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 Oggetto del messaggio: Italiani all'estero: diritto al voto? .
MessaggioInviato: ven nov 09, 2007 15:04 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:04 pm
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E' corretto far votare i 4 miglioni di italiani all'estero quando questi non pagano le tasse nel nostro paese?

Che senso ha farli votare per il nostro Parlamento quando questi vivono e pagano le tasse in un altro paese e di questo ne beneficiano i diritti? e in qualche caso, come ora, sono l'ago della bilancia per una eventuale caduta o continuita' di un governo?

Ho aperto un'altro vaso di pandora?


un salutone


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 Oggetto del messaggio: Re: Italiani all'estero: diritto al voto? .
MessaggioInviato: ven nov 09, 2007 16:38 pm 

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gi.bo. ha scritto:
E' corretto far votare i 4 miglioni di italiani all'estero quando questi non pagano le tasse nel nostro paese?

Che senso ha farli votare per il nostro Parlamento quando questi vivono e pagano le tasse in un altro paese e di questo ne beneficiano i diritti? e in qualche caso, come ora, sono l'ago della bilancia per una eventuale caduta o continuita' di un governo?

Ho aperto un'altro vaso di pandora?


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A parte il fatto che molti italiani all'estero pagano le imposte (es ICI) avendo case in Italia, legare la rappresentanza politica (e diritti politici) alla tassazione è un concetto classico della destra ottocentesca piu' reazionaria.
Allora tolgiamo il diritto di voto agli italiani che non pagano perché sotto la soglia minima di imponibilità?
I diritti politici, come il diritto di voto, sono legati alla cittadinanza, non al censo ed al fisco.
E si è cittadini italiani ovunque si risieda. Magari si pensa di tornare al piu' presto e quindi è corretto continuare a far parte della Polis e decidere sul futuro.

Scusa ma non hai aperto alcun vaso, hai solo detto una cosa che non sta in piedi sotto alcun profilo democratico (ti assicuto che ho faticato a trovare una espressione politicamente corretta) ed infatti è prevista nelle principali democrazie del mondo.

Ciao,
Francesco


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 Oggetto del messaggio: Re: Italiani all'estero: diritto al voto? .
MessaggioInviato: ven nov 09, 2007 20:33 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:04 pm
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francescopf ha scritto:
gi.bo. ha scritto:
E' corretto far votare i 4 miglioni di italiani all'estero quando questi non pagano le tasse nel nostro paese?

Che senso ha farli votare per il nostro Parlamento quando questi vivono e pagano le tasse in un altro paese e di questo ne beneficiano i diritti? e in qualche caso, come ora, sono l'ago della bilancia per una eventuale caduta o continuita' di un governo?

Ho aperto un'altro vaso di pandora?


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A parte il fatto che molti italiani all'estero pagano le imposte (es ICI) avendo case in Italia, legare la rappresentanza politica (e diritti politici) alla tassazione è un concetto classico della destra ottocentesca piu' reazionaria.
Allora tolgiamo il diritto di voto agli italiani che non pagano perché sotto la soglia minima di imponibilità?
I diritti politici, come il diritto di voto, sono legati alla cittadinanza, non al censo ed al fisco.
E si è cittadini italiani ovunque si risieda. Magari si pensa di tornare al piu' presto e quindi è corretto continuare a far parte della Polis e decidere sul futuro.

Scusa ma non hai aperto alcun vaso, hai solo detto una cosa che non sta in piedi sotto alcun profilo democratico (ti assicuto che ho faticato a trovare una espressione politicamente corretta) ed infatti è prevista nelle principali democrazie del mondo.

Ciao,
Francesco


Non sono pochi a sinistra che si pongono questa domanda e non si sentono per niente dei reazionari.
Che poi sia un concetto classico della destra, non mi pare proprio visto che lo ha fortemente voluto.
Che poi si sia ritorto contro, beh e' un'altra cosa.

Che poi non stia in piedi sotto il profilo democratico, ci sarebbe molto da obiettare.

