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 Oggetto del messaggio: Siamo alle misure anti panico.
MessaggioInviato: lun set 29, 2008 23:29 pm 
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repubblica.it ha scritto:
ECONOMIA
I voti contrari sono stati 228, quelli a favore 205. Erano necessari 218 sì
La notizia fa crollare Wall Street: Dow Jones a -5,8% e Nasdaq a -9,14%
[b][b]Crisi mutui, no della Camera Usa
al piano da 700 mld di dollari
[/b]
Bush, "molto contrariato", riunisce lo staff. Paulson: "Faremo di tutto"
Appello di Obama ai mercati: "Calma e nervi saldi"
[/b]
WASHINGTON - La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha bocciato il pacchetto da 700 miliardi di dollari approntato dal Tesoro per salvare il sistema finanziario americano. E' mancato il quorum per un pugno di voti. I contrari sono stati 228, i favoreli 205. Per far passare il provvedimento erano necessari 218 voti favorevoli. La notizia ha fatto sprofondare Wall Street: il Dow Jones ha chiuso in calo del 5,8% a quota 10.486,43 mentre il Nasdaq ha lasciato sul terreno il 9,14% a 1.983,73 punti e lo S&P500 è arretrato del 7,34% a 1.123,94. E nelle contrattazioni after hours gli indici hanno continuato a scendere: il Dow Jones ha ceduto 738,42 punti cioè il 6,63% attestandosi a quota 10.404,71 e segnando la maggiore perdita della storia in termini di punti in una sola giornata e il peggior calo in termini percentuali dagli attacchi dell'11 settembre 2001 mentre lo S&P500 ha perso l'8,12% a 1.114,48 punti.

Subito dopo il voto della Camera, il piano di salvataggio è rimasto per qualche minuto di fatto congelato: in molti hanno cercato di convincere, aggrappandosi a tecnicismi procedurali, chi aveva votato contro a cambiare idea. Ma non c'è stato nulla da fare.

Vano l'ennesimo appello del presidente Bush in mattinata (video): "Il Congresso potrà mandare un forte messaggio ai mercati approvando prontamente il piano di salvataggio". Colossale l'errore del portavoce della Casa Bianca Tony Fratto che aveva dichiaratio: "Pensiamo di avere i voti sufficienti".

Dopo la bocciatura del piano, Bush, "molto contrariato", ha subito convocato il suo staff nello Studio Ovale. E il segretario al Tesoro Henry Paulson, che ha incontrato il presidente della Fed Ben Bernanke, si è immediatamente detto pronto "a usare tutti gli strumenti a disposizione per proteggere i mercati e l'economia".

Il candidato democratico Barak Obama ha chiesto ai mercati "fiducia" e "calma". Il piano da 700 miliardi appena bocciato dalla Camera "non è morto" e adesso "è importante che tutti, gli americani e i mercati finanziari, abbiano nervi saldi".
(29 settembre 2008)


Non so se qualcuno ha mai fatto le prove di sfollamento per la prevenzione incendi. Negli Stati Uniti le dichiarazioni di Obama sono non il test per esercitazione ma la campana che avvisa dell'incendio.
Dopo il crack Emron, malgrado le condanne esemplari e le modifiche alla legislazione, la sfiducia di perdite occultate e possibili sciagure regna sovrana.
Gli stunitensi non vogliono accollarsi il peso delle bancarotte per eccesso di avidità e coò ha spinto il congresso contro il piano di di salvataggio di Bush che prevedeva l'accollamento della collettività delle perdite dei prodigi del liberismo. Non esattamente la stesa cosa abbiamo registrato in Italia con il caso Alitalia.
Lì i cittadini sperano che aziende per cui lavorano non siano esposte con gli istituti finanziari in crisi e che non abbiano necessità di liquidità per la loro attività, perché difficilmente potrebbero trovarla sul mercato dei capitali. Il pericolo di un rischio domino però è reale.
La prospettiva sarebbe la perdita di valore di ogni bene e servizio.
Un nuovo modello di crescita è quanto mai necessario ma la sinistra ha perso da tempo l'abitudine a cercare strade sensate in quest'ambito e si è appiattita alla novel vogue del liberismo rampante.
Abbiamo presente quante persone, anche in Italia, poggino le proprie fortune sui meccanismi solo finanziari, quanti furbastri abbiamo che fondano il proprio agio al ricorso del credito senza effettiva sostanza di attività? (A parte quelli che fondano i propri agi sulla protezione dei santi del corporativismo e si difendono con l'ombrello di tante istituzioni).
Anche le soluzioni keynesiane potrebbero essere insufficienti.
In un quadro più generale la crescita delle nuove tigri dellEst (India e Cina in primis) utilizzano un modello troppo simile al liberismo e, nel caso della Cina, aggravato dal regime dittatoriale. Però su quella crescita è probabilmente basata la possibilità di una boccata di ossigeno nel breve periodo, ma il modello generale (bassi salari e forte produttività a prescidere dalle compabilità sociali ed ambientali) è insufficiente a rifondare dopo la caduta (o forse catastrofe).
Sarà un concorso a premi fra le ispirazioni non liberiste che premierà i primi capaci di indicare un modello efficace e percorribile.
Riscontro che la classe dirigente politica in Italia è tutta presa su urgenti aspetti delle norme sulla giustizia e sulle modalità di dialogo. Contempleranno come Nerone con la cetra Roma che brucia?

Un pessimista è un ottimista con esperienza.


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MessaggioInviato: lun set 29, 2008 23:38 pm 
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Scene Digitali di Vittorio Zambardino su repubblica.it ha scritto:
Lunedì, 29 Settembre 2008
[b][b]L’inverno della tecnologia, non della conoscenza
[/b][/b]

Versione delle 0re 20,30

http://zambardino.blogautore.repubblica ... ref=hpsbsx

Il Nasdaq prende un botto che ricorda i giorni dello “sboom” della new economy: per la verità va anche oltre, allora era uno stillicidio quotidiano, oggi è un tonfo in un giorno solo, o quasi.

