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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: VOGLIAMO IL RISPETTO COME CITTADINI ...
MessaggioInviato: lun set 15, 2008 10:47 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
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Le ragioni del cambiamento in atto nel "globale", ma anche di conseguenza nel "locale", risollevano un vecchio tema che noi che ci occupiamo di marketing, liberi da "stipendi" vincolanti, conosciamo da tempo.

Cosa significa essere CONSUMATORI ?
Chi corrisponde denaro per beneficiare dei prodotti o dei servizi offerti, NON è un CONSUMATORE.

L’amato Fido, che ‘consuma’ il cibo che quotidianamente mettiamo nella sua ciotola. Lui è un consumatore. Non chi acquista beni o servizi.

Possiamo affermare che in primis siamo CITTADINI.
Se poi provvediamo in prima persona agli acquisti per noi o per il nucleo familiare, siamo anche ACQUIRENTI, ma solo in momenti non prevalenti del nostro vivere quotidiano ed inoltre "consumiamo" soltanto una parte dei nostri acquisti.

Un problema di forma direte?

Affatto.
A mio parere se non operiamo la dovuta distinzione e accettiamo di chiamarci erroneamente e semplicemente consumatori, rischiamo di non essere considerati e giustamente trattati da Cittadini che acquistano.

Ed oggi non godiamo di questa considerazione.

Al punto cui siamo arrivati è fondamentale porci questo concetto sostanziale: come cittadini dobbiamo pretendere più rispetto!


BISOGNA PERO’ capire il PERCHE’: che cosa implica questa sostanziale differenza?
Cosa possiamo pretendere come cittadini che acquistano, di diverso rispetto a come ci trattano da ‘semplici’ consumatori?

Parliamone...

ciaooooooooo


Ultima modifica di Ospite il sab set 04, 2010 11:39 am, modificato 5 volte in totale.

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 Oggetto del messaggio: Cittadini-utenti
MessaggioInviato: lun set 15, 2008 22:07 pm 

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ECONOMIA INCHIESTA

Le nuove normative dovrebbero combattere gli aumenti dei tassi

Ma non aiutano gli utenti. Spesso sono disapplicate o applicate a favore delle banche

Mutui, la rinegoziazione è una favola (e la surroga quasi impossibile)

Le denunce: "Mi hanno abbassato la rata, ma dovrò pagare per altri 16 anni"

"Ho chiesto il passaggio gratuito a un altro istituto, ma non ce l'avrei fatta senza l'avvocato"

di ROSARIA AMATO


ROMA - "Rinegoziando il mutuo guadagnerei un euro": è l'ironica segnalazione di un lettore di Repubblica all'indomani dell'entrata in vigore dell'accordo Abi-governo sui mutui. Un caso limite (in genere le proposte spedite in questi giorni dalle banche sono più sensate...) ma sintomatico della delusione dei titolari di mutuo, che si aspettavano vantaggi autentici dalla nuova normativa. Adesso cominciano invece a sospettare che abbiano ragione le associazioni dei consumatori, che ne sconsigliano in blocco l'adesione, salvo che "si sia già con l'acqua alla gola".

L'accordo è stato presentato dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti come un contributo per proteggere il potere d'acquisto delle famiglie. Arriva oltre un anno dopo la surroga, prevista dal decreto Bersani sulle liberalizzazioni, e avviata tra mille difficoltà. Forse perché agli utenti bancari conviene davvero? La inadempienza delle banche è stata anche stigmatizzata dell'Antitrust, che ha inflitto multe per 10 milioni di euro a 23 istituti di credito che di fatto non applicavano le norme sulla portabilità.

Le segnalazioni degli utenti: proposte 'cappio'
"Debito attuale - spiega Manlio Fortini in una lettera a Repubblica - euro 225.000 (rata 1500 euro) con 27 anni ancora da pagare su un mutuo variabile trentennale; mi propongono una rata di 1280 euro, inferiore di circa 220 euro, ma con la sorpresina finale di avere tra 27 anni un debito rimanente sul conto accessorio su cui vanno a confluire i "finti risparmi" ancora di euro 165.000, con ulteriore durata di 197 mesi (16 anni e 5 mesi), sempre che non aumentino i tassi".

C'è chi rinegozierebbe, ma la banca nicchia
Tuttavia c'è chi è convinto che la rinegoziazione potrebbe convenirgli, ma la banca non gliela propone. Alessandro De Marchi, esperto informatico, scrive sul suo blog: "Quattro anni fa ho stipulato un mutuo a tasso variabile con la mia banca ed ora mi ritrovo, come molte persone in Italia, con una rata cresciuta a dismisura". Dato l'aumento dei tassi, la rata di Alessandro è cresciuta dagli iniziali 262 agli attuali 350. E dunque si è rivolto alla banca per rinegoziare, ma è stato scoraggiato. "Se io rinegoziassi a tasso fisso senza variare alcunchè delle altre voci - conclude Alessandro - andrei a pagare una rata di 323 euro e a fine ammortamento avrei restituito ben 5.000 euro in meno alla mia banca di interessi. Ecco perché, da ottimi professionisti, ci sconsigliano di rinegoziare".

Altri ancora sono incerti
C'è chi invece, di fronte alla proposta di rinegoziazione della banca, non sa ancora cosa decidere: "Oggi ho trovato nella cassetta della posta la proposta di rinegoziazione del mio mutuo della mia casa. Si tratta di un mutuo ipotecario stipulato alla fine del 2000 a tasso variabile, per un importo di circa 82.600 euro, 241 rate, spread 1,25%, scadenza fine 2020", scrive l'utente di un forum di discussione specializzato sull'argomento. Secondo la proposta della banca, la rata attuale di 575 euro mensili si abbasserebbe dall'1 gennario 2009 di 508,05 euro. Però alla fine del 2020, se i tassi rimangono invariati, si aggiungeranno altre 28 rate da pagare sempre di 508,05 euro. Il titolare del mutuo è incerto perché, spiega, "Nel 2020 io avrò 60 anni e l'idea di ritrovarmi con anni aggiuntivi di mutuo da pagare mi fa un po' pensare".

Un'alternativa buona, ma quasi impossibile
A questo punto la surroga potrebbe essere invece una valida alternativa. In teoria, il titolare di un mutuo ha davanti a sé l'intero mercato, può traslocare gratuitamente nella banca che preferisce e scegliere le condizioni che preferisce. L'unica cosa che non può cambiare è l'ammontare della somma residua dovuta, ma può risparmiare tanto se, per esempio, trova una banca che gli offre uno spread inferiore di un punto o di un punto e mezzo. Ma accedere alla surroga è un'impresa che richiede tempo, pazienza, pressioni, a volte persino un avvocato. In tanti gettano la spugna.

"Siamo gente che lavora, abbiamo lasciato perdere"
"Ci hanno chiesto 3.000 euro per il trasferimento del mutuo, eppure non avremmo dovuto spendere nulla. Però abbiamo lasciato perdere, perché siamo gente che lavora tutto il giorno e non ci andava di prendere un avvocato". Stefano Mandre, di Pomezia, associato Adusbef, spiega così la resa di fronte all'ostruzionismo della propria banca, che si è rifiutata di applicare le norme sulla surroga, chiedendogli persino 500 euro per la cancellazione della vecchia ipoteca. Quest'ultima somma, però, Stefano non ha voluto pagarla: "Mi hanno detto che l'estinzione dell'ipoteca spettava a me, ma io non ho voluto pagare. Certo, spero che la banca non faccia storie".

"Abbiamo dovuto prendere un avvocato"
Come Stefano, anche Mariangela Grosso, di Cumiana (Torino) si è rivolta all'Adusbef per essere tutelata, ma non è bastato: "Ho dovuto prendere un avvocato altrimenti la pratica sarebbe rimasta ferma. Avevo un mutuo ormai diventato troppo oneroso con la Banca per la Casa, del Gruppo Unicredit. Ho chiesto la surroga con la Banca del Piemonte, ma Banca per la Casa ha fatto sapere anche al notaio di non avere alcuna intenzione di consegnare il documento dell'atto esecutivo e del duplo. Dopo cinque mesi, e grazie a un avvocato al quale nel frattempo mi ero rivolta, ho fatto la surroga. Nonostante ciò, il 29 aprile di quest'anno Banca per la Casa ha comunque prelevato la rata del mutuo, non più dovuta a loro, dal mio conto. Ne ho chiesto la restituzione, e solo dopo molte pressioni sono riuscita a ottenerla dopo ben 44 giorni".

"Ce l'ho fatta, ma è passato un anno"
Invece Alessandra, impiegata di una grande azienda, ce l'ha fatta, anche con l'aiuto del Movimento di difesa del Cittadino. "Avevo con Unicredit un mutuo a tasso variabile con uno spread del 2%, diventato molto oneroso con i recenti aumenti. Di fronte alle mie richieste, mi hanno proposto una diminuzione dello spread dello 0,2%. E così nel novembre scorso ho deciso di cambiare banca, con la surroga. Ma invece mi hanno proposto un trasferimento: avrei dovuto rifare la perizia e pagare le spese notarili. Mi sono rivolta a un'altra banca, che ha accettato la surroga. Unicredit ha però fatto ostruzionismo, non voleva dare i conteggi, li ha dati in ritardo. Però alla fine ce l'ho fatta, e sicuramente ho ottenuto un vantaggio, perché il mio spread attuale è dello 0,80%".

