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MessaggioInviato: mer ott 01, 2008 18:24 pm 

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amalia ha scritto:
nel povero profondo sud invece accade che, insieme alle bancarelle del mercato, o in angoli improbabili delle strade, ci sono uomini ( e/o donne) con api piaggio o semplici macchine col cofano aperto con dentro cassette di zucchine, patate, pesche, lumache , telline, capperi, origano insomma di tutto di più. dal produttore al consumatore. stanno lì tutto il giorno quello che "incassano" incassano....
"ogni ficatiedu ri musca è sustanzia".

Cara amalia.Mi traduci per cortesia.
Grazie
Ciao
Paolo11


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MessaggioInviato: mer ott 01, 2008 18:42 pm 

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ogni fegatino di mosca è sostanza.


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MessaggioInviato: mer ott 01, 2008 23:58 pm 
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L'articolo di Paolo Cacciari postato da gi.bo pone molti spunti interessanti, ma una visione forse estrema della realtà, può servire come punto di riferimento per l'osservazione di ciò che avviene. La mia opinione è che non è, insomma, il modello applicabile ma serve a riflettere.
A parte le opinioni politiche sul concetto di denaro, che sparisce quando è da distribuire ma sussiste nell'arricchire, che è una affermazione del confronto fra le classi, serve a reclamare il giusto ma non è completamente provabile con una teoria scientifica. Si può dire hai fatto sparire nel tuo portafogli 10 miliardi di euro e ne hai dato poco a noi, ma non è una legge economica.
E' interessante sopratutto la critica del concetto di crescita.
gi.bo ha scritto:
...3. La crescita dell’accumulazione di denaro necessario a finanziare l’economia [produzioni e consumi] non può essere illimitata, finanziata «a credito», incassando oggi plusvalenze sui prezzi che dovranno pagare domani le generazioni future.
La crescita infinita è un mito bugiardo, sia che la perseguano i liberisti, sia che lo facciano gli statalisti.
Dobbiamo imparare a vivere con risorse naturali e finanziarie non solo «scarse» [come è scritto nel solito manuale di ragioneria], ma decrescenti.
Dovremmo insomma imparare a far meglio con meno [input di materie prime, tempo dedicato al lavoro, denaro…].
Un rovesciamento radicale di prospettiva, che coinvolge le scienze, l’economia, l’immaginario culturale....

Ricorda le teorie di Rifkin anche se nella storia il progresso si è fatto beffa di ogni millenarismo di questo tipo, ricordo la crisi degli anni '70 e la temuta fine dell'era del petrolio.
Però è pur vero che anche riciclando, scegliendo materie prime diverse e variando anche i prodotti sul mercato per mantenere il tasso di crescita le risorse hanno un limite. Proprio ieri leggevo del convergere in questa fase di 3 crisi globali:
    1) la crisi finanziaria e dell'accumulazione selvaggia del capitale;
    2) la crisi energetica da petrolio;
    3) la crisi ambientale del riscaldamento totale.

La ricetta proposta ha un suo interesse: anziché sprecare soldi a salvare il mondo finanziario in crisi finanziamo la riconversione dell'economia, la terza rivoluzione industriale.

rifkin ha scritto:
http://www.rinnovabili.it/rifkin-energi ... ria-701747
Non è solo la crisi del credito a destare preoccupazione nell’economista e presidente della Green Crisis Foundation (GCF), Jeremy Rifkin. Dalle pagine di Repubblica arriva infatti il suo monito affinché i governi prestino attenzione ad altre due gravi crisi strettamente interconnesse con la prima: la situazione energetica mondiale e il global warming. “Ognuna alimenta l’altra, accelerandola”, spiega Rifkin nell’intervista a cura del quotidiano. “Adesso questi tre elefanti si muovono tutti in una piccola stanza. E non promettono nulla di buono”. Tre crisi mondiali in una, per le quali il famoso economista illustra lucidamente le interconnessioni e gli scenari a breve termine. Quando, l’11 luglio, il petrolio ha toccato i 147 dollari al barile “tutti i prezzi sono cresciuti perché il greggio serve per produrre quasi ogni merce. La capacità di acquisto scendeva, l’inflazione saliva e l’economia è entrata in stallo”. Una situazione che si aggrava ancora di più se si considerano anche gli effetti devastanti che il clima impazzito sta determinando in ogni parte del globo. La soluzione è da cercare, secondo Rifkin, nella famigerata “terza rivoluzione industriale” puntando sulle “energie rinnovabili, costruendo case ecologiche, auto elettriche” e l’unica risposta in grado di invertire la tendenza, innescando un circolo virtuoso.


Purtroppo i capitali per stabilire come orientare il mercato non sono certo quelli messi in campo per salvare le varie banche d'affari, istituti finanziari di mutui, assicurazioni che si cerca di non affossare per evitare l'effetto domino. Cioé è possibile sperare di salvare il salvabile con i capitali a disposizione dei governi, ma questi sono poca cosa, confrontati con l'ammontare del capitale accumulato per far andare l'economia, per determinare lo sviluppo economico. Servirebbe un coinvolgimento di gran parte dei capitali impiegati nell'economia produttiva di oggi, ma il capitale viene investito la dove aggrada a chi lo detiene e gli garantisce un miglior ritorno.
Certo una guida economica della politica può facilitare queste riconversioni, ma non bisonga farsi illusioni sulla bontà di questa linea d'azione. La proposta è suggestiva e saggia in un mondo semplice, come ogni buona utopia.
Però segna di certo la necessità di una scelta che il capitale deve trovare impiego nei processi produttivi reali e che questi devono farsi carico delle compatibilità economiche ed ambientali, in ogni sistema esistono dei vincoli che non si possono non rispettare.
Qui la politica con misura può fare la sua parte, come nel non far svanire il denaro a fronte delle richieste dei lavoratori.


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 Oggetto del messaggio: IL GATTO E LA VOLPE RASSICURANO. Attenti al portafoglio...
MessaggioInviato: gio ott 02, 2008 00:36 am 

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2008-10-01 21:04

BERLUSCONI, DIFENDEREMO RISPARMIATORI E BANCHE



ROMA - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi interviene per tranquillizzare i risparmiatori: le banche italiane saranno difese e con loro i depositi dei cittadini. Subito dopo ministero dell'Economia e Banca d'Italia hanno annunciato di essere pronti ad intervenire per mettere in atto le indicazioni venute dal presidente del Consiglio.