Fino a ieri, Il mantra di molti giornali e tv era questo: che la crisi americana è ancora tutta finanziaria e il punto dei provvedimenti che si stanno prendendo è impedire che si scarichi sull’economia “reale”. E invece…

Qui chi scrive ha vissuto una storia analoga (ma molto meno drammatica), proprio con il crollo della new economy nei giorni in cui i geni diventarono brocchi e l’oro si fece fango nel volgere delle ore. E non fa fatica a riconoscere certi segni. Nel massacro di oggi brilla la notizia che Apple perde duramente in borsa perché la previsione è che le sue vendite di nuovi computer scenderanno bruscamente e hanno già cominciato a farlo in agosto. E del resto già il 20 settembre, Marc Andreessen, inventore di Netscape, parlava, dati alla mano, dell’”inverno nucleare in arrivo”. L’emozione dovuta ai falimenti si sta facendo prima cautela nelle spese private, poi taglio delle aziende. E gli obiettivi di fatturato svaniscono senza lasciare speranza e i leader sono più colpiti dei gregari.

La tecnologia è sempre tra le foglie più sensibili al vento, sull’albero dell’economia “reale”. E infatti sta tremando e battendo i denti. Perfino l’iPhone ha visto tagliare la produzione di un paio di milioni nel 2009. Ma qui non si parla di danni ai fatturati o di cedole che salteranno, e ne salteranno molte.

E’ il riflesso culturale che rischia di essere grandissimo, la disponibilità degli americani a scommettere sull’innovazione e sul futuro.

Per dire, una volta che sia diventata senso comune la damnatio acritica di tutta l’economia di questi anni, chi darà poche centinaia di migliaia di dollari a due ragazzi scapigliati e nerd che hanno in test l’idea vincente (come avvenne per Page e Brin per Google, con un assegno firmato sul cofano di un’auto)? Nessuno, o pochissimi.

Questa crisi scaverà anche nella carni della mutazione conoscitiva in corso e forse fermerà l’avanzata del cambiamento, connesso al diffondersi delle tecnologie. O forse no. Dipende dalla sua durata.

Segnalazioni, news analysis

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MessaggioInviato: mar set 30, 2008 07:06 am 

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Gli statunitensi non vogliono accollarsi il peso delle bancarotte per eccesso di avidità e coò ha spinto il congresso contro il piano di salvataggio di Bush che prevedeva l'accollamento della collettività delle perdite dei prodigi del liberismo

darwin




Gli statunitensi si sono pure rotti.

Servizi dei Tg della sera di ieri.

Non tollerano più che di fronte a bancherotte fraudolente i top manager ne escano con liquidazioni da capogiro.

La scorsa settimana il Congresso, in modalità bipartisan, ha cercato di far passare una norma che proibisse tutto questo.

Certo, che scopriamo che il tafazzismo non è solo made in Italy, anche se il mal comune mezzo gaudio non può consolare affatto nessuno.

Si sono resi conto di questa distorsione macroscopica, che riguarda l’economia, l’equità sociale e la giustizia, solo adesso in tempi di vacche magre.

E fino adesso?

Anche da noi la musica è la stessa.

Vedi i boiardi di Stato senza fare nomi.

Nelle ferrovie e nel trasporto aereo.

E’ strano però il comportamento umano, spesso imperscrutabile.

Spesso si invoca la giustizia per piccoli furtarelli al supermercato, qualche volta dovuti a ragioni di sopravvivenza e si accettano poi i grandi furti dei colletti bianchi come se fosse la normalità.

Ma ancora più strano che il sistema legislativo e giuridico gli tenga bordone.

Quelle segnalazioni poste nei tribunali, “la legge è uguale per tutti”, è meglio toglierle.


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MessaggioInviato: mar set 30, 2008 13:36 pm 

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[b][b]Crisi mutui. Corsa contro il tempo [/b][/b]
di Marco Bardazzi
29-09-2008

WASHINGTON. Un sabato notte insonne, con i membri del Congresso attaccati al telefono per consultare anche l' 'oracolo' Warren Buffett. Poi l'annuncio di un accordo di massima, e una corsa domenicale contro il tempo per presentare, prima dell'apertura dei mercati asiatici, 106 pagine di proposta di legge che danno al Tesoro americano l'autorità di accedere immediatamente a 250 dei 700 miliardi previsti dal piano per il salvataggio di Wall Street.

In piena notte tra sabato e domenica la 'speaker' della Camera Nancy Pelosi, il ministro del Tesoro Henry Paulson e i negoziatori dei due partiti in Congresso sono emersi da un incontro-maratona per sostenere di aver trovato la via d'uscita sul piano per ridare ossigeno ai mercati. Il leader del Senato, Harry Reid, ha parlato di "svolta", Paulson di "grandi progressi".

Un testo definitivo è emerso a metà domenica, con la speranza di metterlo ai voti alla Camera lunedì. Solo l'apertura delle Borse di Tokyo e Hong Kong, seguita da quelle europee e infine da Wall Street, dirà se le rassicurazioni domenicali e il maxi-piano messo nero su bianco, saranno stati accolti come una rassicurazione sufficiente. A Washington sono rimaste riserve e malumori e vari deputati repubblicani conservatori hanno messo in discussione le promesse del presidente della commissione finanze della Camera, Barney Frank, di portare in aula per il voto il provvedimento lunedì. Al Senato, dove a differenza della Camera la maggioranza è più solida, ci sono altri problemi: alcune complicazioni procedurali, unite allo stop ai lavori dal tramonto di lunedì per rispettare la festività ebraica di Rosh Hashanah, hanno fatto emergere la possibilità che un voto non avvenga fino a mercoledì, spingendo quindi avanti il momento in cui il presidente George W.Bush potrà mettere la firma sul provvedimento.

I protagonisti della trattativa, compresi i candidati alla Casa Bianca Barack Obama e John McCain, hanno spinto per tutta la domenica per cercare di mandare un messaggio di fiducia. "Sarà difficile per tutti noi ingoiare un piano del genere", ha detto McCain, aggiungendo però che "l'opzione di non far niente è semplicemente non accettabile". "Sono orientato ad appoggiare il piano - ha affermato da parte sua Obama - ma dobbiamo ricordarci come siamo finiti in queste condizioni. Non tanto per attribuire responsabilità, ma per capire le scelte che dovrà affrontare il prossimo presidente".