"Ho vinto ricorrendo all'Ombudsman"
Chi è stato costretto in prima battuta ad affrontare spese non dovute, come appunto la perizia, può però recuperarle ricorrendo all'Ombusdman. Grazie alla consulenza di Altroconsumo, Franco Merlini, operaio di Finizzano (Mc), conta di recuperare al più presto le spese notarili pagate e non dovute per la surroga. "Ho stipulato un contratto di mutuo nel dicembre 2005 - racconta - con Bipop Carire, a tasso variabile, consigliato in questa direzione dai funzionari della banca perchè all'epoca i tassi erano molto vantaggiosi. Però dall'anno scorso la mia rata era molto cresciuta, e ho deciso di sostituire il mutuo con un altro prodotto offerto da Unipol Banca. La Unipol per la surroga mi ha chiesto 312 euro per la perizia e 600 euro per le spese notarili. Utilizzando il modello di richiesta di Altroconsumo ne ho chiesto la restituzione, sulla base del decreto Bersani. Mi hanno subito restituito i 312 euro, ma non i 600 perché, hanno replicato, su questo punto la normativa non era abbastanza chiara. A quel punto mi sono rivolto all'Ombusdman, che mi ha dato ragione. Adesso sto aspettando il rimborso: la banca ha 60 giorni di tempo per adempiere".

Rinegoziazioni: "Un regalo alle banche"
"La rinegoziazione è una procedura che non comporta alcun vantaggio per i clienti. - denuncia Fabio Picciolini, segretario nazionale di Adiconsum - Certo, c'è lo slittamento dei pagamenti a una data futura, ma con un gravoso interesse. Può essere considerata l'ultima speranza solo per chi ha la casa pignorata". Analoghe le posizioni delle altre associazioni dei consumatori: "L'accordo Tremonti-Abi è stato fatto in poche ore, segno che c'era un forte interesse da parte delle banche. Mentre sulla surroga, che può davvero venire incontro alle esigenze dei clienti, si è trattato per mesi - dice il presidente del Movimento di difesa del Cittadino Antonio Longo - Certo, se io ho la casa che brucia, la prima cosa è spegnere il fuoco. Ma la rinegoziazione conviene davvero solo a chi ha l'acqua alla gola".

Da una simulazione di Altroconsumo emerge che la rinegoziazione può costare al cliente oltre 20.000 euro in più per un mutuo di 100.000 euro, da pagare in circa 5 anni. "L'accordo è utile solo a chi ha avuto già difficoltà a pagare delle rate", concludono gli esperti dell'associazione. "La surroga è stata osteggiata in ogni modo dalle banche - accusa Elio Lannutti, presidente di Adusbef - e così questo governo, con l'accordo sulla rinegoziazione, ha lanciato agli istituti di credito una ciambella di salvataggio. Un nostro inscritto ci ha segnalato che, se accettasse la proposta della sua banca, sarebbe costretto a pagare rate del mutuo per altri 16 anni dopo la scadenza".

Tra gli esperti c'è però anche chi non vede così male le rinegoziazioni, purché però siano proposte nel modo più conveniente per il cliente: "Nel proporre le rinegoziazioni le banche attualmente offrono il tasso fisso. - osserva Francesca Tedeschi, responsabile del sito Osservatorio Finanziario - Al momento sembra conveniente, ma nei prossimi anni i tassi scenderanno, fino ad avvicinarsi allo zero. Sarebbe molto meglio quindi avere un tasso variabile con uno spread molto basso. E invece, proprio in questi giorni, le banche stanno anche alzando gli spread".

Come funzionanano rinegoziazione e surroga
La rinegoziazione è una possibilità offerta a chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile prima del 28 maggio 2008. Le circa 300 banche che hanno sottoscritto l'accordo con il ministro Tremonti hanno assunto l'obbligo di inviare una proposta scritta ai propri clienti a partire dal 29 agosto.

L'adesione all'accordo comporta una rata più bassa, ma non cambia le altre condizioni, per cui il cliente a fine mutuo dovrà pagare un conto accessorio nel quale è stata trasferita la cifra rimanente. Pertanto la rata si abbassa, ma la durata del mutuo si allunga, spesso di parecchi anni. La surroga, introdotta invece dalla legge Bersani, prevede il trasferimento senza alcuna spesa accessoria del proprio mutuo dalla vecchia banca a un'altra, che naturalmente offre condizioni più convenienti. L'unica spesa dovrebbe essere il pagamento di una tassa ipotecaria di 35 euro: non è previsto alcun passaggio dal notaio, alcuna nuova perizia e tantomeno il pagamento dell'imposta sostitutiva. Le banche però fanno molte difficoltà di fronte a una richiesta di surroga, e propongono spesso il più oneroso trasferimento, che comporta la chiusura del vecchio mutuo e l'accensione del nuovo in un'altra banca.


(15 settembre 2008)

da repubblica.it


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 Oggetto del messaggio: Acqua ai privati, bollette da usura.
MessaggioInviato: mar set 16, 2008 16:18 pm 

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Acqua ai privati, bollette da usura.

Il nuovo oro è blu

Roberto Rossi


Più preziosa dell'oro, più redditizia del petrolio. In Italia l'acqua, da bene primario, da diritto fondamentale si sta trasformando in merce per multinazionali. Un business sempre più redditizio. Negli ultimi cinque anni le tariffe sono aumentate in media del 35 per cento. Una crescita seconda solo a quella del greggio. E figlia di una privatizzazione feroce, compiuta in nome di una falsa efficienza. Ottenuta, spesso, con la complicità delle istituzioni pubbliche che, per incompetenza o per colpa, hanno abbandonato agli appetiti dei privati il controllo e la gestione del sistema idrico.

Il punto di svolta è il 5 gennaio del 1994 con la Legge Galli (poi confluita nell'aprile 2006 nel Codice Ambientale) che viene emanata con l'obiettivo di semplificare la gestione pubblica delle acque, all'epoca ripartita tra ben novemila diversi soggetti. Vengono definiti 91 Ato (Ambiti territoriali ottimali), ovvero le aree di riferimento per la fornitura dei servizi idrici. Ciascun Ato è posto sotto il controllo degli enti locali. I quali, però, hanno spesso il doppio ruolo di azionisti affiancando i privati. Che in un mercato potenziale da 8 miliardi di euro si ficcano a capofitto. Come "Acea" o le multinazionali francesi "Suez" e "Veolia", che tra gestione e incroci azionari, si stanno mangiando fette di territorio a costo quasi zero. Perché i privati nell'acqua non investono o investono poco. Neanche il 10 per cento del dovuto.

Come rilevato dall'Antitrust, per l'acqua si assiste alla sostituzione di monopoli pubblici con monopoli privati. Una tendenza amplificata dalla Legge Tremonti del 6 agosto 2008 che rende ancora più complesso un ritorno degli enti locali alla gestione. Molti, infatti, ormai lo vorrebbero.
Contro questa deriva si batte il "Movimento per l'acqua pubblica" il cui II Forum nazionale si riunirà a metà novembre. Il nostro viaggio attorno al mondo dell'acqua privatizzata, invece, si concentra nel Lazio e in Toscana. Due regioni simbolo, da anni il punto di attacco al servizio idrico.


I ribelli di Aprilia

In via Aldo Moro 45 sono arrivati in tre, di buon mattino. Sono scesi dall’auto, si sono diretti verso la scatola dei contatori d’acqua, hanno individuato quello della redazione de “Il Caffè”, piccolo ma agguerrito bisettimanale locale, e applicato il riduttore di pressione, un congegno che strozza il tubo erogatore trasformandolo in una specie di contagocce. Il dispositivo è solo l’ultima delle armi utilizzate da “Acqualatina”, la società che gestisce la fornitura idrica nel Lazio meridionale, nella sua guerra per la gestione dell’acqua ad Aprilia.
“Acqualatina” nasce nel 2002 come società mista: il 51 per cento delle azioni appartiene ai trentotto comuni dell’area (Ato 4 del Lazio) e, dunque, formalmente la maggioranza è pubblica. Ma in realtà sono i privati, capeggiati dalla multinazionale francese “Veolia”, a gestire l’attività e a decidere gli investimenti.

La nuova società assume il controllo delle acque di Aprilia nel 2004 senza che il consiglio comunale abbia approvato quel “contratto di gestione” che, tra l’altro, dovrebbe specificare il sistema per il calcolo delle tariffe per gli utenti. Comunque, per un anno, nessuno se ne accorge. “Acqualatina” non si premura né di leggere né di censire i contatori. L’importo delle bollette resta uguale a quello della gestione pubblica.
La mazzata sugli utenti arriva un anno dopo. Vengono applicate nuove tariffe e nuovi criteri di calcolo sui consumi. Casalinghe e pensionati si vedono recapitare bollette con importi pari al doppio e anche al triplo di quanto avevano sempre pagato. Ci sono casi in cui il rincaro tocca il 3000 per cento.
Elena Di Francesco, titolare di un bar, nel giugno del 2005 riceve una bolletta da quasi tremila euro per i consumi annuali del suo locale. Con la gestione pubblica non aveva mai pagato più di 600 euro.