L'intervento di Berlusconi e' arrivato dopo che in borsa si era abbattuta una nuova tempesta su Unicredit con voci di scalata da parte della spagnola Santander e di dimissioni, smentite, dell'amministratore delegato Alessandro Profumo. E sotto pressione c'era anche l'altro colosso del credito italiano, Intesa SanPaolo. ''Non consentiro' attacchi speculativi alle nostre banche.

E non accettero' che i cittadini italiani perdano neanche un euro dei loro depositi'', ha detto il presidente del Consiglio che sara' sabato a Parigi per il vertice del G4 (Italia, Spagna, Francia e Germania) per mettere a punto un'azione comune per contrastare gli effetti della crisi dei mutui sulle banche e sul sistema finanziario europeo.

''Le nostre imprese sono sane e chi ha titoli di borsa deve tenerli nel cassetto senza farsi prendere dal panico e attendere che la borsa le rivaluti'', perche' - ha detto - ''il sistema Italia non ha speso piu' di quanto potesse, siamo un popolo di risparmiatori e le banche hanno gestito oculatamente i prestiti concedendoli a persone capaci di restituirli''.

Insomma: ''Non crediamo si debbano avere patemi e non crediamo che attraverso la speculazione si debbano andare ad intaccare gli interessi del nostro sistema bancario e dei nostri risparmiatori''. Da parte sua il ministero dell'Economia, che sta seguendo l'evolversi della crisi anche attraverso ripetute riunioni del Comitato per la stabilita' finanziaria negli ultimi giorni ha spiegato che ''le tensioni che si sono verificate sul mercato borsistico italiano in questi ultimi giorni prendono le mosse dalla crisi del mercato immobiliare negli Stati Uniti, che ha di recente contagiato anche istituzioni finanziarie europee''.

Ma il ministero guidato da Giulio Tremonti ha ribadito che ''queste tensioni sono del tutto ingiustificate alla luce della solidita' patrimoniale e della soddisfacente situazione di liquidita' di tutte le principali banche italiane, come anche testimoniato dagli indicatori di solvibilita' elaborati dal mercato e da esso continuamente aggiornati''. Insomma allo stato attuale non ci sono indicazioni reali di rischi per le nostre banche e per i depositi dei risparmiatori. In ogni caso su indicazione dello stesso premier via XX Settembre e Banca d'Italia sono pronte a intervenire a difesa delle stesse banche ma anche dei risparmiatori: ''Al fine di proteggere il mercato italiano da attacchi di natura speculativa che trovano alimento dal perdurante clima di incertezza del sistema finanziario internazionale, - spiega la nota - il Ministro dell'Economia e delle Finanze, d'intesa con il Governatore della Banca d'Italia si impegna ad adottare le misure necessarie per garantire la stabilita' del sistema bancario ed a difendere i risparmiatori'' e questo appunto ''secondo le indicazioni del Presidente del Consiglio''. Dall'opposizione critico Pierluigi Bersani: ''Penso che le preoccupazioni dei risparmiatori meritino una risposta un po' piu' consistente delle rassicurazioni verbali''.


DA ansa.it


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MessaggioInviato: gio ott 02, 2008 00:40 am 

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darwin ha scritto:
L'articolo di Paolo Cacciari postato da gi.bo pone molti spunti interessanti, ma una visione forse estrema della realtà, può servire come punto di riferimento per l'osservazione di ciò che avviene. La mia opinione è che non è, insomma, il modello applicabile ma serve a riflettere.
A parte le opinioni politiche sul concetto di denaro, che sparisce quando è da distribuire ma sussiste nell'arricchire, che è una affermazione del confronto fra le classi, serve a reclamare il giusto ma non è completamente provabile con una teoria scientifica. Si può dire hai fatto sparire nel tuo portafogli 10 miliardi di euro e ne hai dato poco a noi, ma non è una legge economica.
E' interessante sopratutto la critica del concetto di crescita.
gi.bo ha scritto:
...3. La crescita dell’accumulazione di denaro necessario a finanziare l’economia [produzioni e consumi] non può essere illimitata, finanziata «a credito», incassando oggi plusvalenze sui prezzi che dovranno pagare domani le generazioni future.
La crescita infinita è un mito bugiardo, sia che la perseguano i liberisti, sia che lo facciano gli statalisti.
Dobbiamo imparare a vivere con risorse naturali e finanziarie non solo «scarse» [come è scritto nel solito manuale di ragioneria], ma decrescenti.
Dovremmo insomma imparare a far meglio con meno [input di materie prime, tempo dedicato al lavoro, denaro…].
Un rovesciamento radicale di prospettiva, che coinvolge le scienze, l’economia, l’immaginario culturale....

Ricorda le teorie di Rifkin anche se nella storia il progresso si è fatto beffa di ogni millenarismo di questo tipo, ricordo la crisi degli anni '70 e la temuta fine dell'era del petrolio.
Però è pur vero che anche riciclando, scegliendo materie prime diverse e variando anche i prodotti sul mercato per mantenere il tasso di crescita le risorse hanno un limite. Proprio ieri leggevo del convergere in questa fase di 3 crisi globali:
    1) la crisi finanziaria e dell'accumulazione selvaggia del capitale;
    2) la crisi energetica da petrolio;
    3) la crisi ambientale del riscaldamento totale.

La ricetta proposta ha un suo interesse: anziché sprecare soldi a salvare il mondo finanziario in crisi finanziamo la riconversione dell'economia, la terza rivoluzione industriale.

rifkin ha scritto:
http://www.rinnovabili.it/rifkin-energi ... ria-701747
Non è solo la crisi del credito a destare preoccupazione nell’economista e presidente della Green Crisis Foundation (GCF), Jeremy Rifkin. Dalle pagine di Repubblica arriva infatti il suo monito affinché i governi prestino attenzione ad altre due gravi crisi strettamente interconnesse con la prima: la situazione energetica mondiale e il global warming. “Ognuna alimenta l’altra, accelerandola”, spiega Rifkin nell’intervista a cura del quotidiano. “Adesso questi tre elefanti si muovono tutti in una piccola stanza. E non promettono nulla di buono”. Tre crisi mondiali in una, per le quali il famoso economista illustra lucidamente le interconnessioni e gli scenari a breve termine. Quando, l’11 luglio, il petrolio ha toccato i 147 dollari al barile “tutti i prezzi sono cresciuti perché il greggio serve per produrre quasi ogni merce. La capacità di acquisto scendeva, l’inflazione saliva e l’economia è entrata in stallo”. Una situazione che si aggrava ancora di più se si considerano anche gli effetti devastanti che il clima impazzito sta determinando in ogni parte del globo. La soluzione è da cercare, secondo Rifkin, nella famigerata “terza rivoluzione industriale” puntando sulle “energie rinnovabili, costruendo case ecologiche, auto elettriche” e l’unica risposta in grado di invertire la tendenza, innescando un circolo virtuoso.