La Casa Bianca ha seguito l'evolversi della situazione in Congresso mostrandosi cautamente ottimista, dopo la scottatura ricevuta nei giorni scorsi dal presidente Bush, quando un accordo che sembrava cosa fatta è naufragato per l'opposizione di una larga fetta del mondo repubblicano.

"Siamo contenti dei progressi fatti nella notte - ha detto il portavoce Tony Fratto - e apprezziamo lo sforzo bipartisan per stabilizzare i nostri mercati finanziari e proteggere la nostra economia".

La caratteristica principale del piano di salvataggio emersa dal dibattito notturno è la libertà di manovra 'a fasi' concessa al Tesoro, che non avrà accesso subito all'intero fondo di 700 miliardi di dollari, ma ne otterrà 250 immediatamente disponibili.

Il piano prevede poi la creazione di un 'board' incaricato della supervisione del programma di salvataggio finanziario, di cui faranno parte i vertici di Fed e Sec, il direttore della Federal Home Finance Agency ed esponenti del governo.

L'accordo prevede inoltre un divieto per i manager delle società che beneficiano del piano di accedere a buonuscite 'd'oro' e permette al Tesoro, in alcuni i casi, di prendere il controllo delle società che attingono ai fondi del piano di salvataggio.

I conservatori, facendosi portavoce del malumore in una larga fetta dell'opinione pubblica americana per l'entità dell'enorme intervento con soldi pubblici, hanno continuato a sollevare dubbi sull'efficacia e l'opportunità del piano.

L'alternativa però, secondo quanto ha detto ai negoziatori sabato notte il miliardario Warren Buffett, è semplicemente quella di andare incontro alla "più grande catastrofe finanziaria nella storia americana".

http://www.americaoggi.info/2008/09/29/ ... o-il-tempo


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MessaggioInviato: mar set 30, 2008 13:44 pm 
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Beh certo che noi non ci lasciamo scomporre i capelli dalle tempeste finanziarie.

Mica come Sarkò che convoca tutti all'Eliseo.....noi preferiamo festeggiare compleanni dopo un congruo remise en forme da Messeguè.

Beh che storie..... anche lui è francese no?

sylvia


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MessaggioInviato: mar set 30, 2008 13:55 pm 

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UncleT ha scritto:
Gli statunitensi si sono pure rotti.

Servizi dei Tg della sera di ieri.

Non tollerano più che di fronte a bancherotte fraudolente i top manager ne escano con liquidazioni da capogiro.



Concordo. C'è però da dire che se non altro, rispetto a noi, loro il problema se lo pongono. Oltre che sulle mega-liquidazioni, la polemica è anche sulle modalità dei salvataggi, che non garantirebbero i contribuenti di poter almeno in parte recuperare gli esborsi finanziari di oggi. Se ho ben capito, si vorrebbe acquistare azioni ed acquisire quindi un controllo sugli istituti oggetto del salvataggio, piuttosto che acquistare obbligazioni che non valgono e non varranno mai niente.

Fatte le debite proporzioni,mi sembra che niente di simile si sia verificato (a parte il solito "rompiballe" Di Pietro) qui da noi sul caso Alitalia.

Noi contribuenti ci accolliamo senza battere ciglio tutte le perdite e gli esuberi, senza nessuna possibilità nemmeno teorica di recupero nel caso le cose per la "nuova" compagnia andassero bene. Le eventuali future plusvalenze andranno tutte a vantaggio dei "furbetti del quartierone", forse molto prima di quanto si creda.

Qualcuno, per esempio si è posto la seguente domanda? Il probabile ingresso nel capitale di AirFrance o Lufthansa avverrà alle stesse condizioni riservate alla cordata o pagheranno un sur-plus sui valori di libro a tutto vantaggio di Colanninno & C.?


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MessaggioInviato: mar set 30, 2008 13:56 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:04 pm
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[b][b]La crisi dei mutui causa perdite per 1.300 mld di dollari[/b][/b]

Le perdite dovute alla crisi dei mutui saliranno a 1.300 miliardi di dollari. In Italia le perdite saranno limitate. L'Fbi indaga su Fannie Mae, Freddie Mac, Aig e Lehman Brothers per scoprire se vi siano state frodi.

Il New York Times accusa John McCain di conflitto di interessi relativo alla crisi dei mutui.

Le perdite derivanti dalla crisi dei mutui subprime sono destinate a salire a 1.300 miliardi di dollari.

Queste le nuove previsioni del direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn: più del doppio delle perdite finora accertate, poco più di 500 miliardi di dollari.

Ma dal Comitato per la stabilità finanziaria, riunitosi oggi al Tesoro, arriva un segnale rassicurante per il sistema italiano: [b]per banche, assicurazioni e società di casa nostra "il rischio è limitato", anche dopo il crack di Lehman Brothers. [/b]

"Le conseguenze sul [b]sistema bancario italiano sono nel complesso contenute[/b]", si legge nel comunicato finale della riunione alla quale hanno partecipato, oltre al ministro dell'Economia Giulio Tremonti, il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, quello di Bankitalia Fabrizio Saccomanni, il presidente dell'Isvap Giancarlo Giannini e il presidente della Consob Lamberto Cardia. "Secondo un'indagine compiuta dalla Banca d'Italia - si spiega - l'esposizione dei primi venti gruppi bancari italiani verso la banca d'investimento americana (Lehman Brothers, ndr) si ragguaglia allo 0,5 per cento del loro patrimonio di vigilanza, valore significativamente inferiore alla media europea".

Esposizione contenuta anche per le società italiane quotate in Borsa.

Secondo i risultati di un'indagine svolta dalla Consob su un campione di gruppi non bancari e non assicurativi, "circa due terzi risultano non avere alcuna esposizione verso il gruppo Lehman Brothers", mentre per gli altri "i rischi appaiono limitati".

L'esposizione complessiva del campione è pari a 120 milioni di euro per i derivati e a 14 milioni di euro per titoli in portafoglio.

Notizie tranquillizzanti anche sul fronte delle assicurazioni: secondo i dati dell'Isvap, infatti, "l'esposizione diretta delle imprese che detengono attivi della banca d'affari americana ammonta 1,14 miliardi di euro, pari allo 0,40% delle riserve tecniche".

Dal Fondo monetario internazionale arriva comunque un invito a stare in guardia, anche in Europa.