La dissennata privatizzazione determina la nascita del Comitato per la difesa dell’acqua pubblica. «Abbiamo deciso - spiega Mauro Pontoni, il fondatore - di pagare le bollette direttamente al Comune applicando le tariffe pubbliche stabilite dal Cipe nel giugno del 2004». Sono mediamente inferiori del 250 per cento a quelle pretese da “Acqualatina”. In poco tempo il movimento arriva a raccogliere settemila utenti, più o meno la metà del totale. Ma la società di gestione non riconosce la validità dell’autoriduzione. Il denaro resta congelato nel conto corrente comunale mentre i cittadini, per la società privata, sono morosi.

Il fatto è che “Acqualatina” fa più o meno quello che vuole. La conferenza dei sindaci, alla quale la legge affida il compito di controllare, è assente. Anzi è presente, ma dall’altra parte della barricata. Quando la società nasce, il presidente del consiglio di amministrazione è un rappresentante delle istituzioni pubbliche, l’amministratore delegato è un manager della “Veolia”. E nel consiglio di amministrazione finisce tutto il gotha della politica locale.

A parziale consolazione degli utenti inferociti, il 23 gennaio del 2008 finiscono agli arresti sei dirigenti della società, a partire dal suo amministratore delegato, nonché ex presidente della Provincia, Paride Martella, passato dall’Udc all’Italia dei Valori, spiega Roberto Alessio di Legambiente, «nel giro di una notte».

Ma, nonostante l’intervento della magistratura gli amministratori rimangono al loro posto e “Acqualatina” va avanti nella sua guerra ai morosi. Attraverso la minaccia di chiudere le condotte, messa in atto con vigilantes armati e ruspe e, più spesso, come il caso de “Il Caffè”, con l’invio di tecnici armati di riduttore. L’ultima vittima, una pensionata residente in via Amsterdam. Quando i tecnici si sono presentati minacciando di chiudere l’acqua, ha avuto un malore ed è stata ricoverata in ospedale.


La «Ferrarelle» di Collelavena

Quando ci accoglie nella veranda della sua casa di Collelavena, una frazione del comune di Alatri, provincia di Frosinone, il barattolo di vetro è già in bella vista sul tavolo. Monica Ascenzi, trentenne da capelli mogano e viso forte, vi conserva dieci centimetri d’acqua. Almeno così la chiama. Perché non sembra acqua. Sul fondo del barattolo c’è uno strato di calcare bianco e candido come neve, alto due centimetri. Monica prende il barattolo, lo agita e l’acqua assume l’aspetto del latte. «È come una roccia liquida. Ne vuole un sorso?».

Lo strano fenomeno ha origine nel settembre del 2007. Per fare fronte alle periodiche carenze d’acqua in una zona comunque ricca di sorgenti, la “Acea Ato 5”, la società privata che gestisce le risorse idriche per il territorio di Frosinone, inizia a rifornire le case di circa 450 famiglie di Collelavena usando l’acqua di un pozzo comunale. Il pozzo raggiunge i 350 metri di profondità e perciò dovrebbe essere dotato di addolcitore. Ma “Acea Ato 5” non provvede a sistemarlo. «All’inizio usciva un’acqua frizzante. Sembrava Ferrarelle» dice Monica.

Ma l’illusione dura poco. «Nel giro di due giorni la Ferrarelle è diventata latte. Latte di roccia». Prima cominciano a intasarsi i tubi della doccia. A ruota si rompono la caldaia, la lavatrice e la lavastoviglie. Quando iniziano a morire gli animali, «cani, gatti, conigli, polli», Monica decide di agire. Nonostante le rassicurazioni del sindaco di Alatri Costantino Migliocca, che di mestiere fa il medico ginecologo, fa analizzare l’acqua nel laboratorio della Asl. Il responso è inquietante: dai rubinetti esce un liquido che ha una durezza di 77,5 gradi francesi. Per il consumo umano è consigliata una durezza tra i 15 e i 30 gradi e il limite massimo assoluto è fissato a 50. Monica e gli altri abitanti decidono di non usare più l’acqua della rete, né per mangiare, né per lavarsi.

«L’addolcitore di Collelavena - spiega Severo Lutrario, dell’osservatorio “Peppino Impastato” di Frosinone - è solo uno dei tanti mancati investimenti di Acea Ato 5». Eppure la società, posseduta per il 92 per cento da Acea, aveva stabilito nel «Piano d’ambito», e cioè la base della gara per la privatizzazione, di investire oltre 344 milioni euro in strutture, fognature, rete. Un quarto della cifra doveva concretizzarsi entro i primi cinque anni. «Invece se ne “cantierano” circa sei - spiega Fulvio Pica presidente dell’associazione di quartiere Colle Cottorino - Madonna della Neve - ma questo non vuol dire che siano poi stati realizzati».

Il fatto è che gli investimenti servono, per legge, a determinare le tariffe finali. Che nell’area di Frosinone nel giro di sei anni, da quando la gestione è stata privatizzata, sono schizzate in alto. Per la “fascia agevolata”, cioè quella più bassa, spiega Pica, «gli incrementi hanno superato del 95 per cento la tariffa di aggiudicazione e anche del 250 per cento le vecchie tariffe dei Comuni».
I mancati investimenti, naturalmente, hanno un costo sociale. Acea non garantisce i 150 litri al giorno di acqua potabile per abitante previsti dalla convenzione. «Alcune zone della città - denuncia Lutrario - soffrono periodicamente di interruzioni di servizio. Arrivi a casa e scopri e ti manca l’acqua». Chi può permetterselo si dota di cisterne, gli altri si mettono in fila davanti alla fontanella da dove, unica consolazione, sgorga ottima acqua di sorgente. In fila, come si faceva sessant’anni fa.

L’ha fatto anche Monica per circa nove mesi, finché l’Acea ha piazzato l’addolcitore. E’ successo un mese fa. «Oggi ci vado di meno perché almeno posso lavarmi a casa. Ma bere no, proprio non ci penso». Da sotto il tavolo tira fuori un altro barattolo di vetro. Sull’etichetta la data è settembre 2008. Il fondo di calcare si è ridotto a mezzo centimetro.


Tornare indietro? Il caso di Arezzo

Donatella Bidini ha un archivio particolare. Né dati, né dossier, ma bollette. Le sue bollette dell’acqua degli ultimi dieci anni. «Ecco guardi. Nel 1998, gestione pubblica, pagavo 173mila lire all’anno. Oggi pago 800 euro con gli stessi consumi».

Ad Arezzo tutti vorrebbero tornare a dieci anni fa, quando si decise di far entrare i privati nella gestione. Nel giro di un trimestre, in città e in molti altri comuni dell’area, le tariffe aumentarono mediamente del 45 per cento.

La storia comincia nel 1998 quando, per gestire l’Ato numero 4 della Toscana, che comprende 37 comuni (33 dei quali aretini, 4 senesi), viene creata la “Nuove Acque spa”. Come nel caso di Aprilia, si tratta di una società mista. Ai comuni va la maggioranza formale con il 53 per cento, ai privati il resto e la gestione. E anche qua la parte del leone la fa un gruppo francese. Non “Veolia”, questa volta, ma “Suez”, altro leader mondiale del settore. In società entrano anche due banche italiane: la Popolare dell’Etruria e Monte dei Paschi.

Con “Nuove Acque spa” la multinazionale Suez stabilisce rapporti redditizi. Soprattutto attraverso le “consulenze tecniche”, voce che comprende il «trasferimento del patrimonio di know-how e di professionalità». Il cui valore, originariamente fissato in sei miliardi di lire, nel giro di qualche mese lievita di quasi otto volte fino a raggiungere i 45 miliardi.

I privati dirigono il gioco. Spostano danaro, si aggiudicano appalti e applicano tariffe altissime. E, attraverso il project financing, ottengono anche il controllo formale della società. «Nel 2005 - spiega il sindaco di Anghiari Danilo Bianchi - “Nuove Acque spa” decide una serie di progetti di investimento. Per farlo servono tanti soldi». Settanta milioni circa. Non tutti i comuni sottoscrivono il progetto. Quelli che lo fanno sono costretti a chiedere un finanziamento. E sono proprio la Popolare dell’Etruria e Monte dei Paschi, le due banche italiane socie della “Suez”, a erogarlo. Applicano un tasso di interesse, variabile, al sette per cento, cioè di tre punti superiore a quello praticato dallo Stato con la Cassa depositi e prestiti. Come garanzia le banche chiedono in pegno ai comuni che lo sottoscrivono le loro azioni di “Nuove Acque”. E il gioco è fatto. La società è ormai controllata dai privati.

Ad Arezzo il tentativo di organizzare un movimento contro il caro-acqua fallisce, ma qualche cittadino decide comunque di agire individualmente. Una utente, Maria Rossi, si rifiuta di pagare la quota fissa della bolletta e porta “Nuove Acque” in tribunale riuscendo a ottenere il rimborso.