Purtroppo i capitali per stabilire come orientare il mercato non sono certo quelli messi in campo per salvare le varie banche d'affari, istituti finanziari di mutui, assicurazioni che si cerca di non affossare per evitare l'effetto domino. Cioé è possibile sperare di salvare il salvabile con i capitali a disposizione dei governi, ma questi sono poca cosa, confrontati con l'ammontare del capitale accumulato per far andare l'economia, per determinare lo sviluppo economico. Servirebbe un coinvolgimento di gran parte dei capitali impiegati nell'economia produttiva di oggi, ma il capitale viene investito la dove aggrada a chi lo detiene e gli garantisce un miglior ritorno.
Certo una guida economica della politica può facilitare queste riconversioni, ma non bisonga farsi illusioni sulla bontà di questa linea d'azione. La proposta è suggestiva e saggia in un mondo semplice, come ogni buona utopia.
Però segna di certo la necessità di una scelta che il capitale deve trovare impiego nei processi produttivi reali e che questi devono farsi carico delle compatibilità economiche ed ambientali, in ogni sistema esistono dei vincoli che non si possono non rispettare.
Qui la politica con misura può fare la sua parte, come nel non far svanire il denaro a fronte delle richieste dei lavoratori.

Cita:
Però segna di certo la necessità di una scelta che il capitale deve trovare impiego nei processi produttivi reali e che questi devono farsi carico delle compatibilità economiche ed ambientali, in ogni sistema esistono dei vincoli che non si possono non rispettare.
Qui la politica con misura può fare la sua parte, come nel non far svanire il denaro a fronte delle richieste dei lavoratori

[b]Concordo Darwin. Concordo!![/b]

un salutone


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MessaggioInviato: gio ott 02, 2008 06:32 am 

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A parte le opinioni politiche sul concetto di denaro, che sparisce quando è da distribuire ma sussiste nell'arricchire, che è una affermazione del confronto fra le classi, serve a reclamare il giusto ma non è completamente provabile con una teoria scientifica. Si può dire hai fatto sparire nel tuo portafogli 10 miliardi di euro e ne hai dato poco a noi, ma non è una legge economica.
E' interessante sopratutto la critica del concetto di crescita.



Darwin



Si è vero non è una legge economica.

Però il denaro è una delle componenti principali su cui si basa il sistema del consorzio umano.

Quasi tutto gira intorno a lui.

Possiamo anche affermare con sicurezza che è il dio più potente di questa terra a cui tutti si inchinano e genuflettono.

Non c’è religione che guarda all’alto dei cieli che non ne sia contaminata, neppure quella che si considera l’unica e vera, quella cattolica.

Pur considerando il denaro “lo sterco del diavolo”, questo ha un’influenza prevalente e non paragonabile su tutto quanto riguarda il divino.

Quello del denaro, la sua funzione, la sua distribuzione o redistribuzione è certamente un’argomento interessante da approfondire.

Perché al di là degli aspetti tecnico economici, riguarda l’aspetto sociale, filosofico, etico-morale, del consorzio umano in cui viviamo.

Sarebbe già un successo ritornare alla discriminazione di come si realizza l’accumulo del denaro.

Viene ritenuto riprovevole ad esempio chi si procura denaro con il solo rischio di una rapina.

Viene però accettato tranquillamente l’arricicchimento dovuto alle sfruttamento della prostituzione, al mercato delle armi, allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Poi, via via a scalare tante operazioni che perfino la legge reputa legali.

Al centro di tutto questo ci sta naturalmente sempre l’uomo, con tutto il suo bagaglio appresso di difetti umani inossidabili nel tempo, ed essendo un soggetto desiderante, è in grado di partorire e compiere le peggiori nefandezze pur di soddisfare le proprie esigenze.

Il campo dell’accumulo fraudolento comunemente accettato è infinito all’interno della nostra società.

Dall’esplodere dell’attività dei maghi che se ne approfittano della debolezza temporanea di molti soggetti.

Ai luminari della medicina che danno responsi che possono dare anche medici alle prime armi, ma con parcelle stellari.

Ai dentisti, che si fanno un lavoraccio, perché spesso devono sopportare aliti da chiavica morta in bocca come la sorella del marchese del Grillo, ma se si pensa ai netturbini, almeno questi dovrebbero avere maggiore considerazione remunerativa.

Ai carrozzieri, come ha dimostrato un filmato l’altra sera a Italia Uno, che per due gibolli su di una portiera si sono inventati procedure da 250 a 450 euro, quando in dieci minuti con due ventose e l’apposito attrezzo tutto è stato rapidamente risolto con la spesa di 36 euro, considerata dal carrozziere la tariffa oraria della manodopera.

E tante altre forme che tutti conosciamo.


Non so mai se tutto quanto stiamo assistendo, riferito in generale, comporta la stesura di una nuova edizione della Divina commedia e se il suo titolo deve rimanere inalterato con l'aggiunta di - Parte seconda, oppure che gli sia preferibile "La spregevole commedia" o solo la Commedia.

Fatto sta, che ridendo e scherzando passiamo la vita all'interno di un'eterna commedia.


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 Oggetto del messaggio: La cultura del debito
MessaggioInviato: gio ott 02, 2008 18:00 pm 

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La cultura del debito


Stefano Fassina


La bocciatura da parte della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti del piano di salvataggio delle principali istituzioni finanziarie operanti oltreoceano avvenuta lunedì rende evidente la dimensione della crisi in corso.

La crisi originata dai mutui subprime, non è soltanto crisi finanziaria. É superficiale continuare a condannare la finanza come come la peste del XXI secolo, attività autoreferenziale dominata dall’avidità dei suoi protagonisti, colpevolmente alimentata dall’ideologia liberista dell'autoregolazione dei mercati. I protagonisti della finanza hanno indubbiamente le loro colpe. Ma la crisi è economica e sociale. È crisi politica. Non solo per l’ampiezza delle conseguenze, ma per le sue cause. Arriva al capolinea un modello di crescita. Con esso, arriva al capolinea la legittimazione e la credibilità dei settori delle classi dirigenti della politica, dell’economia, delle accademie, dei media, che lo hanno alimentato e ne hanno beneficiato. Pertanto, non è particolarmente sorprendente che quasi la metà dei rappresentanti democratici e due terzi di quelli repubblicani si ribellino alle indicazioni delle loro leadership e affondino il Piano Paulson pur nella versione “controllata”.