Non penso che il direttore del "il Sole24",Ferruccio de Bortoli sia da considerarsi un reazionario antidemocratico visto che proprio oggi a "le storie" di C.Augias, ha espresso questa sua opinione.

Cmq, penso che questo diritto debba essere un po' rivisto facendo dei bei dintinguo su chi veramente dovrebbe usufruirne.

un salutone


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 Oggetto del messaggio: Re: Italiani all'estero: diritto al voto? .
MessaggioInviato: ven nov 09, 2007 21:09 pm 

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gi.bo. ha scritto:
Non sono pochi a sinistra che si pongono questa domanda e non si sentono per niente dei reazionari.

Beh, dai, quella di ammettere di non accorgersi della realtà, compresa la propria essenza, non è una motivazione dilettica, anzi è un autogol.
gi.bo. ha scritto:
Che poi sia un concetto classico della destra, non mi pare proprio visto che lo ha fortemente voluto.
Che poi si sia ritorto contro, beh e' un'altra cosa.

Non ci siamo capiti. è tipico della destra ottocentesca, anzi anche prima, di proporre il voto per censo. Il voto degli italiani all'estero non è stato dato secondo questo criterio per cui ...
gi.bo. ha scritto:
Che poi non stia in piedi sotto il profilo democratico, ci sarebbe molto da obiettare.

Non penso che il direttore del "il Sole24",Ferruccio de Bortoli sia da considerarsi un reazionario antidemocratico visto che proprio oggi a "le storie" di C.Augias, ha espresso questa sua opinione.

Cerchero' di sapere cosa rirettamente è stato detto, perché di quanto riferito per vie traverse mi fido poco.
gi.bo. ha scritto:
Cmq, penso che questo diritto debba essere un po' rivisto facendo dei bei dintinguo su chi veramente dovrebbe usufruirne.
un salutone

Intanto una rapida lettura al testo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (Convenzione adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948) potrebbe illuminarti. Il 21, ma anche il 15 (a scanso di equivoci).
Se a sinistra se la sentono di negare un diritto inalienabile dell'uomo senza sentirsi reazionari, bontà loro. :-)

Ciao,
Francesco


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 Oggetto del messaggio: Re: Italiani all'estero: diritto al voto? .
MessaggioInviato: ven nov 09, 2007 22:00 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:04 pm
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francescopf ha scritto:
Intanto una rapida lettura al testo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (Convenzione adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948) potrebbe illuminarti. Il 21, ma anche il 15 (a scanso di equivoci).
Se a sinistra se la sentono di negare un diritto inalienabile dell'uomo senza sentirsi reazionari, bontà loro. :-)

Ciao,
Francesco

[b]Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo Seadottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948[/b]

Articolo 15
1. Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, nè del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 21
1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio Paese.
3. La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

--------------------
Nell''articolo 15 si dice che ogni individuo ha diritto di una cittadinanza.
E chi lo nega?

Diverso e' avere una cittadinanza senza aver mai messo piede in Italia o averla presa come una eradita'.

Son cose ben diverse.

Quindi, penso che una revisione che tendesse veramente a dare il giusto diritto a chi ne ha veramente diritto(scusa per la ripetizione), sia una cosa molto corretta e doverosa.

Per quanto il pagare l'ICI poiche' qualcuno di questi ha nel ns. paese qualche immobole, mi sembra troppo debole come risposta.

Fino a quale discendenza si puo' aver diritto alla cittadinanza?

Adesso ti pongo una domanda che potrebbe sembrare assura ma che per un certo qual modo non lo e':

[b]Se nell'eventualita' gli italiani nel mondo(intendo tutti quelli che dovessero avere la cittadinanza italiana) fossero maggioritari, ti sembrerebbe giusto che questi decidessero sulla sorte del paese nel quale io,ci vivo ,con tutti i problemi che continuamente cerco di risolvere mentre loro probabilmente neppure sanno che esistono?


Tutto qui, semplici domande lecite che pongo senza chiedermi se queste siano di dx o di sx poiche' sono solo domande e basta.