Il ricorso al giudice è una strada che una parte dei comuni (quelli dell’Alta Valle del Tevere, di tutti i colori politici) sta pensando di intraprendere per tornare alla gestione pubblica. «Indietro si può e si deve tornare», dice Carlo Schiatti, ex presidente «pentito» di Nuove Acque. «Me ne andai nel 2003 con una relazione dove dicevo tutto». E, tra l’altro: «Dobbiamo avere il coraggio di dire che abbiamo sbagliato. Il servizio idrico integrato non può essere privatizzato. Né in parte, perché gli amministratori pubblici non sono pronti a competere con i manager di professione, né del tutto. L’esperienza ha dimostrato che il servizio integrato deve restare pubblico. Onore a chi lo aveva capito prima».


Pubblicato il: 16.09.08
Modificato il: 16.09.08 alle ore 9.15
© l'Unità.


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 Oggetto del messaggio: Carovita: dove si compra a meno
MessaggioInviato: mar set 16, 2008 16:20 pm 

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Ricerca di Altroconsumo in 657 punti vendita di 44 città con il rilevamento di 122 mila prezzi

Carovita: dove si compra a meno

La concorrenza nella grande distribuzione favorisce i consumatori.

A Milano si può risparmiare 2 mila euro


MILANO - La concorrenza favorisce il consumatore. E in tempi di vacche magre come quelli attuali, il borsellino è ancora più contento. È il risultato della ricerca di Altroconsumo realizzata in 657 punti vendita di 44 città italiane, tramite il rilevamento di 122 mila prezzi. Scegliendo in modo oculato dove andare a fare la spese e grazie alla spietata concorrenza tra le catene della grande distribuzione, una famiglia risce a risparmiare sino a 2 mila euro per alimentari, prodotti per l'igiene e per la casa. Se si trova a Milano, se invece vive a Roma il risparmio è della metà (1.050 euro), se invece risiede a Reggio Calabria spende di più della media nazionale. (Guarda la scheda)

CONCORRENZA - Dipende appunto dalla concorrenza nella grande distribuzione: dove ci sono più catene di super e ipermercati, la lotta per accaparrarsi i consumatori fa diminuire i prezzi della spesa. Dove invece la concorrenza è minore, come nel centro-sud Italia o in piccole realtà urbane, come per esempio Aosta, chi ci rimette è il portafoglio.

MODALITÀ - Fatta la spesa con due panieri di spesa-tipo, il primo con prodotti confezionati di marca e freschi, il secondo scegliendo solo il primo prezzo considerando anche gli hard discount, dando un valore di 100 alla città più conveniente rispetto alla media nazionale (Firenze, con un risparmio di 1.540 euro) risulta che la più cara è Reggio Calabria con un valore di 132 e una spesa di 135 euro in più sulla media nazionale. Dalla ricerca risulta che la città meno cara in assoluto per i prodotti di marca e freschi è Pisa, con una spesa di 6.039 euro all'anno, ma quella dove si risparmia di più in termini assoluti andando a fare la spesa nel negozio più conveniente è Milano, dove in un anno è possibile risparmiare 1.973 euro.


16 settembre 2008

da corriere.it

VEDERE TABELLA su www.corriere.it/economia


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 Oggetto del messaggio: Pignoramenti in crescita del 30 per cento in un anno
MessaggioInviato: mar set 16, 2008 16:21 pm 

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Rata dopo rata la casa se ne va

di Maurizio Cannone


Pignoramenti in crescita del 30 per cento in un anno. E procedure che rendono più veloci le vendite. Così da Roma a Milano è allarme Non paghi le rate del mutuo e la casa viene sequestrata. Un incubo per le famiglie italiane che diventa sempre più spesso realtà. Secondo i dati raccolti da 'L'espresso', al 31 agosto 2008 i tribunali italiani registravano in media un aumento del 30 per cento dei pignoramenti immobiliari rispetto a un anno prima.

A Milano si è passati dai 1.675 del 2007 ai 1.964 di quest'anno. Basta fare un giro per la cancelleria delle esecuzioni immobiliari del tribunale per capire l'aria che tira. Ad agosto c'è stata un'insolita attività da parte degli avvocati impegnati a salvare la casa dei loro assistiti. "La situazione sta esplodendo", dice l'avvocato Biagio Giancola, che ha visto quadruplicare l'attività del suo studio in questa materia: "La riforma del diritto fallimentare ha snellito le procedure per arrivare alla vendita dell'immobile pignorato e l'effetto lo stiamo vedendo". Non è più tempo di accordi con i debitori. Chi non paga riceve le carte da bollo: a Milano nel solo mese di agosto si è arrivati a 300 decreti ingiuntivi depositati, quando lo scorso anno erano poche decine. Lo stesso accade a Roma, dove nel 2007 i decreti sono stati 1.547 (contro i 1.199 al 31 agosto del 2008), un dato che proiettato a fine anno porta a quota 1.800. A Bari (930 nel 2007, passati a 692 al 31 agosto del 2008, con una previsione a fine anno di 1.050). E a Monza, dove da 650 si arriverà a 1.300.

Una tendenza s'è dunque consolidata rispetto alle prime avvisaglie dello scorso anno. Non è del resto possibile che una crisi mondiale non colpisca in qualche modo anche l'Italia. Diverso è però l'approccio che i vari governi stanno adottando. Negli Usa per evitarne il fallimento si è optato per la nazionalizzazione di Freddie Mac e Fannie Mae, i maggiori istituti di emissione, che da soli hanno concesso la metà degli 11.000 miliardi di dollari di mutui americani. In
Gran Bretagna, come negli Stati Uniti, si è arrivati a varare un piano straordinario di aiuti alle famiglie per 2 miliardi di sterline (quasi 3 miliardi di euro). E in Italia? Si è varato soltanto l'allungamento della durata dei mutui, tornando momentaneamente al tasso d'interesse del 2006. Una soluzione che consente di abbassare di qualche decina di euro l'importo della rata, ma il risparmio si paga con gli interessi in seguito.

Niente di strutturale. E intanto l'orlo del baratro si avvicina per le famiglie impegnate nel pagamento della propria casa. Il loro debito verso le banche ammontava alla fine del 2007 a 265,454 miliardi di euro, in aumento dell'8,7 per cento rispetto al 2006. E poi ci sono gli altri debiti contratti sotto forma di credito al consumo, per 98,589 miliardi di euro, in aumento dell'11,3 per cento sul 2006, e prestiti personali e altri affidamenti per un totale di oltre 500 miliardi che gravano sulle famiglie. Oltre agli interessi. E poco importa se il tasso d'indebitamento (il rapporto tra debito e ricchezza disponibile) in Italia è al 50 per cento, contro il 74,3 per cento della Francia, il 100 per cento della Germania e il 169 per cento della Gran Bretagna.

Ma il problema in Italia è diventato ormai esplosivo. Non bastano più neanche gli ammortizzatori sociali forniti dalla famiglia alla quale ci si rivolge per un prestito. Si gratta il fondo del barile, come dimostra l'emorragia dei riscatti dei fondi d'investimento, classici salvadanai rotti nel momento di difficoltà. E allora che succederà in futuro? A breve la situazione peggiorerà ancora, visto che i pignoramenti arrivano in tribunale dopo uno o due anni dall'effettiva sospensione dei pagamenti delle rate. E, dato che la crescita del Paese è ormai negativa, non pare proprio che la disponibilità economica delle famiglie italiane possa aumentare a breve.

(16 settembre 2008)

da espresso.repubblica.it


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 Oggetto del messaggio: Soldi sotto il materasso è meglio... ?
MessaggioInviato: mar set 16, 2008 22:59 pm 

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«Per i piccoli risparmiatori non è il momento di vendere»


MILANO (16 settembre) - Puntare, se si ama il rischio, sul mercato azionario, tenersi stretti i titoli di Stato e cercare d'ora in poi di mettere al sicuro i propri soldi in conti correnti a rendimento garantito e in obbligazioni a tasso fisso. Queste le linee guida per il piccolo risparmiatore, preso in contropiede dal crac di Lehman, una delle maggiori banche d'affari americane, e incerto su come muoversi in uno scenario difficile da decifrare.

«Il fallimento di Lehman sancisce la definitiva crisi di fiducia del risparmiatore verso il sistema finanziario e suggerisce di valutare per i propri investimenti solo prodotti trasparenti, semplici, elementari come le obbligazioni a tasso fisso e il conto corrente a rendimento garantito», osserva Stefano Caselli, ordinario di economia dei mercati e degli intermediari finanziari all'università Bocconi. Per chi ha scommesso sul mercato azionario non è il momento di vendere, conviene stare fermo. «Chi ha coraggio può comprare. I valori di borsa sono così bassi che molte società risultano convenienti. Ci sono delle vere e proprie occasioni. Penso per esempio alle centinaia di aziende americane sottovalutate», prosegue il docente.

Tenersi lontano invece dai titoli bancari e assicurativi, visto il rischio di contagio della Lehman Brothers «Lehman è un operatore che ha fatto strutturazione di prodotti derivati con migliaia di controparti e nessuna banca è davvero in grado di capire oggi quali conseguenze subirà - spiega Caselli - Le banche italiane sono sane e se le scelte di investimento sono state fatte in modo oculato potrebbe anche non succedere nulla». Ma lo stesso non può dirsi per altri istituti americani ed europei. «La vicenda Lehman insegna che d'ora in poi non ci saranno salvataggi, gli istituti che entreranno in crisi falliranno». E a subire in contraccolpi saranno anche i piccoli azionisti.