Perchè se è vero - come ha detto Straus-Kahn - che la situazione delle banche del vecchio Continente è migliore di quella delle banche americane, l'Europa farebbe bene ad armarsi contro eventuali situazioni di emergenza. Proprio perché dalle ultime previsioni sulle perdite si capisce che il peggio deve ancora arrivare.

Ne è convinto anche il commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, che oggi davanti alla plenaria del Parlamento europeo ha parlato della "crisi più grave dei nostri tempi", spiegando come la Commissione Ue sia pronta ad intervenire.

Entro fine mese, infatti, presenterà un 'pacchetto anticrack', per garantire maggiore trasparenza sui bilanci delle banche europee e sull'operato delle agenzie di rating.

Ma per il commissario Ue - che ha confermato una crescita debole dell'economia della zona euro anche nel 2009 - questo non può bastare: "Servono non solo risposte immediate, di breve termine, ma risposte strutturali e a [b]livello globale[/b]".

Perchè è chiaro - afferma Almunia - che "la sola azione interna all'Europa non può essere sufficiente.

Per questo abbiamo bisogno di rafforzare l'azione comune nel Financial Stability Forum, nella Commissione Basilea II e nel G7, così come dobbiamo prestare più attenzione al ruolo futuro del Fondo Monetario Internazionale".

Anche il maxi-piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari illustrato oggi al Congresso Usa dal presidente della Fed, Ben Bernanke, e dal segretario al Tesoro, Henry Paulson, per Almunia è "una buona iniziativa".

Ma "una serie di salvataggi - ha aggiunto - non può essere l'unica risposta, perché quello che serve urgentemente è una soluzione sistemica e strutturale".

E comunque, "in questo momento gli Stati membri dell'Ue non considerano necessario un piano sul modello di quello varato negli Stati Uniti".

FBI. L'Fbi amplia le indagini sulla crisi subprime e accende il faro su Fannie Mae, Freddie Mac, Aig e Lehman Brothers per verificare se parte dei problemi delle quattro società sia legata in qualche modo a un'eventuale frode.

A 13 mesi dallo scoppio della crisi, innescata nel luglio 2007 dal fallimento di due hedge fund di Bear Stearns, le società oggetto di indagine da parte della polizia federale sono 26, che si vanno ad aggiungere ai 1.400 casi di frode potenziale sui mutui che le autorità stanno perseguendo a livello nazionale.

Le indagini su Fannie, Freddie, Aig e Lehman sono ancora preliminari e si focalizzano sui vertici delle società che potrebbero essere, almeno in parte, responsabili della sorte delle aziende. Fannie, Freddie e Aig sono state, con una mossa a sorpresa, praticamente nazionalizzate da parte del governo.

Mentre Lehman è l'unica ad essere fallita a causa della crisi.

"Queste inchieste si inseriscono negli sforzi per verificare eventuali casi di frode ai massimi livelli", spiegano alcuni rappresentanti della polizia federale.

L'ampliamento delle indagini arriva mentre il Congresso è impegnato a discutere ed eventualmente approvare il piano salva-finanza da 700 miliardi di dollari messo a punto dall'amministrazione Bush.

Un piano che, nonostante il pressing del Tesoro, della Fed e della Casa Bianca, continua a non convincere il Congresso.

Durante la crisi delle casse di risparmio di 20 anni fa, e il conseguente salvataggio messo a punto del governo, la polizia federale avviò indagini su 600 casi con oltre 1.000 persone che finirono direttamente indagate. Ma essendo la crisi attuale più complessa - spiegano rappresentanti dell'Fbi - è difficile paragonare le indagini avviate allora a quelle attuali.

Le indagini dell'Fbi sulla crisi in corso hanno portato finora all'arresto di qualche nome eccellente: in manette sono infatti finiti i due gestori degli hedge fund di Bears Stearns, Ralph Cioffi e Matthew Tannin, che hanno provocato poi l'effetto domino sul mercato, dichiarando l'avvio della crisi.

[b]L'indagine dell'Fbi si è aperta in marzo e, finora, ha già portato alla condanna di 173 persone su 283 arresti e 406 incriminazioni[/b].

NEW YORK TIMES.
Pesanti accuse di conflitto di interessi vengono rivolte dal New York Times a John McCain, il candidato repubblicano alla Casa Bianca, che piccato le rimanda al mittente.

Rick Davis, il manager della sua campagna elettorale, scrive il quotidiano, fino a poche settimane fa era un lobbista per Freddie Mac, uno dei colossi dei mutui al centro della crisi che sta facendo vacillare gli Stati Uniti.

La campagna del senatore dell'Arizona, indignata, smentisce recisamente ed accusa ancora una volta il Times di attaccare McCain in maniera scorretta, perché lo fa sotto una finta veste di obiettività, per favorire il suo avversario democratico Barack Obama.

Per McCain quello di Freddie non è il primo scheletro, vero o presunto, nell'armadio.

All'inizio degli anni novanta il senatore era stato accusato assieme a quattro altri suoi colleghi (tra cui l'ex astronauta John Glenn), di avere appoggiato uno dei protagonisti dello scandalo delle casse di risparmio, Charles Keating della Lincoln Savings and Loan, un suo finanziatore politico.

Secondo il Ny Times la società di lobby di Davis avrebbe incassato fino a poche settimane fa 15 mila dollari all'anno da Freddie Mac.

La rivelazione contraddice affermazioni fatte domenica dallo stesso McCain, secondo cui Davis non aveva avuto alcun coinvolgimento con Freddie Mac negli ultimi anni.

La Davis Manafort - questo il nome della società di lobbing in questione - sarebbe stata nel libro paga di Freddie fino a quando il colosso dei mutui non è stato nazionalizzato assieme al gemello Fannie Mae, riporta il quotidiano.

Davis è in aspettativa dalla Manafort ma come senior partner continuerebbe a ricevere una quota dei profitti. Inoltre, le fonti del Nyt sostengono che Davis, in cambio delle somme di denaro in questione, "non avrebbe svolto niente di sostanzioso, a parte pronunciare un discorso" nel 2006.

Secondo le fonti Davis sarebbe rimasto a libro paga soltanto "per i suoi legami con McCain".