Per capire la portata di quanto avviene, dobbiamo domandarci se è un caso che la più grande crisi finanziaria della nostra epoca irrompe quando la distribuzione del reddito negli Stati Uniti torna a coincidere con quella degli anni ‘20 del secolo scorso, quella pre-New Deal. Da 30 anni, l’andamento dei redditi da lavoro delle classi medie americane è sostanzialmente piatto in termini reali. Non solo i lavoratori a bassa qualifica sono poveri. Sono in affanno ampie porzioni delle classi medie, lavoratrici e lavoratori diplomati e laureati, occupati a tempo pieno. Una recente ricerca sugli Usa, presentata in un seminario internazionale sull’uguaglianza coordinato dal professor Franzini della Facoltà di Economia de La Sapienza, indica che, tra il 1979 ed il 2005, il reddito da lavoro dei diplomati occupati a tempo pieno, depurato dall’inflazione, ha avuto una variazione media annua negativa. Per i laureati, la performance è stata analoga. Nello stesso arco di tempo, la produttività negli Stati Uniti è aumentata, in media, di quasi il 2% all’anno. In sostanza, il reddito di un lavoratore diplomato che nel 1979 era di circa 30.000 dollari (a prezzi 2005) sarebbe dovuto arrivare a quasi 50.000 dollari nel 2005. Invece, è sceso a 25.000 dollari! Per un laureato, il reddito è rimasto sostanzialmente fermo. Dov’è è andata a finire la differenza? La differenza è finita ad alimentare i redditi da lavoro e da capitale del decile più ricco della forza lavoro. Anzi, è andata a moltiplicare la ricchezza dell’1% più ricco delle famiglie. L’american dream per la stragrande maggioranza della famiglie è rimasto dream, un sogno appunto. Data la stagnazione dei redditi da lavoro in un ambiente in rapida crescita (la ricchezza del Paese più che raddoppiava) come stupirsi se il debito delle famiglie degli Stati Uniti aumenta dal 40% del Pil all’inizio degli anni ‘70 al 100% del Pil alla fine del 2007? Un’impennata dovuta non solo alla necessità di risorse per l’acquisto della casa. Una quota consistente del debito origina dalle carte di credito: nel 1989, tale debito ammontava a 238 miliardi di dollari; l'anno scorso era 937 miliardi di dollari. Debito al consumo per dare alle classi medie miglioramenti dei loro stili di vita. Come ha scritto qualche mese fa David Brooks, editorialista conservatore non ideologico, negli ultimi tre decenni negli Usa ha dominato la cultura del debito: «da un lato c’è la classe degli investitori, con agevolazioni fiscali sui piani di risparmio e un esercito di consulenti finanziari. Dall’altra parte, c’è la lottery class, il popolo delle lotterie, con scarse possibilità di farsi un fondo pensione o accedere alla pianificazione finanziaria, ma con facile accesso ai prestiti a due settimane sullo stipendio, alle carte di credito e alle lotterie». Degenerazione della finanza e polarizzazione dei redditi sono facce della stessa medaglia. Qualcuno avido di denaro ha offerto denaro senza scrupoli. Qualcun altro, però, ha dovuto domandare o è stato indotto a domandare denaro. I subprime sono stati operazioni finanziarie irresponsabili. Però, hanno consentito a milioni di famiglie di comprare la casa di abitazione. Con la distribuzione del reddito caratteristica degli anni ‘60, le stesse famiglie avrebbero potuto permettersi mutui prime. Qui sta il punto politico di fondo. Le forze conservatrici a partire dai primi anni ‘80, invece di contrastare, hanno alimentato con politiche economiche e sociali la sperequazione dei redditi e affidato alla finanza la sostituzione del welfare state, indubbiamente in difficoltà. Il tentativo va avanti dall’amministrazione Reagan, ma la sua codificazione più esplicita si è avuta nella campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2000 e del 2004. Bush, oltre al taglio delle tasse per i supericchi, lancia la ownership society (l’individualismo proprietario sul terreno dei diritti sociali) per le classi medie ed il compassionate conservatism (la carità di Stato) per quanti rimanevano ai margini. Prova a raccogliere i frutti di decenni di propaganda sulle virtù taumaturgiche della privatizzazione dei sistemi pensionistici e finanche dell’assicurazione contro la disoccupazione (oltre che della scuola e della sanità).

In altre parole, la finanza nel modello conservatore ha avuto una funzione servente. Non è stata protagonista, ma strumento. Uno strumento poi sfuggito di mano, ma sempre strumento per promuovere e realizzare un modello di crescita profondamente iniquo. La finanza creativa è stata la soluzione per quadrare il cerchio di redditi da lavoro sempre più sperequati, trasformazione in senso regressivo dei sistemi fiscali, smantellamento delle istituzioni di welfare e consenso delle classi medie. Senza i “miracoli” promessi dalla finanza alle classi medie, il paradigma neoliberista non si sarebbe potuto affermare in un contesto democratico.

Date le dimensioni dell’iceberg contro il quale siamo andati a sbattere non possiamo limitarci ad invocare una migliore regolazione dei mercati finanziari o accusare, giustamente, Greenspan, osannato quando la sua politica monetaria iper-espansiva dava alle famiglie americane la forza di trainare la crescita del resto del mondo. Dobbiamo pensare a come ricostruire le condizioni politiche ed istituzionali per rifondare le democrazie delle classi medie, oltre i welfare state, in un contesto economico globale. È la sfida di Obama. È la sfida sulla quale dovrebbero cimentarsi, insieme, tutti i riformisti europei, oramai in difficoltà ovunque. Insistere con il riformismo in un solo Paese consegna le classi medie spaventate alle destre populiste e protezionistiche. É un film già visto con un finale terribile.

www.stefanofassina.it

Pubblicato il: 02.10.08
Modificato il: 02.10.08 alle ore 14.49
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MessaggioInviato: gio ott 02, 2008 19:37 pm 

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ma come fa SB a dire che non bisogna preoccuparsi, che noi non siamo come gli americani che sono indebitatissimi,che gli italiani sono dei risparmiatori ... ma se è tutto un fiorire di finanziarie, ma se sul cellulare mi arrivano proposte di prestiti di ogni sorta, ma se la gente si fa il finanziamento anche per la palestra, la crociera, la tv al plasma.... ma dove vive?
.............. e come fa la gente ancora a credergli........

nel più noto bar milanese, più vuoto del solito, giorni fa la cassiera si diceva preoccupata per la sanità" speriamo che non taglino, sennò mica potrò curarmi , guadagno 1100 euro al mese "

...............il 2009 sarà NERO!!!!

mi sa che SB può solo mandare degli allucinogeni insieme alla rivista di Forza Italia per far sì che la gente continui a sognare insieme a lui in un mondo scollato dalla realtà.