Bisogna stare allerta anche con le obbligazioni bancarie: «Sono rischiose perché ci saranno altri default», dice il professore della Bocconi.

Nel mercato del reddito fisso può invece valer la pena di guardare alle obbligazioni corporate. «Bisogna avere l'accortezza di rivolgersi a quelle emesse da aziende con rating ottimi, sebbene nella vicenda Lehman le agenzie di rating abbiano ancora una volta fallito nel valutare il rischio di insolvenza».

Per il risparmiatore alla ricerca di sicurezza ci sono sempre i titoli di Stato. «Si spera che almeno gli Stati non siano a rischio fallimento», conclude Caselli.

da ilmessaggero.it


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 Oggetto del messaggio: non è l'aumento del pane il nostro problema...
MessaggioInviato: gio set 18, 2008 00:18 am 

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«Stop ai rincari», giovedì "sciopero" del pane

I consumatori: il governo intervenga

I panificatori: le famiglie spendono solo 60 centesimi in più al mese


ROMA (17 settembre) - «Stop ai rincari». Con questo slogan e la richiesta di una moratoria su prezzi e tariffe fino al 30 giugno 2009, domani le associazioni dei consumatori protesteranno contro il carovita davanti al Parlamento e nelle piazze d'Italia, invitando i cittadini non comprare il pane. Questo "sciopero della pagnotta" servirà, secondo le associazioni, per boicottare i prodotti che hanno registrato i maggiori aumenti, pane e pasta in testa. Nel ricordare che una mensilità di lavoratori e pensionati è stata bruciata dagli aumenti già avvenuti e un'altra mezza mensilità sarà bruciata dall'aumento delle tasse a causa dell'inflazione, le associazioni dei consumatori chiedono congiuntamente in una nota un incontro al premier Berlusconi per discutere una serie di proposte. I consumatori chiedono in particolare un provvedimento straordinario di moratoria di prezzi e tariffe fino al 30 giugno 2009 e la tariffa sociale elettrica estesa anche al gas e Iva sul gas metano al 10% pure per il riscaldamento.

Gli altri fronti. Le associazioni dei consumatori chiederanno inoltre al governo di intervenire su altri "fronti caldi" del carovita. Per quanto riguarda la Scuola, si chiederanno sanzioni per scuole e insegnanti che non rispettano i tetti di spesa per i libri di testo, di incentivare l'utilizzo dei libri in comodato d'uso e il mercato dell'usato e la possibilità di scaricare i libri da internet con il solo pagamento dei diritti d'autore. Sui generi alimentari e ortofrutta, verrà chiesta la definizione di "panieri" a prezzi calmierati o il ripristino di prezzi amministrati per gli alimenti-base. Saranno inoltre richiesti sgravi Iva o altri incentivi sui generi alimentari sfusi e sui prodotti ad imballaggio minimo, oltre ai finanziamenti per realizzare punti vendita diretti dal produttore al consumatore e all' obbligo di cartellini con prezzo di vendita al dettaglio e prezzo di acquisto all'ingrosso. Sui carburanti sarà chiesto di rispettare l'impegno già assunto dal governo di riduzione delle accise e uguali periodi temporali di calcolo per aumenti e riduzioni del costo dei carburanti. Sul fisco sarà chiesto il recupero fiscale per almeno 300 euro a famiglia, a fronte delle maggiori tasse per effetto dell'inflazione. Questi provvedimenti, secondo le associazioni dei consumatori, potranno essere compensati con recupero di entrate da equità fiscale e lotta all'evasione. Allo sciopero della pagnotta - rendono noto le associazioni consumatori- hanno aderito anche Coldiretti, Cgil e Uil. Altroconsumo, in occasione della mobilitazione, offrirà a tutti liberamente per un giorno le banche dati del suo sito sui punti vendita più convenienti.

I panificatori: no agli allarmismi. Le associazioni dei panificatori rispondono allo sciopero del pane con una lettera aperta ai consumatori e diffidano associazioni consumatori e organizzazioni agricole dal diffondere cifre in libertà. Secondo loro da gennaio a oggi il pane è aumentato di soli 60 centesimi al mese per famiglia. «Un aumento molto contenuto - secondo il presidente della federazione italiana panificatori (Fippa), Luca Vecchiato -, meno di una tazzina di caffè, mentre continuano a lievitare i costi di produzione». In base a una rilevazione del suo Centro Studi sulle fatture dei panificatori in 55 città italiane, la Fippa sostiene che non diminuisce il costo delle farine, da gennaio ad oggi aumentate del 2%. «La realtà dei numeri, su base Istat - rileva il presidente Vecchiato -, è che da gennaio ad agosto l'aumento del prezzo medio al chilo è stato del 2,45% che significa, considerando il consumo medio giornaliero di una famiglia tipo composta da quattro persone, quantificato in 360 grmmi, una spesa aggiuntiva mensile di circa 60 centesimi. La famiglia media in Italia non supera appunto le quattro unità e non va sulle dieci persone a nucleo che evidentemente sono il riferimento dei calcoli delle associazioni consumatori per sparare certe cifre». La Fippa assicura di «avere ben presente le necessità dei consumatori» e di fare equilibrismi non indifferenti per assicurare il giusto prezzo e far quadrare i conti del panifici. Anche la Fippa chede anche un intervento del governo: diversificazione dell'offerta attraverso la somministrazione e il consumo in loco, l'uso esclusivo della denominazione 'panificio' riservata ai produttori con vendita nello stesso luogo della produzione e riconoscibilità del concetto di prodotto fresco abbinato esclusivanmente al pane artigianale, senza conservanti nè confezionamenti.

La protesta. Domani in contemporanea con lo sciopero del pane sono previste manifestazioni in varie regioni, per lo più davanti alle prefetture, con questo schema:

ANCONA - alle ore 10 manifestazione in Piazza Roma
BARI - 17/18 settembre ore 10 in Piazza San Ferdinando
CAGLIARI - davanti supermercati Auchan, conferenza ore 11
FIRENZE - ore 10.30 in Via Cavour sotto la Prefettura
L'AQUILA - appuntamento alle 10 alla Villa Comunale presso la fontana
MESTRE/VENEZIA - presidio dalle 9 alle 12 in Piazza Ferretto
MILANO - dalle ore 10 alle 18 presso Piazzale Colonna
NAPOLI - dalle ore 9 alle ore 13, in piazza Trieste e Trento, con raccolta di firme a sostegno della piattaforma regionale
PADOVA - alle ore 10, in Piazza delle erbe e della frutta
PALERMO - ore 9 in Piazza Pretoria sotto al Comune
PERUGIA - presidio davanti alla Prefettura di Perugia in Piazza Italia dalle ore 11 alle ore 12
PESCARA - alle ore 10,00 presidio in Piazza Garibaldi
POTENZA - ore 10.30 in Piazza Mario Pagano
ROMA - alle ore 10 a Piazza Montecitorio
TORINO - ore 10 sotto la Prefettura in Piazza Castello
TRENTO - presidio in Via Belzani alle ore 10
VERONA - dalle ore 10 presidio in Piazza Bra

da ilmessaggro.it


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 Oggetto del messaggio: Ampiamente aggirate le norme della legge Bersani...
MessaggioInviato: gio set 18, 2008 00:20 am 

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ECONOMIA

Le segnalazioni dei lettori su rinegoziazioni improbabile e surroghe impossibili

Molte denunce, ma anche qualche testimonianza di chi "ce l'ha fatta"

Odissea per un mutuo da cambiare tra ostruzionismo e proposte truffa

Ampiamente aggirate le norme della legge Bersani: c'è persino chi ha pagato spese non dovute senza ottenere il passaggio alla nuova banca


di ROSARIA AMATO


ROMA - Una proposta che funzionerebbe a patto che il mutuatario viva (e paghi...) fino a 141 anni. Moltissimi lettori indignati dalla scarsa convenienza delle proposte di negoziazione, a volte sottolineata dalla stessa banca proponente. Ma anche tanti che vorrebbero rinegoziare, perché stanno davvero con l'acqua alla gola, e comunque un alleggerimento della rata sarebbe l'unica possibilità di tenere la casa. E invece, proprio là dove la rinegoziazione servirebbe, le banche la negano con scuse becere (anche un ritardo nel pagamento può dare adito a un no). La rabbia di chi non riesce ad ottenere una surroga alle condizioni previste dalla legge, e si vede costretto a pagare spese salate e non dovute. E infine le esperienze (poche!) di chi ha rinegoziato con la propria o con un'altra banca, ed è soddisfatto ma anche perplesso: "Sono una mosca bianca?", chiede una lettrice. Sulle questioni legate ai mutui abbiamo ricevuto oltre 100 segnalazioni in meno di 24 ore, dopo l'inchiesta pubblicata lunedì 15. Emerge una grande sofferenza da parte degli utenti bancari. Qualunque tipo di soluzione risulta nella maggior parte dei casi inadeguata rispetto al problema di fondo, e cioè l'aver optato anni fa per un tasso variabile quanto i tassi di sconto erano bassissimi, e l'essersi ritrovato nel giro di pochi anni con una rata insostenibile, e che rischia di salire ancora dal momento che l'inflazione non scende.