La campagna del senatore ha reagito con grande violenza, attraverso un durissimo comunicato, accusando il New York Times non solo di mentire ma anche di essere decisamente scorretto.

Lo staff di McCain sostiene che Davis non fa il lobbista dal 2005 e che non ha mai lavorato per Fannie o Freddie.

Inoltre, il quotidiano viene accusato di non avere mai avviato inchieste scomode su Obama, che, per esempio, aveva in un primo tempo inserito Jim Johnson, un ex amministratore delegato di Fannie Mae, nel comitato per scegliere il suo candidato vice.

McCain non era uscito troppo male dallo scandalo degli anni novanta, un pò perfidamente battezzato "Keating Five" (cheating, che suona quasi uguale, significa imbrogliare).

Al termine di una lunga (ed umiliante) inchiesta la commissione etica del Senato aveva stabilito che non c'erano stati comportamenti impropri da parte di McCain e Glenn, ma soltanto una certa leggerezza di giudizio.

http://unionesarda.ilsole24ore.com/dett ... ntId=43059


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Io sono gia fuori ormai.Comunque può servire di riferimento a quelli che si fanno la pensione integrativa privata attensione.
Non so negli USA essendo tutto privato le pensioni le riceveranno i pensionati! o dovrà intervenire lo stato, e per quanto.
Ciao
Paolo11


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Ma questo genere di commento da Berlusconi lungi dal rassicurare inquieta soltanto me?

sylvia
*****


13:39 Berlusconi: "Scenario difficile, ma non sono pessimista"

Lo scenario è difficile, ma "io non sono pessimista sul futuro". Lo ha sottolineato il premier Silvio Berlusconi, nel saluto inviato all'assemblea dell'Anfia e letto dal Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. "Lo scenario nel quale ci troviamo - ha detto - è difficile, nessuno ancora sa valutare esattamente quanto a lungo e quanto a fondo avvertiremo gli effetti della crisi finanziaria americana. Io non sono pessimista sul futuro - ha aggiunto - dico questo non per fare dell'ottimismo, ma perchè il nostro paese ha gravi problemi ma anche le condizioni per superarli".


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sylvia ha scritto:
Ma questo genere di commento da Berlusconi lungi dal rassicurare inquieta soltanto me?

sylvia
*****


13:39 Berlusconi: "Scenario difficile, ma non sono pessimista"

Lo scenario è difficile, ma "io non sono pessimista sul futuro". Lo ha sottolineato il premier Silvio Berlusconi, nel saluto inviato all'assemblea dell'Anfia e letto dal Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. "Lo scenario nel quale ci troviamo - ha detto - è difficile, nessuno ancora sa valutare esattamente quanto a lungo e quanto a fondo avvertiremo gli effetti della crisi finanziaria americana. Io non sono pessimista sul futuro - ha aggiunto - dico questo non per fare dell'ottimismo, ma perchè il nostro paese ha gravi problemi ma anche le condizioni per superarli".


Gli Italiani rispondono.
repubblica.it ha scritto:
ECONOMIA
Il 'Price Monitor' di Ipr Marketing fotografa un'inflazione percepita alle stelle
soprattutto per alimentari, trasporti, mutui e spese per la casa
[b][b]Economia, italiani pessimisti
Male per il 95%, e al Sud va peggio
[/b]
I risparmi spesi per mantenere faticosamente lo stesso livello di consumi
E per la metà degli intervistati nei prossimi 12 mesi le cose peggioreranno
di
ROSARIA AMATO[/b]

ROMA - Percepiscono un'inflazione pesante come un macigno, ben più di quanto segnalato dai dati Istat, ritengono in maggioranza che la situazione economica in Italia peggiorerà, a cominciare dalla disoccupazione in aumento. Per proteggersi da un futuro che appare sempre più nero vorrebbero adottare comportamenti 'conservativi', risparmiare, ma finiscono con l'erodere il proprio conto corrente anche più che in passato. Emergono preoccupazione e scetticismo dal Price Monitor di settembre 2008, il monitoraggio sul clima economico effettuato da Ipr Marketing per Repubblica.it.

GUARDA LE TABELLE

Prezzi degli alimentari alle stelle. Per quanto il Price Monitor rilevi l'inflazione percepita, e quindi non si tratti di una rilevazione scientifica ma di una verifica delle sensazioni dei consumatori, emergono diversi tratti in comune con le rilevazioni Istat. Innanzitutto l'allarme alimentari: secondo gli intervistati, a settembre l'inflazione ha raggiunto il 19,2 per cento, il tasso più alto tra le categorie di beni e servizi. Seguono i trasporti (+14,7 per cento), le spese per la casa (14,6 per cento), per manutenzione di auto e motorini (13,9 per cento), abbigliamento e calzature (12,7 per cento). A differenza dell'Istat, che non include le spese per i mutui nella rilevazione dell'inflazione, l'Ipr considera anche le rate dell'acquisto della casa, che nella percezione dei consumatori a settembre sono aumentate su base annua dell'11,6 per cento, il 4,8 per cento in più rispetto al trimestre precedente (si tratta dell'aumento congiunturale maggiore). "Includiamo i mutui nella nostra indagine perché influiscono moltissimo in questo momento sul potere d'acquisto", spiega il direttore di Ipr Marketing Antonio Noto.

Al Meridione allarme prezzi. L'inflazione falcidia maggiormente il Sud: un dato che emerge dal sondaggio e che coincide, ancora una volta, con le rilevazioni dell'Istat. Infatti nel Sud e nelle Isole gli intervistati lamentano per ogni categoria di beni tassi d'inflazione più alti fino a quattro punti rispetto a quelli delle altre aree geografiche.

Prospettive nere per il Paese. Il pessimismo è diffuso tra gli italiani soprattutto per quel che riguarda le prospettive del Paese, mentre va un po' meglio per le prospettive personali. Nessuno pensa che la situazione complessiva economica dell'Italia sia molto positiva, c'è un 4 per cento che la ritiene 'abbastanza positiva', ma a ritenerla 'poco/per nulla positiva' è il 95 per cento. Anche in questo caso, i meridionali, sui quali pesano ancora di più le conseguenze della crisi, sono ancora più pessimisti: la percentuale di Sud e Isole è del 97 per cento, contro il 96 del Centro e il 92 del Nord. Il 66 per cento ritiene che la situazione sia peggiorata, mentre il 27 la vede stazionaria e il 6 'migliorata in modo significativo'. Spera in un miglioramento nei prossimi 12 mesi solo il 15 per cento degli intervistati, mentre il 50 per cento ritiene che peggiorerà. Però al Sud i pessimisti sono il 57 per cento, al Centro il 42 e al Nord il 48.