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MessaggioInviato: gio ott 02, 2008 19:48 pm 

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Qualcuno ricorda che il genio della finanza creativa, non secoli fa sosteneva che quella italiana era una economia arretrata, arcaica, perchè GLI ITALIANI AVEVANO MENO DEBITI DEGLI ALTRI EUROPEI E DEGLI AMERICANI?
E gli spot pubblicitari che invitavano a spendere, e che conveniva indebitarsi che pagare in contanti?

P.


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MessaggioInviato: ven ott 03, 2008 19:32 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
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Non vorrei dire scemenze oltre misura e quindi l’amico darwin che in economia ne sa molto più di me, mi corregga, se necessario.

I due massimi “trombon system” del Bel Paese, il frottoliere mascarato ed il suo fedele scudiero, Giulietto Tremonti da Sondrio, continuano ad assicurare che da noi non succederà quanto succede nelle altre parti del globo terracqueo.

Sarà.

Ancora stamattina, un’amico berluscones fino al midollo, mi raccontava del fascino subito nell'ascoltare Colaninno, che insisteva nel dire che fondamentalmente, rispetto a tutti gli altri Paesi europei, noi dovremmo essere in una specie di ventre di vacca.

Sarà.

Ma due punti non quadrano.

L’industriale veneto, Massimo Calearo (PD), l’altra mattina, ad Omnibus, auspicava un ritorno dell’azienda alla sua funzione originaria, quella dell’economia legata strettamente alla produzione e ai suoi componenti fondamentali.

Non è un novità che per ragioni di sopravvivenza, ma soprattutto per ingordigia del profitto facile, le aziende italiane abbiano spostato il baricentro dell’attenzione aziendale verso la finanza e sempre meno verso la produzione.

Sarà quindi un po’ difficile pensare che di fronte ad una crisi mondiale del settore finanziario, l’industria italiana non ne risenta direttamente.

Viene in pratica a mancare una stampella, nei migliori dei casi.

Sembra anche, che tutto l’apparato del “trombon system” governativo e affini, soffra della cecità familiare presente in quella famosa gag di Totò, in “Totò cerca moglie”.

Non siamo solo di fronte ad una crisi finanziaria, ma anche economica.

Le commesse stanno calando paurosamente.

E’ anche più che comprensibile che da un certo punto di vista non si crei allarmismo che possa vedere effetti simili a quelli del ’29.

Però, come hanno precisato l’altra mattina i rappresentanti di Confcommercio e Federconsumatori, è necessario che gli italiani sappiano.

E’ solo in questo modo che si possono prendere quei provvedimenti necessari per limitare i danni.

Ma i nostri cari, sembra invece che siano intenzionati a seguire lo schema Bush.

Non allarmare, per poi prendere provvedimenti drastici quando non c’è più niente da fare.

E tutto questo perché, qui, come oltre Oceano si vuole evitare di perdere la faccia dopo aver raccontato palle in quantità industriale.

Ancora stamani, a più voci, arrivano segnali di una profonda crisi del settore elettrico italiano.

Sia nel ramo produttivo, che vede un crollo delle commesse, sia nel ramo rivendita dei materiali elettrici.

La crisi economica c’è e si sente moltissimo.

Ma com’è nel loro stile, i grandi fratelli, stanno addormentando l’opinione pubblica italiana.

Ovvio.

Se si sapesse quanto si dovrebbe sapere, il caval-frotto-liere, non potrebbe più vantarsi del consenso imbarazzante dell’italian people, da lui stimato al 67 %.

Da lui, naturalmente, tanto per mantenere alto questo periodo storico denominato : “Palla continua”.


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MessaggioInviato: ven ott 03, 2008 20:53 pm 

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UncleT ha scritto:
Non vorrei dire scemenze oltre misura e quindi l’amico darwin che in economia ne sa molto più di me, mi corregga, se necessario.

I due massimi “trombon system” del Bel Paese, il frottoliere mascarato ed il suo fedele scudiero, Giulietto Tremonti da Sondrio, continuano ad assicurare che da noi non succederà quanto succede nelle altre parti del globo terracqueo.

Sarà.

Ancora stamattina, un’amico berluscones fino al midollo, mi raccontava del fascino subito nell'ascoltare Colaninno, che insisteva nel dire che fondamentalmente, rispetto a tutti gli altri Paesi europei, noi dovremmo essere in una specie di ventre di vacca.

Sarà.

Ma due punti non quadrano.

L’industriale veneto, Massimo Calearo (PD), l’altra mattina, ad Omnibus, auspicava un ritorno dell’azienda alla sua funzione originaria, quella dell’economia legata strettamente alla produzione e ai suoi componenti fondamentali.

Non è un novità che per ragioni di sopravvivenza, ma soprattutto per ingordigia del profitto facile, le aziende italiane abbiano spostato il baricentro dell’attenzione aziendale verso la finanza e sempre meno verso la produzione.

Sarà quindi un po’ difficile pensare che di fronte ad una crisi mondiale del settore finanziario, l’industria italiana non ne risenta direttamente.

Viene in pratica a mancare una stampella, nei migliori dei casi.

Sembra anche, che tutto l’apparato del “trombon system” governativo e affini, soffra della cecità familiare presente in quella famosa gag di Totò, in “Totò cerca moglie”.

Non siamo solo di fronte ad una crisi finanziaria, ma anche economica.

Le commesse stanno calando paurosamente.

E’ anche più che comprensibile che da un certo punto di vista non si crei allarmismo che possa vedere effetti simili a quelli del ’29.

Però, come hanno precisato l’altra mattina i rappresentanti di Confcommercio e Federconsumatori, è necessario che gli italiani sappiano.

E’ solo in questo modo che si possono prendere quei provvedimenti necessari per limitare i danni.

Ma i nostri cari, sembra invece che siano intenzionati a seguire lo schema Bush.

Non allarmare, per poi prendere provvedimenti drastici quando non c’è più niente da fare.

E tutto questo perché, qui, come oltre Oceano si vuole evitare di perdere la faccia dopo aver raccontato palle in quantità industriale.

Ancora stamani, a più voci, arrivano segnali di una profonda crisi del settore elettrico italiano.

Sia nel ramo produttivo, che vede un crollo delle commesse, sia nel ramo rivendita dei materiali elettrici.

La crisi economica c’è e si sente moltissimo.

Ma com’è nel loro stile, i grandi fratelli, stanno addormentando l’opinione pubblica italiana.

Ovvio.