Rinegoziazioni, un augurio di lunga vita...
L'elenco di chi si lamenta delle proposte di rinegoziazione, ritenute in qualche caso come una vera e propria proposta truffa, è lunghissimo. "Per un mutuo su cui pago attualmente una rata di 1000 euro per 20 anni - scrive Alberto Gandolfi, di Firenze - posso far scendere la mia rata a 670 euro al mese, con un piccolo prolungamento...di circa 80 anni. Io ho attualmente 47 anni e per finire di pagare dovrei vivere fino a 141 anni". Anche Giovanni Bazzocchi, di Bologna (Banca Agricola Mantovana), dovrebbe morire ultracentenario: "Quando avrò terminato di pagare il primo mutuo, sul conto accessorio avrò un debito residuo di 144.000 euro. Finirò di pagare il mutuo nel 2074 quando avrò 108 anni! Tutto sommato di buon augurio!". Marco Arzani (Barclays): "Mi ritroverei a pagare la medesima rata (785 euro) per altri 25-26 anni, ma alla scadenza del mutuo originario avrò 68 anni".

O una vera e propria truffa?
Raffaele Romano (Banca Toscana): "A fronte di un risparmio di circa 40.000 euro in 26 anni, ne dovevamo pagare 120.000 in ulteriori 19". Claudio Mauri (Unicredit): "Debito rimanente di 144 rate sempre che non aumentino i tassi". Salvo Rampulla, di Palermo (Banco di Sicilia): "Con altri 28 anni circa di mutuo da pagare mi propongono una diminuzione della rata di 90 euro, ma dal 2036 dovrei rimborsare circa 70.000 euro equivalente a circa altri 12 anni di rate da 690 euro". Mauro Raffaelli di Milano denuncia "una proposta vergognosa" in base alla quale gli rimarrebbero da rimborsare a fine mutuo 138.000 euro. Per Alberto Angrisano il debito residuo sarebbe di 151.000 euro. Concetta da Legnano, con un mutuo di 15 anni, invita a "non cascare nelle rinegoziazioni". Alessandro ricorda che "per coloro che hanno mutui con rata semestrale i primi benefici si presenteranno solamente con la rata del 30 giugno 2009, esattamente un anno dopo l'accordo Abi-governo". V.Zito (Intesa Sanpaolo) aderendo alla proposta della sua banca risparmierebbe un euro. Mentre Enrico Rumboldt spenderebbe addirittura di più: "Rata agosto 2008: euro 1231,51. Rata rinegoziata: euro 1248,76 (un po' di più...grandissimi)".

Veronica Piccigallo (Banca Intesa Sanpaolo) assicura che la proposta che le ha fatto la sua banca equivale allo "strozzinaggio". Bruno Bonfiglio assicura che la sua banca gli ha fatto una "proposta fasulla", che non rispetta i parametri dell'accordo Tremonti-Abi. Aurelio Spinelli: "Mi potrebbe spiegare il signor Tremonti e tutti gli altri che hanno concluso questo accordo, cosa mi cambia una differenza di 24 euro al mese?". Nelson D'Addese: "E' tutto una buffonata". Roberto Ferrario: "La mia rata mensile si abbasserebbe di circa il 15%, peccato che il mutuo si allungherebbe di altri 19 anni (su altri 28 che mi restano)". Per Giuseppe L'Altrelli (Deutsche Bank) il mutuo si allungherebbe di 22 anni, con la surrogazione pagherebbe meno e per 20 anni: "E voilà, l'imbroglio fatto per boicottare la surrogazione e fare un favore alle banche". Stefano Orlandi: "Quattro mesi in più mi dovrebbero costare quasi 9000 euro". Luigi Gagliardi: "La rata si abbasserebbe di 97 euro, però pagando ulteriori 26.000 euro". Nunzia Nicosia (ex Banca di Roma): "Non voglio aderire alla rinegoziazione, voglio solo passare al fisso e mi hanno detto che bisogna attendere. Attendere cosa?". Eliana Gatti (banca UCB): "La mia rata è passata dai 900 scarsi iniziali a 1100 euro e continua a salire. Non so cosa devo fare, non c'è chiarezza e sono sfiduciata". Anna Luisa Freschi (Firenze): "La banca mi propone di allungare il mutuo con una rata comunque superiore a sette anni fa, quando ho iniziato". Stefano Lamprati: "Ho ricevuto una lettera che definire vergognosa è un complimento. Allungava il mutuo di 5 anni a un tasso da usura".

Non conviene neanche secondo i proponenti
Alcuni lettori sono stati sconsigliati ad accettare la proposta di rinegoziazione dalla stessa banca proponente. Enrico Pietrosanti, di Roma (ex Banca di Roma ora Unicredit): "Per onestà devo dire che alla fine della lettera la banca mi suggeriva di non accettare la rinegoziazione perché a mio svantaggio". Giovanni Stefanutti: "L'impiegato, prossimo alla pensione, mi ha chiaramente detto di non fare nulla perché questa operazione è una vergogna...Non credo di avergli detto neanche una parola, mi sono alzato piano piano senza fare movimenti bruschi e sono uscito". Marco Bettocchi (Banca di Credito Cooperativo): "La mia banca ha mandato una lettera a tutti i correntisti titolari di un mutuo dichiarando che la rinegoziazione avrebbe apportato vantaggi del tutto marginali e insignificanti". Gianluca Armeni (Cassa Rurale ed Artigiana di Falconara Marittima): "Ho chiesto la rinegoziazione e mi hanno detto che non conviene".

C'è anche chi ritiene apprezzabile la rinegoziazione
Ci sono anche una serie di lettori che invece valutano in modo positivo la rinegoziazione. "Per quanto mi riguarda - scrive Manuela Tintisona (Banca di Roma, Unicredit) - la reputo una piccola mano, nel mio caso il risparmio sarà di 40 euro circa, ma almeno mi salverebbe da eventuali rialzi dei tassi variabili!". Ma incontrano ostacoli da parte delle banche, dice Laura (Ing Direct): "Ho un mutuo a tasso variabile, ho chiesto la negoziazione per passare ad un tasso fisso ma mi hanno risposto che non sono ancora pronti per questi passaggi, ci vorranno anni...". Marco Belleggia: "La rinegoziazione conviene a chi ha bisogno di alleggerire subito e in misura certa la rata. Lo svantaggio: durata e importo indeterminabili. Certo nessuno regala nulla ma qui si tratta di sopravvivere".

E chi vorrebbe farla, ma la banca non la concede
Francesco Fritta ha chiesto da circa un anno a Banca Intesa Sanpaolo di rinegoziare, ma la banca si oppone: "Mi dicono che si può fare solo rifacendolo nuovo in quanto quello esistente è stato cartolarizzato (cioè è stato ceduto a un'altra società, ndr)". Mentre Bruno Lazzaroni, che si era visto opporre da Intesa Sanpaolo un primo no sempre per via della cartolarizzazione, ha ricevuto successivamente una proposta di rinegoziazione. Paolo Castiglia, di Carloforte (Cagliari) ha chiesto di rinegoziare, "ma ci è stato detto che dal momento che eravamo al contenzioso non avremmo avuto accesso a questi benefici". Neanche Piergiorgio Ramello ha potuto ottenere una rinegoziazione da Bnl, in una situazione complessa: "Ci è arrivata l'ingiunzione del giudice, sono già venuti i periti per la stima del bene". Negativa anche la risposta ottenuta da Claudio Dioletta da Banca Woolwich: "Ho chiesto di rinegoziare ma mi hanno detto che avendo pagato alcune rate in ritardo non me lo concedono. Ma scusate un attimo: se sono accordi e decreti per aiutare le persone in difficoltà...?". Patrizia Fiorillo si lamenta di non poter rinegoziare, avendo un mutuo con tasso modulare: "Ma a favore di chi è questo cambiamento di mutuo, non certo della maggior parte di disgraziati come me".

O neanche risponde
Luciano Lepone: "Ho chiesto alla mia banca una rinegoziazione, ma sono passati già due mesi e non si sente più nessuno". Enrico Lacoce: "Nonostante abbia fatto richiesta scritta alla Unicredit Banca per la Casa, a tutt'oggi non ho ricevuto alcuna proposta di rinegoziazione". Jenny, di Vicenza, ha ottenuto dalla banca un abbassamento dello spread dall'1,1 allo 0,8%, ma "dopo due mesi e mezzo ancora l'abbassamento non è efficace". Ad Alberto Frazzei di Santa Giulietta (Pavia) è stato detto che la rinegoziazione "è possibile solo per i mutui a tasso fisso".