E la disoccupazione? Andrà peggio. A conferma dei dati poco confortanti diffusi il 29 dall'Istat, gli italiani temono in maggioranza che la disoccupazione aumenti nei prossimi 12 mesi (51 per cento). Solo il 33 per cento ritiene che rimarrà la stessa, e il 14 che diminuirà. Qui la forbice tra Nord e Sud si allarga: 57 per cento di pessimisti al Mezzogiorno e 46 nelle regioni settentrionali.

Valutazioni personali un po' più rosee. Pessimisti quasi al 100 per cento sulla situazione del Paese, gli italiani lo sono un po' meno su quella della propria famiglia. Vale insomma (in parte) il principio 'io speriamo che me la cavo', dal momento che la percentuale di coloro che ritengono che la propria situazione economica sia molto/abbastanza positiva è del 31 per cento, 4 punti in più rispetto alla precedente rilevazione di luglio, e che i pessimisti passano dal 71 al 68 per cento. Per il Sud naturalmente il rapporto è rovesciato: i soddisfatti sono il 25 per cento contro il 37 del Nord. Tuttavia il 57 per cento degli intervistati ritiene che la propria situazione economica sia peggiorata negli ultimi 12 mesi, il 2 per cento in più rispetto a luglio. E il 43 per cento ritiene che non migliorerà nei prossimi 12 mesi, mentre il 41 ritiene che peggiorerà.

Si erodono i risparmi, e si fanno debiti. Un clima così negativo dovrebbe far tornare gli italiani ad essere le formiche di un tempo, ma non si riesce, l'inflazione falcidia tutto e obbliga a metter mano ai risparmi. E infatti la quota di coloro che riescono a risparmiare una piccola parte del reddito scende dal 23 al 22 per cento, la quota di coloro che dichiarano di utilizzare anche i risparmi per far fronte a tutte le spese sale dal 20 di luglio al 25 per cento, e la quota di coloro che fanno debiti a causa dell'inflazione sale dall'8 all'11 per cento. Al Sud questa percentuale è del 16 per cento: un vero campanello d'allarme per il rischio usura.

La metodologia. Le interviste per il sondaggio sono state effettuate dal 25 al 28 settembre, su un panel di 1000 cittadini residenti in Italia, disaggregati per sesso, età ed area di residenza.
(30 settembre 2008)


....il 6 'migliorata in modo significativo..., sarebbe la giusta base elettorale del cavaliere.
Attenti però, di fronte al pessimismo i richiami all'uomo forte sono sempre possibili. Addossare al maghetto le colpe del peggiorare in modo così drammatico è fondamentale. La nostra crisi è peggiore di quelle che vediamo all'estero, perché è più debole la nostra competitività economica nell'economia reale.
Qui servirebbero già di nostro molti più capitali (Alitalia docet) e quindi liquidità. Qui la mancanza di liquidità all'estero può portare alla desertificazione.

Un pessimista è un ottimista con esperienza


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MessaggioInviato: mar set 30, 2008 18:11 pm 

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sylvia ha scritto:
Ma questo genere di commento da Berlusconi lungi dal rassicurare inquieta soltanto me?

sylvia

*****
Cara sylvia.Stanno nascendo molti mercatini dell'usato che vendono sia mobili vestiario ecc.......qui dove abito.Avevo la publicità di uno nella cassetta della posta, e alle 16 sono andato con mia moglie per curiosità.
Bene mentre osservavo gli oggetti, ho visto delle signore che estraevano da delle borse oggettini in peltro in vedro eccc......
Le vedevi che erano persone che non se la passavano bene, aspettavano con dignità il loro turno per consegnare queste cosine.Mi sono chiesto
ecco il ricco nord est.Altri che comperavano del vestiario, una coppia distinta e giovane, lei ha comperato una pelliccia di leopardo per 20 euro finta.Ecco questa è una nuova attività che tira in questo momento.
ciao
Paolo11


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MessaggioInviato: mar set 30, 2008 19:48 pm 

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nel povero profondo sud invece accade che, insieme alle bancarelle del mercato, o in angoli improbabili delle strade, ci sono uomini ( e/o donne) con api piaggio o semplici macchine col cofano aperto con dentro cassette di zucchine, patate, pesche, lumache , telline, capperi, origano insomma di tutto di più. dal produttore al consumatore. stanno lì tutto il giorno quello che "incassano" incassano....
"ogni ficatiedu ri musca è sustanzia".


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MessaggioInviato: mar set 30, 2008 20:38 pm 

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[b][b]La crisi dei mutui si abbatte anche su Eurolandia: Nazionalizzata la banca belga Fortis[/b][/b]

ROMA (29 settembre) -

La crisi dei mututi si abbatte anche sugli istituti di Eurolandia. Il gruppo belga-olandese Fortis sarà parzialmente nazionalizzato. E’ quanto prevede il piano di salvataggio approvato dal consiglio dei ministri belga dopo una riunione fiume alla quale hanno partecipato al massimo livello tutte le autorità politiche e bancarie interessate alla vicenda, compreso il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet.

Fortis è dunque la prima banca di Eurolandia sulla quale si interviene per sottrarla dai colpi della crisi dei mercati internazionali. Sulla base della decisone presa, i tre Paesi del Benelux entreranno nel capitale di Fortis investendo 11,2 miliardi di euro di cui 4,7 miliardi il Belgio (che deterrà il 49% di Fortis Bank Belgium), 4 miliardi i Paesi Bassi (che deterranno il 49% di Fortis Bank Nederland) e 2,5 miliardi il Lussemburgo (che deterrà il 49% di Fortis Banque Luxembourg).

