affossare prima Marini e franchi tiratori per affossare dopo Prodi, furono un segnale decisivo su come stavano effettivamente le cose: Pd, Forza Italia e altri gruppi chiesero a Napolitano, con insistenza, la sua ricandidatura come atto necessario a colmare l’incapacità dei gruppi parlamentari di eleggere un presidente.

Perché stupirsi che, in questo clima di débâcle della vecchia guardia, Renzi continui la sua scalata e vinca le primarie? Con cinismo scalzò Letta da palazzo Chigi, grazie al consenso dei gruppi parlamentari che lo proposero al capo dello Stato come il solo candidabile a presidente del Consiglio. Napolitano non poté che prendere atto della decisione dei gruppi parlamentari del partito di maggioranza. E dove erano i notabili ex Ds ora Pd? Renzi è il “nuovismo”, invocato da tanti; Renzi è il giovane che rottama il vecchio; Renzi esprime il “vero” Pd. Questo si disse. E come prova del nove vennero indicate le elezioni europee dove il Pd superò il 40%. Tutti con Renzi.

Ora invece ci sono intoppi, problemi e difficoltà. E i notabili, gli oppositori dimenticano che questo Pd è il “loro” Pd, quello che hanno voluto come salvezza del centrosinistra. È inutile lamentarsi, signori, questo è il “vostro” Pd: avete voluto la bicicletta con due ruote sgonfie, come erano Ds e Margherita, piuttosto che capire perché le ruote fossero sgonfie e darsi da fare per metterle a posto. Bene: avete voluto la bici? Pedalate!

(da Facebook)

Da - http://www.unita.tv/opinioni/io-dico-ai ... -pedalate/


Top
Non connesso Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: È il 1° maggio del 1976 quando Alexandros Panagulis detto Al
MessaggioInviato: mer lug 27, 2016 11:39 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
Messaggi: 25475
È il 1° maggio del 1976 quando Alexandros Panagulis detto Alekos, eroe solitario nella lotta greca contro la tirannia e il Potere, muore tragicamente a causa di un «sospetto» incidente stradale.
Per partecipare al funerale, milioni di persone si accalcano per le strade di Atene al grido «Zi, zi, zi! Vive, vive, vive». Si apre così, Un uomo, si apre dalla conclusione, dalla fine della vita di Alekos e della storia d’amore con Oriana.