La surroga piace, ma è un miraggio
Se sulla rinegoziazione prevale la diffidenza, le norme sulla portabilità dei mutui della legge Bersani piacciono, ma risultano di fatto inapplicabili dato l'ostruzionismo generalizzato delle banche. Sabino Gramegna (Intesa Sanpaolo) ha messo in atto una specie di pellegrinaggio tra diverse banche per ottenerla, ottenendo solo proposte insoddisfacenti e arrivando alla conclusione che "appare lampante che ci muoviamo all'interno di un cartello consolidato". Parla di "cartello della surroga" anche Federico La Civita. Mirko Casaletti (Deutsche Bank): "E' da luglio che ho fatto le pratiche per la surroga e ho delle ottime condizioni, peccato che regolarmente la vicedirettrice della banca mi informa che è impossibile ricevere info sul debito residuo e su chi contattare per la pratiche". Filippo Maio segnala che "il Mutuo Arancio pratica la surroga solo su prestiti maggiori di 80.000 euro". Daniele Cipriani di Milano denuncia "un ostruzionismo fuori da ogni logica con una trafila da seguire inconcepibile con delle richieste burocratiche che avrebbero scoraggiato anche il più motivato dei clienti". Luca Saba, in una situazione simile, si chiede "come le banche possano permettersi di ostacolare e decidere a loro piacimento delle nostre cose". E Andrea Albertin è arrivato alla conclusione che "la surroga non conviene perché avrebbe un sacco di spese relativamente alla chiusura del mutuo e alla riaccensione di un altro mutuo".

Fabio di Catania ha cercato di fare la surroga da Bnl ad Antonveneta, ma ha dovuto pagare 350 euro per una nuova perizia e 700 euro al notaio. Alessandro Stonpanato non ha potuto fare la surroga con il Montepaschi perché "prevedeva che l'importo da estinguere fosse dell'80% del valore dell'immobile". Anche Giuseppe De Michelis ha cercato senza successo di ottenere una surroga. Così Paolo Fattori, al quale Che Banca! ha detto no "perché non aveva accordi in tal senso con Ing Direct". Anche Katia Bottoni, single, monoreddito con un mutuo da 130.000 euro in 25 anni, ha ottenuto vari no per la surroga. Così Katiuska Cemin, che denuncia come Banca Etica da 5 mesi "sta tentando di concretizzare la surroga tra ostruzionismi di notai e Antonveneta". Milko Bonelli dopo vari tentativi andati a vuoto dice: "Non sappiamo se andare da un avvocato o no". Lisa Brusco è riuscita a surrogare, ma pagando "150 euro a titolo di rimborso spese". Ad Augusto Paolo Mari Ing Direct ha negato la surroga perché la sua condizione "è un po' al limite": conto in rosso e troppi prestiti. Maria Melesa non riesce a completare la pratica di surroga per via dell'ostruzionismo di Bpm. Paola Razza e Filomena Petrullo non riescono nemmeno ad avviarla. Giuseppe Vozza ha spostato il mutuo da Unicredit a Ing Direct, ma questo non ha impedito alla prima banca di addebitargli la rata non più dovuta, restituendola parecchi giorni dopo e con 104 euro in meno.

Flaviano Vitulli ha denunciato all'Antitrust "il comportamento anticoncorrenziale della banca Barclays che non mi ha permesso di attuare la surroga del mio mutuo sulla banca Antonveneta bensì la sostituzione con un nuovo atto di mutuo al costo del notaio di 1400 euro". Alessandro Ciancarelli si è visto opporre un no alla surroga "in quanto sostenevano che io avevo messo una firma di garanzia a favore di mio padre deceduto nel 2003", ma non era vero. Nello Castellano è arrivato al punto di firmare, ma poi la banca ha cambiato le carte in tavola. Michele Sessa si è sentito dire da Ing Direct che "con il mio reddito dichiarato non potevo fare niente con loro". Silvio Lettich denuncia il fatto che Deutsche Bank "che opera quale banca di riferimento di Poste italiane" non preveda la surroga. Mentre per Sergio Ligas l'impedimento è che "all'atto di mutuo originario venne iscritta ipoteca sull'immobile prima che io divenissi proprietario, ossia fu il venditore a figurare come terzo datore di ipoteca", e al momento "il venditore non è reperibile e se lo è ha 98 anni!".

Ma c'è anche chi ce l'ha fatta
"Uno su mille ce la fa", cantava Gianni Morandi, ed è così anche per i mutui. Ruggero Giordano, di Bologna, è riuscito a fare la surroga da Bnl (con un mutuo cartolarizzato) a Ing Direct: "Dopo circa sei mesi siamo riusciti a cambiare, allungando la durata, ottenendo uno spread più basso e passando dal tasso variabile a quello fisso". Anche Giuseppe Di Salvo è riuscito a ottenere una surroga vantaggiosa da Ubi banca a Ing Direct. Così Maria Morandi, che ha ottenuto la surroga dalla Banca di Bergamo a Intesa Sanpaolo "senza problemi", tanto che si chiede: "Forse sono una mosca bianca?". E Sabina di Genova, passata da Unicredit al Banco San Giorgio: "Sono riuscita a fare la sostituzione, ho risparmiato 60 euro al mese e l'ho fatto per 25 anni, risparmiando ulteriori tre anni". Fabio Alivernini ha avuto solo un piccolo inconveniente: dopo la surroga con Ing Direct Unicredit gli ha prelevato comunque la rata non più dovuta alla scadenza, ma gliel'ha restituita dopo 30 giorni. Franco Calleri si definisce un "surrogato felice con il mutuo collettivo": è passato a Ing Direct grazie a una convenzione firmata con altri 200 titolari di mutuo. Aldo è riuscito a portare a termine una surroga con Ing Direct, con l'intermediazione di Mutuionline, in cinque mesi, con un "risparmio netto di 22176 euro". Anche Daniela Piani ce l'ha fatta, e loda banca Barclays per la velocità e cortesia, pur ammettendo che lo spread era più alto di quello concordato inizialmente (0,99 contro 0,65%). Sonia Sebastiani ha firmato il nuovo mutuo una settimana fa con Caispaq, con un tasso del 5,53% contro il 6,69% della vecchia banca, e guadagnando un mese sulla durata complessiva. Giuseppe Carlulli ha avviato la surroga da Unicredit a Banca Intesa, gli hanno fatto una buona proposta ed è fiducioso. Alberto Catania, di Chivasso, ha 'rottamato' il suo mutuo facendo la surroga con UCB nel giro di un mese: "La pratica si è svolta via telefono e posta, celermente e senza nessun intoppo".

Rinegoziazioni 'personali' (senza Tremonti...)
Alberto Romanelli ha minacciato la surroga "come leva per ottenere condizioni migliorative presso la mia banca", e ha funzionato. Unicredit gli ha proposto "delle nuove condizioni molto convenienti", che ha accettato. Anche Flavio Massimo Casadio è riuscito a ottenere dalla sua banca, la Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, l'abbassamento dello spread da 1,25 a 1,05%. Taglio dello spread da 1,25 a 0,95 anche per Roberto, con la Banca Toscana. Pino Di Nardo ha rinegoziato con la sua banca, la Bcc, passando a un fisso del 5,9%, pagando però 600 euro tra spese varie e notaio, ma è comunque soddisfatto. Anche Fabio Sibio ha rinegoziato con successo passando da uno spread dell'1,6% a uno dell1,1% con Banca Marche, però "solo dopo 4 mesi di attesa, mail, telefonate, incazzature varie...". Lorenzo Tonini ha ottenuto dopo una trafila analoga una riduzione dello spread da 1,80 a 1,60%, ma è insoddisfatto e intende passare ad un'altra banca.

Surroghe costose, in barba al decreto Bersani
Non sempre la surroga o la rinegoziazione vengono offerte alle condizioni previste dalla legge. A molti titolari di mutuo vengono chieste spese varie, una nuova perizia, costosi adempimenti notarili. Paolo Stimaraglio ha aderito a una proposta di Fineco chiudendo il vecchio mutuo, con una perizia da 200 euro e una penale di anticipata estinzione del 2%. "Spese notarili consistenti sono state chieste" anche a Federica Cartasegna per l'estinzione del vecchio mutuo e l'accensione di uno nuovo. Cristina Frisoni, di Milano, ha rinegoziato a giugno, pagando anche il notaio, e pochi giorni dopo la stipula si è vista addebitare una penale non prevista e della quale nessuno le aveva parlato. Alessandro Ciucci ha fatto la surroga con la Cassa di Risparmio di Firenze, pagando però la perizia di 240 euro e un onorario di 1850 euro al notaio. Anche Marco Picariello con la surroga ha pagato una penale dello 0,50% dell'ipoteca e le spese notarili. Mattia Morello con Barclays ha pagato 235 euro per una perizia, ma poi la surroga non è andata in porto: "Ci abbiamo rimesso questi 235 euro".

(17 settembre 2008)

da repubblica.it


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 Oggetto del messaggio: Sky, ... la tendenza ad usare una «posizione dominante...
MessaggioInviato: lun set 29, 2008 16:54 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
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Dai prezzi ai canali: il «nuovo monopolio» della tv si chiama Sky

La pay di Murdoch voleva spezzare il dominio Rai-Mediaset

Oggi ha il bilancio in attivo, ma ora gli utenti rumoreggiano


Monopolista della pay-tv nella terra degli oligopoli della televisione tradizionale? A cinque anni dal suo sbarco in Italia, la posizione di Sky sul mercato nazionale è ormai solida.