Per alimentare la liquidità del gruppo verranno inoltre ceduti gli asset di Abn Amro acquistati appena un anno fa, anche se ancora non è stata resa nota l’identità dei possibili acquirenti. Confermate anche le dimissioni del presidente di Fortis, Maurice Lippens, che sarà sostituito da una personalità esterna al gruppo che dovrà essere individuata previa consultazione del governo belga.

La decisione di nazionalizzare parzialmente Fortis sarebbe stata presa dopo il ritiro da parte del gruppo bancario francese Bnp Paribas di un’offerta informale che era stata avanzata nelle ultime ore, e che - secondo indiscrezioni - ammontava a 1,6 euro per ogni azione di Fortis. Troppo poco sia per i vertici del gruppo belga-olandese che per il governo belga. Anche perché Bnp Paribas avrebbe chiesto garanzie, giudicate troppo onerose, per tutelarsi da alcuni asset di Fortis considerati a rischio.

Il piano di salvataggio di Fortis si è reso necessario dopo che nel corso dell’ultima settimana il titolo del colosso bancario belga-olandese era precipitato in Borsa, perdendo fino al 23% sulla piazza di Amsterdam e trascinando al ribasso quasi tutti i listini bancari europei. Il tonfo è stato causato soprattutto dalle insistenti voci secondo cui Fortis versava in gravi difficoltà sul fronte della liquidità, con seri rischi di solvibilità. Voci rafforzate venerdì scorso dalla decisione di Fortis di cedere asset per 5-10 miliardi di euro.

Il gruppo belga-olandese, tra l’altro, ha già subito perdite per circa 2 miliardi di euro in seguito alla crisi dei subprime. Il salvataggio di Fortis, al quale ha partecipato attivamente il numero uno della Bce, si spera ora di evitare che la crisi finanziaria proveniente dagli Stati Uniti non contagi irrimediabilmente anche il sistema bancario europeo. Un crollo di Fortis potrebbe infatti innescare un effetto domino difficile da quantificare. E a fare il punto della situazione dei mercati finanziari sarà domani il Financial Stability Forum presieduto dal governatore di Bankitalia, Mario Draghi, che si riunirà ad Amsterdam.

La banca inglese Bradford & Bingley, come previsto, sarà nazionalizzata, mentre gli asset migliori saranno acquistati da Abbey National, la controllata britannica del gruppo Santander, per 612 milioni di sterline. I titoli dell’istituto saranno delistati, mentre l’attività riprenderà normalmente questa mattina, quando tutti gli uffici e le filiali riapriranno per assicurare continuità di servizio alla clientela.

Bce aumenta liquidità.
La Banca centrale europea, ha annunciato che lancerà oggi un’operazione speciale di rifinanziamento per aumentare la liquidità nel sistema bancario dell’Eurozona. Lo riferisce Bloomberg citando un comunicato dell’Eurotower. In Usa intanto è statao raggiunto l’accordo per il piano di slavatggio. L’operazione odierna rientra in una serie di aste straordinarie che saranno effettuate dalla banca centrale di qui alla fine dell’anno per stabilizzare i mercati, alle prese con un forte aumento dei tassi interbancari dopo il salvataggio del colosso belga-olandese Fortis e della britannica Bradford&Bingley. Le aste saranno condotte per cinque settimane e potranno venire prorogate appunto fino alla fine del 2008. L’asta odierna ha scadenza 7 novembre ed il suo importo non è stato precisato.

Credito per la banca tedesca Boccata d’ossigeno per la banca tedesca specializzata in mutui Hypo Real Estate. L’istituto, secondo quanto riferisce Bloomberg citando un comunicato, ha infatti ottenuto una linea di credito di «alcuni miliardi di euro» da un pool di banche, evitando così i rischi di fallimento di cui avevano parlato alcune indiscrezioni giornalistiche. Annunciando il raggiungimento dell’accordo con le banche, Hypo ha anche riferito che il previsto dividendo 2008 è stato annullato.

Piazza Affari apre in ribasso. Apertura di seduta in ribasso per Piazza Affari con il Mibtel che cede lo 0,51% mentre l’SP MIB cala dello 0,74%. In discesa anche il Midex (-0,39%) mentre l’All Stars è invariato.

http://solleviamoci.wordpress.com/2008/ ... ga-fortis/.

fonte: (piu' completa)
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php ... E_ECONOMIA


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 Oggetto del messaggio: Avanti il prossimo? Verso il baratro?
MessaggioInviato: mar set 30, 2008 23:48 pm 
Amministratore

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
Messaggi: 4044
repubblica.it ha scritto:
ECONOMIA
[b][b]Unicredit nel cono d'ombra
Profumo: "Liquidità rilevante
[/b]"
di ANDREA GRECO[/b]

MILANO - Il caso Unicredit comincia a preoccupare. Ieri la banca ha perso il 10% scendendo ai minimi dal '98, oggi ha lasciato sul parterre un altro 12,69% fino a 2,59 euro, nuovo record negativo. Volumi impetuosi, con 448 milioni di titoli scambiati, oltre il doppio della media per 1,2 miliardi di controvalore. In due giorni il gruppo ha vaporizzato una dozzina di miliardi di euro di capitalizzazione, scendendo sotto i 35 miliardi di valore. E senza che i venditori si potessero riparare dietro qualche cattiva notizia particolare.

Lunedì c'era il quasi fallimento di Hypo Re, gruppo tedesco che costringerà a un prestito salvagente da 35 miliardi gli istituti attivi in Germania, dove la banca di Alessandro Profumo è il secondo operatore. Oggi non c'è neppure questo "alibi", anzi il comparto bancario a Piazza Affari e altrove si è mosso in tenue recupero.

"L'azienda ha un'ottima operatività nonostante le condizioni di mercato - ha detto l'amministratore delegato a mercati chiusi - in agosto nel Centro-Est Europa è andata molto meglio del budget". Il manager ha poi tentato di spiegare i movimenti sul titolo: "In questa fase di debolezza dei mercati c'è focalizzazione sui titoli che sono molto liquidi, sui quali è più facile avere un'operatività accentuata".

Quanto a eventuali problemi di finanziamento, "Unicredit ha una liquidità molto rilevante - ha aggiunto - abbiamo una produzione tale che anche se non dovessimo accedere al mercato fino alla fine dell'anno, i famosi 90 giorni, resteremmo liquidi, questo non è assolutamente un problema".