L’incipit del libro, di una bellezza struggente, rappresenta certamente una delle vette letterarie raggiunte dalla Fallaci. Dopo il flash sul funerale, la narrazione riprende da qualche anno addietro, e il lettore rivive con Oriana il crollo di Panagulis, a partire dal suo tentativo di uccidere il tiranno Papadopulos e dal conseguente arresto.
Mantenendosi saldamente in bilico tra romanzo e reportage, la Fallaci narra la lotta personale di Alekos contro la tirannia, il suo disperato tentativo di fuga e l’inevitabile l’arresto – violento ed emblematico della rigidità del regime greco –, soffermandosi a lungo sulla detenzione, le costanti torture fisiche e psicologiche patite, il castigo esemplare inflitto al ribelle.
Condannato a morte infinite volte, era stato graziato infinite volte; torturato con barbarie indicibili, aveva resistito senza parlare, senza cedere alle minacce; e intanto la sua fama si era diffusa non soltanto all’interno dei confini greci e il regime non riusciva a trovare uno stratagemma per eliminarlo senza destar sospetti nell’opinione pubblica. È così che Alekos Panagulis, diventato ormai il paladino della resistenza greca, si era trasformato in un vero e proprio eroe del suo popolo.
Ma col tempo il popolo dimentica gli eroi, e «i suoi aguzzini» ben lo sapevano: dopo parecchi cambi di prigione e altrettanti tentativi di fuga, dopo mesi di sofferenze e innumerevoli scioperi della fame, per Alekos era stato costruito un carcere personalizzato, di super-sicurezza: Boiati. Rinchiuso per anni al buio in pochi metri quadrati, vittima della mancanza di cibo e di terribili condizioni igieniche, Alekos era forse impazzito? Le immagini disegnate dalle poesie che scriveva sui rarissimi pezzi di carta che gli capitavano sotto mano rasentavano forse la follia, o nel suo esilio forzato aveva trovato la forza sufficiente per progettare la vendetta e mantenersi sano di mente?
Oriana Fallaci, che dopo la scarcerazione lo incontrerà per un’intervista e vivrà con lui anni di amore, deliri e ossessioni, racconta in questo libro il periodo più bello e forse più tormentato della sua vita. Un amore profondo, viscerale, che si intreccia a una battaglia né pubblica né privata, alla ricerca disperata della libertà portata avanti da un eroe da tragedia greca, un sognatore inguaribile, forse soltanto un uomo.
Un ruggito di dolore e di rabbia si alzava sulla città, e rintronava incessante, ossessivo, spazzando qualsiasi altro suono, scandendo la grande menzogna. Zi, zi, zi! Vive, vive, vive! Un ruggito che non aveva nulla di umano. Infatti non si alzava da esseri umani, creature con due braccia e due gambe e un pensiero proprio, si alzava da una bestia mostruosa e senza pensiero, la folla, la piovra che a mezzogiorno, incrostata di pugni chiusi, di volti distorti, di bocche contratte, aveva invaso la piazza della cattedrale ortodossa poi allungato i tentacoli nelle strade adiacenti intasandole, sommergendole con l’implacabilità della lava che nel suo straripare divora ogni ostacolo, assordandole con il suo zi, zi, zi. Sottrarsene era illusione. Alcuni tentavano, e si chiudevano nelle case, nei negozi, negli uffici, ovunque sembrasse di trovare un riparo, non udire almeno il ruggito, ma filtrando attraverso le porte, le finestre, i muri, esso gli giungeva ugualmente agli orecchi sicché dopo un poco finivano con l’arrendersi al suo sortilegio. Col pretesto di guardare uscivano, andavano incontro a un tentacolo e ci cadevano dentro, diventavano anche loro un pugno chiuso, un volto distorto, una bocca contratta. Zi, zi, zi! E la piovra cresceva, si spandeva in sussulti, a ciascun sussulto altri mille, altri diecimila, altri centomila. Alle due del pomeriggio erano cinquecentomila, alle tre un milione, alle quattro un milione e mezzo, alle cinque non si contavano più. Non venivano soltanto dalla città, da Atene. Venivano anche da lontano, dalle campagne dell’Attica e dell’Epiro, dalle isole dell’Egeo, dai villaggi del Peloponneso, della Macedonia, della Tessaglia: coi treni, coi battelli, con gli autobus, creature con due braccia e due gambe e un pensiero proprio prima che la piovra li inghiottisse, contadini e pescatori con l’abito della domenica, operai con la tuta, donne coi bambini, studenti. Il popolo insomma. Quel popolo che fino a ieri t’aveva scansato, lasciato solo come un cane scomodo, ignorandoti quando dicevi non lasciatevi intruppare dai dogmi, dalle uniformi, dalle dottrine, non lasciatevi turlupinare da chi vi comanda, da chi vi promette, da chi vi spaventa, da chi vuole sostituire un padrone con un nuovo padrone, non siate gregge perdio, non riparatevi sotto l’ombrello delle colpe altrui, lottate, ragionate col vostro cervello, ricordate che ciascuno è qualcuno, un individuo prezioso, responsabile, artefice di se stesso, difendetelo il vostro io, nocciolo di ogni libertà, la libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere. Ora ti ascoltavano, ora che eri morto. Dirigendosi verso la piovra portavano il tuo ritratto, cartelli di minacce e di sfida, bandiere, ghirlande di alloro, corone a forma di A, di P, di Z, A per Alekos, P per Panagulis, Z per zi, zi, zi. Quintali di gardenie, garofani, rose. E faceva un caldo atroce quel mercoledì 5 maggio 1976, il puzzo dei petali cotti appestava, mi toglieva il respiro quanto la certezza che tutto ciò non sarebbe durato che un giorno, poi il ruggito si sarebbe spento, il dolore si sarebbe dissolto nell’indifferenza, la rabbia nell’ubbidienza, e le acque si sarebbero placate morbide molli obliose sul gorgo della tua nave affondata: il Potere avrebbe vinto ancora una volta. L’eterno Potere che non muore mai, cade sempre per risorgere dalle sue ceneri, magari credi di averlo abbattuto con una rivoluzione o un macello che chiamano rivoluzione e invece rieccolo, intatto, diverso nel colore e basta, qua nero, là rosso, o giallo o verde o viola, mentre il popolo accetta o subisce o si adegua. Per questo sorridevi quel sorriso impercettibile, amaro e beffardo?

Da - http://www.oriana-fallaci.com/un-uomo/libro.html


Top
Non connesso Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: L'ETERNO RIPOSO DONA IL PD AL FORUMISTA... MARAMALDEGGIANDO
MessaggioInviato: lun ago 01, 2016 12:08 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
Messaggi: 25475
Fratres mei romae vivunt, in magna domo ... orate fratres.

ciaooooooooooooooo


Top
Non connesso Profilo  
 
Visualizza ultimi messaggi:  Ordina per  
Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 4 messaggi ] 

Tutti gli orari sono UTC + 1 ora [ ora legale ]


Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 2 ospiti


Non puoi aprire nuovi argomenti
Non puoi rispondere negli argomenti
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi

Vai a:  
cron
Powered by phpBB © 2000, 2002, 2005, 2007 phpBB Group
Theme created StylerBB.net
Traduzione Italiana phpBBItalia.net basata su phpBB.it 2010