Lo dicono i bilanci in attivo e la bontà dei numeri complessivi.

Dati e strategie che alcuni analisti paragonano, per l’appunto, a quelli di un monopolista: con la tendenza ad usare una «posizione dominante», restringendo l’offerta (la serie che fino all’anno scorso era compresa, oggi è a pagamento), aumentando i prezzi ..., attivando in qualche caso servizi non richiesto. Insieme all’indubbia carica innovativa che la declinazione italiana dell’impero di Murdoch mantiene, alcuni segnali fanno dunque dubitare che, in effetti, chi sta tra gli zoppi impara a zoppicare; tanto che anche l’Antitrust ha acceso un faro sull’azienda guidata da James Murdoch e Tom Mockridge.

Peraltro, agli oligopolisti della tv tradizionale sarà presto data l’occasione di competere con Sky, dopo che la Legge Gasparri ha consentito anche alla Rai di fare pay-tv. Avvicinandosi a questo passaggio dei cicli di mercato, Sky ha praticato la strategia più semplice: tagliare i costi, aumentare gli introiti, fidelizzare il più possibile la clientela. Alla voce «taglio dei costi» rientra senza dubbio la probabile stretta ai finanziamenti che finora Sky non ha fatto mancare al cinema italiano. L'accordo con l'Anica (l'Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive) prevedeva che per 18 mesi a partire dal 21 gennaio 2007 Sky Italia era vincolata ad acquistare tutte le produzioni italiane che avessero raggiunto 20 mila spettatori in sala.

Il contratto, che gravava su Sky per 35 milioni di euro l'anno, è dunque scaduto durante l'estate, e non è in discussione il suo rinnovo. Dall’Anica trapela fastidio, per ora, mentre Sky spiega che il mancato rinnovo dipende dalla «Legge Melandri» che tassa tutte le emittenti per finanziare il cinema italiano proporzionalmente rispetto ai dati di bilancio, e che è destinata a essere effettiva a partire dall’anno fiscale 2007/2008. In attesa che ciò avvenga, dopo aver criticato a suo tempo la legge, Sky ha deciso di non rinnovare l’accordo vigente, ottenendo un risparmio «secco». Nel replicare, Sky sottolinea risultati di mercato e ascolti che continuano a premiare la società.

Gli introiti stanno peraltro crescendo anche grazie ad un ampliamento del «fronte del porno». Superati i venti canali di programmazione quotidiana, il «comparto» alla Sky italiana porta ricavi per oltre un milione alla settimana, a fronte di una spesa per acquistare il prodotto assai contenuta, visto che il mercato del porno non supera mai il prezzo di 10 mila euro alla pellicola. E la famosa Porno Tax, che qualche stagione fa fu lungamente dibattuta e godette di grande visibilità mediatica, non è mai stata applicata. Inoltre, sempre a proposito di Cinema, gli ultimi acquisti di Sky si stanno concentrando su film di magazzino americano, che costano meno ma aiutano a riempire i palinsesti. Tra i vantaggi competitivi di cui ha goduto Sky, va aggiunta un'aliquota Iva agevolata «ereditata» da Tele+ e Stream e fissata al 10%.

In questo contesto, a fronte di un rallentamento nella crescita dei nuovi abbonati, Sky sembra puntare molto sulla fidelizzazione di quelli attuali utilizzando l'HD (Alta definizione) e la possibilità di registrare con Sky+ come volano per resistere alle sirene di Mediaset, che suonano sempre più forte con la Pay per view di Mediaset Premium.

Proprio dagli oligopolisti di Cologno Monzese e quelli di Viale Mazzini sono arrivati, o si preparano, attacchi decisi alle strategie della Sky d’Italia. Dal canto suo, Mediaset sta già attuando nuovi sistemi di criptaggio che rendono più facile oscurare la programmazione delle sue reti quando passa sui canali di Sky. Inoltre, la lunga discussione tra una piattaforma comune tra Rai e Mediaset per la promozione dello sviluppo del digitale terrestre potrebbe finalmente prendere corpo. La piattaforma (nome provvisorio, Tv-sat) non è in realtà un progetto nuovo e nei primi anni del decennio vide coinvolta anche La7. Anche questa volta Telecom avrebbe un ruolo, seppur assai marginale rispetto a Rai e Mediaset, pronte a dividersi paritariamente la quota fortemente maggioritaria della Newco che darebbe origine alla nuova piattaforma.

Intanto, per il 2010, si avvicina la partita decisiva, quella che davvero sancirà le sorti di Sky. Tra due anni, infatti, è stabilita la scadenza dei diritti del calcio, mentre a fine 2009-scade il contratto tra Rai e Sky per Raisat. Salvo modifiche legislative sempre possibili in un settore così sensibile ai cicli della politica italiana, a regolare il rinnovo dei diritti sul calcio sarà la «legge Melandri», che obbliga a spacchettare in più tranche i diritti e a vietare l’assegnazione totalitaria. La sua riassegnazione o meno a Sky deciderà sul destino della pay per view italiana dato che, su cento abbonati Sky, più di cinquanta non lo sarebbero senza il pacchetto-calcio. Si calcola che i costi dell’operazione non saranno per nessuno inferiori al mezzo miliardo, mentre anche quelli per costituire la piattaforma dovrebbero viaggiare su ordini di grandezza simili.

Cifre importanti che, finora, solo Sky ha voluto investire.


da corriere.it


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 Oggetto del messaggio: Cittadini risparmiatori...
MessaggioInviato: ven ott 03, 2008 09:52 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
Messaggi: 25475
Da CITTADINI che sono anche risparmiatori, avete parlato con la vostra banca su come mettere al minor rischio possibile i vostri risparmi?

Io lo sto facendo.

Il fatto che Tremonti e il signor B parlino di garanzie, è una ragione in più per preoccuparsene... senza panico, ma come segno di intelligenza.

ciaoooooooo


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 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: ven ott 03, 2008 10:50 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:04 pm
Messaggi: 2639
Inoltre, sempre a proposito di Cinema, gli ultimi acquisti di Sky si stanno concentrando su film di magazzino americano, che costano meno ma aiutano a riempire i palinsesti.
hanno sostituito il bellissimo Studio Universal con l'orrido MGM Channel....

a fine 2009-scade il contratto tra Rai e Sky per Raisat.
addio David Letterman show.........sigh

Dal canto suo, Mediaset sta già attuando nuovi sistemi di criptaggio che rendono più facile oscurare la programmazione delle sue reti quando passa sui canali di Sky.
da quanche giorno scegliendo canale 104 , 105 o 106 lo schermo, a volte, appare blu e dice "visibile solo in analogico o Mediaset Premium"....ma di tutto ciò se ne può fare a meno.


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 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: ven ott 03, 2008 11:00 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:06 pm
Messaggi: 6639
amalia ha scritto:
Inoltre, sempre a proposito di Cinema, gli ultimi acquisti di Sky si stanno concentrando su film di magazzino americano, che costano meno ma aiutano a riempire i palinsesti.
hanno sostituito il bellissimo Studio Universal con l'orrido MGM Channel....

a fine 2009-scade il contratto tra Rai e Sky per Raisat.
addio David Letterman show.........sigh

Dal canto suo, Mediaset sta già attuando nuovi sistemi di criptaggio che rendono più facile oscurare la programmazione delle sue reti quando passa sui canali di Sky.
da quanche giorno scegliendo canale 104 , 105 o 106 lo schermo, a volte, appare blu e dice "visibile solo in analogico o Mediaset Premium"....ma di tutto ciò se ne può fare a meno.


Aggiungo: gli italiani, piuttosto che rinunciare al calcio, risparmiano sulla scuola dei figli e sulla salute...


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 Oggetto del messaggio: Mutui, l'Euribor vola al nuovo record
MessaggioInviato: sab ott 04, 2008 00:35 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:02 pm
Messaggi: 25475
LA Crisi finanziariA

Mutui, l'Euribor vola al nuovo record

A tre mesi vola al 5,34 per cento

Pesanti ripercussioni sulle rate dei mutui: è il tasso con cui vengono indicizzati i prestiti a tasso variabile



ROMA - Vola al nuovo record del 5,34% il tasso Euribor a tre mesi, quello con cui vengono indicizzati i mutui a tasso variabile. In un anno l'Euribor è salito dal 4,775% al 5,339%.

NUOVI RECORD - Il tasso Euribor a tre mesi è quello al quale le banche prendono prestiti in euro e funge da guida per le variazioni delle rate dei mutui. Giovedì il tasso era già schizzato al 5,33%. Anche il tasso a un mese è al record, al 5,13% (un punto base in più rispetto a giovedì), secondo le stime della European Banking Federation.

IL MECCANISMO - Le banche continuano a trattenere liquidità, non fidandosi di prestarsela reciprocamente sui mercati interbancari, e i fondi comuni sono dirottati sui titoli di Stato: il risultato è un rialzo dei tassi di mercato. Il differenziale fra i tassi di mercato e i rendimenti dei titoli di Stato Usa è balzato a 354 punti, contro i 39 punti della prima metà del 2007 (dati Bloomberg). Ed è record anche per lo spread Libor-OIS, che misura la scarsità di liquidità per le banche.


03 ottobre 2008

da corriere.it


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