Se si sapesse quanto si dovrebbe sapere, il caval-frotto-liere, non potrebbe più vantarsi del consenso imbarazzante dell’italian people, da lui stimato al 67 %.

Da lui, naturalmente, tanto per mantenere alto questo periodo storico denominato : “Palla continua”.

Cita:
La crisi economica c’è e si sente moltissimo.
Ma com’è nel loro stile, i grandi fratelli, stanno addormentando l’opinione pubblica italiana.
Ovvio.
Se si sapesse quanto si dovrebbe sapere, il caval-frotto-liere, non potrebbe più vantarsi del consenso imbarazzante dell’italian people, da lui stimato al 67 %.
Da lui, naturalmente, tanto per mantenere alto questo periodo storico denominato : “Palla continua”

Ho letto in un blog un commento sul quale mi e' difficile non concordare anche se preferirei sbagliarmi.

"....Tutto questo sotto il controllo della Banca d'Italia che "ora" chiede un monitoraggio quindicinale.
Il debito pubblico al 104% non ci lascia margini.

E brutto dirlo ma credo che l'unica leva utilizzabile nel breve dalle istituzioni private e pubbliche sarà sperare che la poca trasparenza ed il controllo dei media tenga alta la fiducia.

Paradosso: per una volta "forse" il "controllo dell'informazione" è l'ultima risorsa nazionale a nostra disposizione!"


Se questo dovesse essere una risorsa per non non creare sfiducia e panico vorrebbe dire che questa volta siamo veramente arrivati non alla frutta ma al digestivo

un salutone


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MessaggioInviato: sab ott 04, 2008 00:25 am 
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Ahimé e ahinoi devo concordare fortemente con Uncla_T e gi.bo portando anche un po' di pessimismo in più.
Come dice Uncle_T la coppia più brutta del mondo occidentale ci porta indietro nelle soluzioni come avvenne nel 1929 con delle agggravanti.
Sono in ritardo rispetto al mondo, ne hanno preso a modello solo la necessità di arricchimento ma senza lo slancio del liberismo, cioé dicono arricchitevi in un sistema protetto e corporativo. Il peggio del peggio.
La contrazione della liquidità, che non accetta confini, e la conseguente contrazione della domanda e delle possibilità di investimento in un sistema ingessato, come quello protetto dal meghetto di Arcore, è catastrofico. Né possiamo rifare la guerra di Eritrea e quant'altro per sostenere la domanda. Saranno momenti bui per noi, peggio che negli altri paesi, come al solito grazie alla zavorra corporativa fascista che ci portiamo appresso da quando c'era lui.
Speriamo che la storia insegni a non arrivare alla soluzione delle "montagne", come qualche leghista ha ventilato.
Poi le frottole non bastano e la fiducia si infrange contro la realtà, il debito al 104% toglie risorse di intervento statale, c'è bisogno di un nuovo piano Marshall, siamo alla stregua dei paesi del terzo mondo in cerca di sussistenza. Ci servirebbe Prodi che ora è andato a cercare di far crescere l'Africa, perché alla crescita è necessaria quella speranza speranza . Pertanto la dove hanno sale in zucca hanno mandato uno capace.
Siamo ai digestivi forzati orama in Italia, il paragone con il digestivo, pardon lassativo, più amato nel ventennio può essere calzante.
Però un qualcosa di buono c'è. Dopo i dolori di pancia può nascere un altro rapporto sociale ed un nuovo sistema economico sociale molto meno devastante del turbo capitalismo che ha distrutto le vite di molti, anzi di tutti nell'angoscia di raggiungere per forza il lusso possibile.
Attendiamo la sentenza che forse non tarderà non più di un trimestre, poi speriamo che qualche illusionista non convinca la gente che la soluzione "forte" sia necessaria.
Uncle_T ha detto citando Calearo che è necessario tornare ad investire in un'economia
UncleT ha scritto:
..legata strettamente alla produzione e ai suoi componenti fondamentali...

Però questa scelta non è compatibile con un sistema corporativo, ingessato come il nostro. Vedremo aziende cadere, mani straniere prendere in mano gran parte della nostra economia e dopo risollevarci.
Perché la finanza facile è ottima compagna della volontà di non investire in un contesto di aperta concorrenza sul mercato, per cui chi ha speculato in Italia non ha nessuna voglia di investire in attività produttive, per ora, mette i soldi sotto il mattone che protegge le rendite di corporazione.
Alitalia docet, non si trova chi mette sul piatto un altro miliardo e messo di euro per una soluzione solida. (eppure le risorse ci sarebbero).
L'unico che sembra aver capito la solfa è il buon Montezemolo che da qualche anno ha abbandonato le attività finanziarie per investire sul prodotto e dui processi, nella produzione. I frutti si sono visti, ma l maghetto di Arcore certe nobiltà di pensiero fanno venire l'orticaria.
Auguri Italia.

Il pessimista è un ottimista con esperienza.


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MessaggioInviato: dom ott 05, 2008 00:05 am 
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Mi viene sempre un dubbio: i guadagni sono degli altri i debiti i miei.

repubblica.it ha scritto:
ECONOMIA
Dal convegno di Capri la leader di Confindustria incalza il sindacato
"Non si può continuare a vendere illusioni pericolose e cifre sbagliate"
[b][b]Contratti, Marcegaglia alla Cgil
"Voglio credere a ripensamento"
[/b]
Sulla crisi finanziaria sì agli aiuti di Stato, "ma non è la fine del capitalismo"
Bene il federalismo, ma solo se non aumentano spesa pubblica e pressione fiscale[/b]



CAPRI - "Voglio ancora credere che il brusco e inspiegabile cambio di atteggiamento della Cgil, che abbiamo registrato mentre ci si avvicinava ad un'ipotesi di soluzione, possa essere oggetto di un ripensamento". Così, intervenendo al convegno dei Giovani industriali in corso a Capri, il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia sulla trattativa per la riforma del modello contrattuale.

Proporre sui contratti strade diverse da quella di legare gli aumenti dei salari ad incrementi di produttività, ha messo in guardia la leader di Confindustria, "significa vendere illusioni pericolose". "Lo dico con chiarezza - ha aggiunto - a chi cerca di confondere i lavoratori diffondendo cifre sbagliate e fantasiose. A chi racconta, a un paese preoccupato per il proprio futuro, che la strada del conflitto senza regole è il modello da perseguire". "Questo - ha insistito la Marcegaglia - è esattamente ciò che una classe dirigente non deve fare: spacciare favole, per non assumersi responsabilità".