Dalle sale operative sono segnalati alcuni movimenti di rotazione, per cui qualcuno vende Unicredit per comprare Intesa Sanpaolo, banca rivale percepita come più sicura per la sua limitata propensione internazionale e la sua concentrazione su business più tradizionali. Tra i venditori, qualcuno segnala anche qualche Fondo speculativo, che starebbe alleggerendo i propri portafogli azionari sulle banche italiane.

Uno dei motivi di tensione, nel rapporto un po' incrinato tra il management e gli investitori istituzionali, è legato alla patrimonializzazione del gruppo di Piazza Cordusio. Profumo ha più volte negato l'eventualità di un aumento di capitale, anche perché le Fondazioni italiane che sono tra le sue principali azioniste sembrano contrarie. Entro fine anno la banca ha annunciato delle misure per migliorare la consistenza patrimoniale. Ma se le reazioni del mercato continuano a essere queste, bisognerà che il management adotti azioni decise e urgenti per togliere Unicredit dal cono d'ombra in cui è finita.
(30 settembre 2008)


Ovviamente ci sarebbe da interrogare anche sui governi del centro sinistra di fronte ad un eventuale crollo di Unicredit. Ci rendiamo conto di cosa vuol dire?
Forse anche chi ha levato gli osanna al turbo capitalismo a sinistra dovrebbe riflettere. Può darsi che sia solo un giro di speculazione, ma se questo non si fermasse a tempo sarebbe davvero una catastrofe.
Forse sarebbe opportuna una rapida indagine degli istituti di controllo, in primis Banca d'Italia e Consob.


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MessaggioInviato: mer ott 01, 2008 00:07 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:04 pm
Messaggi: 4697
[b][b]Il crack è dentro di noi [/b][/b]
Paolo Cacciari
[29 Settembre 2008]

La crisi finanziaria Usa ha iniziato a contagiare anche l’Europa, e i governi sono stati costretti a una serie di salvataggi bancari a catena.

Belgio, Olanda e Lussemburgo hanno parzialmente nazionalizzato il colosso assicurativo Fortis.
Il salvataggio, il primo di una banca dell’Unione europea, è stato deciso alla presenza della Banca centrale europea e prevede un’iniezione di 11 miliardi di euro, la vendita a Ing della partecipazione in Abn Amro e il temporaneo passaggio ai tre governi di parte delle attività di Fortis.

Intanto, Londra, dopo Northern Rock, decide di nazionalizzare la banca dei mutui Bradford & Bingley, i cui depositi passano ad Abbey, banca britannica controllata dalla spagnola Santander.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy chiede un vertice europeo per discutere di un «nuovo sistema finanziario globale» e convoca per domani un summit di banche ed assicurazioni, mentre si teme per il gruppo franco-belga Dexia.

In Germania il governo tedesco, insieme a un pool di banche, accorre in aiuto della banca Hypo Real Estate, garantendole una linea di credito da 35 miliardi di euro.

I mercati reagiscono male al rischio di un contagio europeo e le borse perdono colpi, nonostante negli Usa il Congresso trovi un accordo per il piano di salvataggio da 700 miliardi da dollari, che oggi verrà votato alla camera dei rappresentanti e mercoledì al senato.
Pubblichiamo di seguito un articolo di Paolo Cacciari.

Temo che per la fine del capitalismo dovremmo aspettare ancora qualche secolo [come ci suggerisce Giorgio Ruffolo].

Le crisi, si sa, sono congenite, e gli shock sono persino salutari, come le malattie infettive per i bambini. Pazienza. Però c’è sempre qualcosa da imparare.

Da non economista, dallo spettacolare «salvataggio» da 700 miliardi di dollari [più quelli messi prima e quelli che ancora verranno] che il Congresso statunitense ha cominciato a varare con un primo stanziamento di 200 miliardi, a me pare di aver capito alcune cose.

1. Il denaro non è solo una «convenzione» [come è scritto nei libri di ragioneria], ma una finzione. Esso compare quando a chiederlo sono i possessori di capitali e i detentori di titoli che danno diritto a profitti, interessi e rendite, sparisce quando a chiederlo sono i lavoratori salariati. Un principio che sarebbe bene tenessero sempre presente i nostri sindacati, spesso troppo disponibili ad accettare come limiti oggettivi le compatibilità dichiarate dalle autorità monetarie.

2. Il crack finanziario che ha coinvolto istituti di credito, assicurazioni, agenzie di controllo, banche centrali, enti pubblici … non è solo la crisi di un modello troppo liberista e deregolamentato e troppo poco statalista e controllato, ma uno scandalo morale.
Le agenzie dell’Onu hanno calcolato che per debellare la fame, la sete e le malattie epidemiche dalla faccia della terra basterebbero 17 miliardi di dollari all’anno.
Bene, qui in un colpo solo vengono sperperati mille miliardi di dollari dalle casse dello Stato a favore di avidi e improvvidi investitori [quelli che giocano sui mercati dei «derivati»].

3. La crescita dell’accumulazione di denaro necessario a finanziare l’economia [produzioni e consumi] non può essere illimitata, finanziata «a credito», incassando oggi plusvalenze sui prezzi che dovranno pagare domani le generazioni future.
La crescita infinita è un mito bugiardo, sia che la perseguano i liberisti, sia che lo facciano gli statalisti.
Dobbiamo imparare a vivere con risorse naturali e finanziarie non solo «scarse» [come è scritto nel solito manuale di ragioneria], ma decrescenti.
Dovremmo insomma imparare a far meglio con meno [input di materie prime, tempo dedicato al lavoro, denaro…].
Un rovesciamento radicale di prospettiva, che coinvolge le scienze, l’economia, l’immaginario culturale.

4. La truffa della finanziarizzazione della globalizzazione era stata prevista con precisione millimetrica dai movimenti altermondialisti [campagna per la riforma della Banca mondiale, campagna per la Tobin tax, campagna contro il Wto e via via manifestando da Seattle a Cancun, da Genova a Nairobi].
La storia ha loro puntualmente dato ragione, ma nessuno sembra disposto a riconoscerlo e tanto meno ad ascoltare le sue proposte. Anche a sinistra.

http://www.carta.org/campagne/dal+mondo/15179


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