La numero uno degli industriali ha poi affrontato la crisi finanziaria internazionale. "Basta castelli di carta costruiti e venduti spesso in modo delinquenziale a cittadini e risparmiatori, bisogna tornare alla base, all'economia reale", ha affermato la Marcegaglia. La presidente di Confindustria ha chiesto quindi ai "sistemi finanziari di tornare a fare il loro mestiere, supportando e finanziando i provvedimenti di sviluppo delle imprese, le uniche in grado di creare ricchezza e benessere vero per la comunità".

"Viviamo momenti complessi, difficili, e sono d'accordo con D'Alema che viviamo un crisi epocale. Non è però in crisi il capitalismo - ha sostenuto la presidente di Confindustria - è entrato in crisi deflagrante un sistema finanziario simultaneo universale dalle dimensioni impressionanti". Al momento però Marcegaglia non può fare a meno di invocare l'intervento dello Stato. "Serve ed è l'unica soluzione possibile in una fase di emergenza - ha detto - Non ci sono alternative perché altrimenti si rischierebbe di estendere la crisi a tutto il sistema finanziario con un impatto inevitabile ed enorme sull'economia reale". Marcegaglia ha quindi auspicato che l'Ue "prepari un piano di intervento" e che la Bce "cambi atteggiamento" e immetta liquidità sul mercato per "non far mancare il credito alle imprese".

Confindustria, ha commentato poi la presidente, "saluta con favore" il varo del federalismo fiscale come "strumento di maggiore trasparenza e responsabilità degli amministratori locali", ma "deve essere chiaro che questo non può comportare per nessun motivo un aumento della spesa pubblica e di conseguenza della pressione fiscale complessiva".

L'ultimo affondo Emma Marcegaglia lo ha riservato alla politica di lotta ai cambiamenti climatici avviata dall'Unione Europea, definita "sbagliata", "che non ci piace". Per questo, ha aggiunto, "chiediamo al presidente Berlusconi, che sarà presente al vertice dei capi di stato e di governo che si riunirà a Bruxelles il 16 e il 17 ottobre che ci sia una posizione forte e chiara dell'Italia".
(4 ottobre 2008)


Appunto ognuno si assuma le proprie responsabilità.
Dove era la Confindustria durante la crescita del mercato finanziario in una bolla spaventosa? Ha mai fiatato?
Oppure lor signori erano lì ad investire gli utili nel mercato finanziario e non nelle loro care imprese?
Già, ognuno dei suoi soldi ne fa quello che vuole, ma venire poi a bussare alle nostre porte ....?!?!?! Perché quando si bussa allo stato si bussa alle nostre porte e si mettono le mani nelle nostre tasche.
Cosa possono fare gli Stati con i loro quattro soldi, rispetto a quanto è stato in campo da parte dei turbo capitalisti?
Uno stato deterrà il 40% delle ricchezze e da quelle ci paga le proprie spese, che vanno a pagare i seervizi erogati da imprese private magari.
Se tutto va alla malora per l'ingordigia e l'incapacità sociale di taluni, poco potranno fare gli stati e lo faranno attingendo a tutti noi, con ulteriori tassazioni o privazioni di servizi (che poi alla fine è la stessa cosa, solo una tassazione indiretta).
Da questa crisi non se ne esce con gli aiuti statali, le borse non hanno recuperato dopo gli intereventi statali.
Secondo le tradizioni delle Sacre Scritture i flagelli durano 7 anni.
Che i profeti siano illuminati economisti?
Ha ragione Rifkin, inutile spendere soldi in salvataggi, si limitino i danni di questa crisi ai danni dei piccoli risparmiatori e dei fondi pensioni. Il resto vada dove merita di andare e si ricominci a riaccumulare capitali per la l'economia reale di produzione di beni e servizi.
D'ora in poi si vieti qualsiasi geniale invenzione solo finanziaria, obbligazioni solo su aziende vere ed azioni di società.
Forse serve un passo indietro anche sul mondo bancario, i loro pacchetti azionari non posso essere fatti per finanziare operazioni meramente finanziarie. Forse erano meglio le banche pubbliche.

Un pessimista è un ottimista con esperienza.


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MessaggioInviato: dom ott 05, 2008 01:43 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:04 pm
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darwin ha scritto:
Mi viene sempre un dubbio: i guadagni sono degli altri i debiti i miei.

repubblica.it ha scritto:
ECONOMIA
Dal convegno di Capri la leader di Confindustria incalza il sindacato
"Non si può continuare a vendere illusioni pericolose e cifre sbagliate"
[b][b]Contratti, Marcegaglia alla Cgil
"Voglio credere a ripensamento"
[/b]
Sulla crisi finanziaria sì agli aiuti di Stato, "ma non è la fine del capitalismo"
Bene il federalismo, ma solo se non aumentano spesa pubblica e pressione fiscale[/b]



CAPRI - "Voglio ancora credere che il brusco e inspiegabile cambio di atteggiamento della Cgil, che abbiamo registrato mentre ci si avvicinava ad un'ipotesi di soluzione, possa essere oggetto di un ripensamento". Così, intervenendo al convegno dei Giovani industriali in corso a Capri, il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia sulla trattativa per la riforma del modello contrattuale.

Proporre sui contratti strade diverse da quella di legare gli aumenti dei salari ad incrementi di produttività, ha messo in guardia la leader di Confindustria, "significa vendere illusioni pericolose". "Lo dico con chiarezza - ha aggiunto - a chi cerca di confondere i lavoratori diffondendo cifre sbagliate e fantasiose. A chi racconta, a un paese preoccupato per il proprio futuro, che la strada del conflitto senza regole è il modello da perseguire". "Questo - ha insistito la Marcegaglia - è esattamente ciò che una classe dirigente non deve fare: spacciare favole, per non assumersi responsabilità".

La numero uno degli industriali ha poi affrontato la crisi finanziaria internazionale. "Basta castelli di carta costruiti e venduti spesso in modo delinquenziale a cittadini e risparmiatori, bisogna tornare alla base, all'economia reale", ha affermato la Marcegaglia. La presidente di Confindustria ha chiesto quindi ai "sistemi finanziari di tornare a fare il loro mestiere, supportando e finanziando i provvedimenti di sviluppo delle imprese, le uniche in grado di creare ricchezza e benessere vero per la comunità".

"Viviamo momenti complessi, difficili, e sono d'accordo con D'Alema che viviamo un crisi epocale. Non è però in crisi il capitalismo - ha sostenuto la presidente di Confindustria - è entrato in crisi deflagrante un sistema finanziario simultaneo universale dalle dimensioni impressionanti". Al momento però Marcegaglia non può fare a meno di invocare l'intervento dello Stato. "Serve ed è l'unica soluzione possibile in una fase di emergenza - ha detto - Non ci sono alternative perché altrimenti si rischierebbe di estendere la crisi a tutto il sistema finanziario con un impatto inevitabile ed enorme sull'economia reale". Marcegaglia ha quindi auspicato che l'Ue "prepari un piano di intervento" e che la Bce "cambi atteggiamento" e immetta liquidità sul mercato per "non far mancare il credito alle imprese".

Confindustria, ha commentato poi la presidente, "saluta con favore" il varo del federalismo fiscale come "strumento di maggiore trasparenza e responsabilità degli amministratori locali", ma "deve essere chiaro che questo non può comportare per nessun motivo un aumento della spesa pubblica e di conseguenza della pressione fiscale complessiva".

L'ultimo affondo Emma Marcegaglia lo ha riservato alla politica di lotta ai cambiamenti climatici avviata dall'Unione Europea, definita "sbagliata", "che non ci piace". Per questo, ha aggiunto, "chiediamo al presidente Berlusconi, che sarà presente al vertice dei capi di stato e di governo che si riunirà a Bruxelles il 16 e il 17 ottobre che ci sia una posizione forte e chiara dell'Italia".
(4 ottobre 2008)


Appunto ognuno si assuma le proprie responsabilità.
Dove era la Confindustria durante la crescita del mercato finanziario in una bolla spaventosa? Ha mai fiatato?
Oppure lor signori erano lì ad investire gli utili nel mercato finanziario e non nelle loro care imprese?
Già, ognuno dei suoi soldi ne fa quello che vuole, ma venire poi a bussare alle nostre porte ....?!?!?! Perché quando si bussa allo stato si bussa alle nostre porte e si mettono le mani nelle nostre tasche.
Cosa possono fare gli Stati con i loro quattro soldi, rispetto a quanto è stato in campo da parte dei turbo capitalisti?
Uno stato deterrà il 40% delle ricchezze e da quelle ci paga le proprie spese, che vanno a pagare i seervizi erogati da imprese private magari.
Se tutto va alla malora per l'ingordigia e l'incapacità sociale di taluni, poco potranno fare gli stati e lo faranno attingendo a tutti noi, con ulteriori tassazioni o privazioni di servizi (che poi alla fine è la stessa cosa, solo una tassazione indiretta).
Da questa crisi non se ne esce con gli aiuti statali, le borse non hanno recuperato dopo gli intereventi statali.
Secondo le tradizioni delle Sacre Scritture i flagelli durano 7 anni.
Che i profeti siano illuminati economisti?
Ha ragione Rifkin, inutile spendere soldi in salvataggi, si limitino i danni di questa crisi ai danni dei piccoli risparmiatori e dei fondi pensioni. Il resto vada dove merita di andare e si ricominci a riaccumulare capitali per la l'economia reale di produzione di beni e servizi.
D'ora in poi si vieti qualsiasi geniale invenzione solo finanziaria, obbligazioni solo su aziende vere ed azioni di società.
Forse serve un passo indietro anche sul mondo bancario, i loro pacchetti azionari non posso essere fatti per finanziare operazioni meramente finanziarie. Forse erano meglio le banche pubbliche.

Un pessimista è un ottimista con esperienza.

Carissimo Darwin a questo punto mi verrebbe da dire come dicono molti che tutto questo e' dovuto a una globalizzazione monetaria e perdipiu' rampante e da una Europa che non c'e'.

Contrariamente pero', esiste(e come esiste!), una ricchezza concentrata su pochi che dopo aver creato tutto questo , spudoratamente chiede una trasfusione di sangue da un certo benessere diffuso(e non solo a questo) come fosse un obbligo.

La storia nei paesi capitalisti rampanti si ripete sempre. Chissa' perche'.

E' sempre la stessa solfa. A te i profitti e a me i debiti.

Almeno ora avessero un po' di dignita' ed ammettere le loro colpe.

Ho i miei dubbi che lo facciano poiche ritengo che questo non faccia parte del loro DNA.

I profitti li costringono(chissa'perche') a metteresempre in secondo piano l'uomo.

Sembra che questo sia anche il senso della soluzione trovata dai soliti 4 dell'Ave Maria.

Qualcuno propone una deflazione come soluzione in un sistema di mercato.

Io non sono in grado di dire se sia giusto o no.
Posso solo dire e' che questa soluzione darebbe piu' potere d'acquisto alla stragrande maggioranza del paese che lavora e che ora potrebbe essere maggiormente messo in crisi.

Anzi, che propone questa soluzione come il male minore mette in guardia che salvando il tutto si farebbe altro il gioco dei soliti potenti e cioe' di quelli su cui e' concentrata quasitutta la ricchezza del pianeta.

Parole Troskiste??

Potrebbe anche essere.

Sta' di fatto che se non si trova una soluzione equa e giusta ,queste soluzioni potrebbero prendere veramente piede e alòora tante cose potrebbero cambiare.

In bene o male, non lo so ma una cosa posso dire: Il mondo non sara' piu' come prima.

Quindi, anche il capitale deve fare i suoi conti se non intende implodere su se stesso.

Se tutto questo non succedera' e si continuera come prima mettendo delle pezze al sistema potremmo trovarci nella cacca molto prima di quello che pensiamo.......e allora non ci resterebbe che riproporre o rispolverare i vecchi Kibbutz .

Non si sa mai.

Dalla cenere e' risorta anche l'araba fenice o no?.


un salutone

ps:
Da buon cattolico in questi giorni mi sto rileggendo un po' di Marx e Engel e alcune recensioni a riguardo.

Forse sara' una mia fissa ma trovo alcune anologie con quello che scrivevano,allora, con quello che sta' succedendo adesso.


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MessaggioInviato: dom ott 05, 2008 11:09 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:05 pm
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Cita:
.......e allora non ci resterebbe che riproporre o rispolverare i vecchi Kibbutz .


Che, negli anni '50 erano una bella speranza di democrazia partecipata, di autogestione socialista, ed altro ancora.

E avrebbero potuto/ dovuto diventare luoghi di pace.

Oggi sono centro del peggior integralismo ebraico, quello delle occupazioni violente delle terre palestinesi, dei fautori della guerra totale fino alla distruzione dei Filistei (Philstim...vuol dire Palestinese...), in nome del Diritto a quelle terre assegnate loro direttamente dal LORO Dio.

Chissà come si reagirebbe se qualche Ayatollah sostenesse che l'Andalusia e la Sicilia sono terre d'Islam, e le rivendicasse...

Non c'è solo l'integralismo islamico....

P.

(ok, sono fuori tema....)


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