La Reazione è un'opposizione a forme di innovazione politica.
Ma quale e' l'innovazione politica ?[/b]

un salutone


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 Oggetto del messaggio: Re: Italiani all'estero: diritto al voto? .
MessaggioInviato: ven nov 09, 2007 23:55 pm 

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gi.bo. ha scritto:
Articolo 15
1. Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, nè del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 21
1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio Paese.
3. La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.


Rileggi bene.
Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio Paese.
Pensa al "proprio Paese". Quale è il "proprio Paese" per uno che è all'estero? Perchè è all'estero? Per turismo, per sfuggire alla noia o per trovare quel lavoro che il "proprio Paese" non gli ha saputo dare?

Altra cosa. Nel mondo ci sono due tipogie di diritto di cittadinanza.
Lo jus solis (spero di scriverlo bene) è il diritto di cittadinanza legato al nascere su un certo suolo. Stati Uniti e Francia hanno questo diritto. Oppure vi è un diritto legato alla nascita. Io sono cittadino italiano perché mio padre era italiano. E lui ovviamente pure, aveva un padre italiano. Questo vale sempre, anche quando sono all'estero.
L''italia segue questo diritto. Se a questo unisci il concetto che a nessuno puo' essere tolta arbitrariamente la cittadinanza, mischi bene ed esami il tutto, capirai perché quei due articoli messi insieme stabiliscono un diritto che nessuno, a destra come a sinistra, dovrebbe negare.

gi.bo. ha scritto:
Se nell'eventualita' gli italiani nel mondo(intendo tutti quelli che dovessero avere la cittadinanza italiana) fossero maggioritari, ti sembrerebbe giusto che questi decidessero sulla sorte del paese nel quale io,ci vivo ,con tutti i problemi che continuamente cerco di risolvere mentre loro probabilmente neppure sanno che esistono?

Bella domanda. Io credo che i problemi li conoscano, perché loro o i loro padri e nonni hanno dovuto scappare dall'Italia per trovare lavoro, per sfuggire a quei problemi. Che sono ancora gli stessi, quelli di sempre. Credo quindi che se fossero maggioritari e decidessero sulla sorte del paese seprebbero raddrizzarne le sorti, avendo imparato un po' ovunque nel mondo come devono andare le cose se vuoi avere lavoro, casa, welfare, sanità, scuola. E saprebbero decidere meglio di quella pletora di perditempo che con tutti i problemi che ha l'Italia stanno a cavillare ancora sul comunismo, sul fascismo, sul ruolo della sinistra, di quale sinistra, se plurale, antagonista, radicale, trasversale, carpiata, sparpagliata.
Ecco, detto "papale-papale".

Ciao,
Francesco


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 Oggetto del messaggio: Re: Italiani all'estero: diritto al voto? .
MessaggioInviato: sab nov 10, 2007 14:37 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:04 pm
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francescopf ha scritto:
gi.bo. ha scritto:
Non sono pochi a sinistra che si pongono questa domanda e non si sentono per niente dei reazionari.

Beh, dai, quella di ammettere di non accorgersi della realtà, compresa la propria essenza, non è una motivazione dilettica, anzi è un autogol.
gi.bo. ha scritto:
Che poi sia un concetto classico della destra, non mi pare proprio visto che lo ha fortemente voluto.
Che poi si sia ritorto contro, beh e' un'altra cosa.

Non ci siamo capiti. è tipico della destra ottocentesca, anzi anche prima, di proporre il voto per censo. Il voto degli italiani all'estero non è stato dato secondo questo criterio per cui ...
gi.bo. ha scritto:
Che poi non stia in piedi sotto il profilo democratico, ci sarebbe molto da obiettare.

Non penso che il direttore del "il Sole24",Ferruccio de Bortoli sia da considerarsi un reazionario antidemocratico visto che proprio oggi a "le storie" di C.Augias, ha espresso questa sua opinione.

Cerchero' di sapere cosa rirettamente è stato detto, perché di quanto riferito per vie traverse mi fido poco.
gi.bo. ha scritto:
Cmq, penso che questo diritto debba essere un po' rivisto facendo dei bei dintinguo su chi veramente dovrebbe usufruirne.
un salutone

Intanto una rapida lettura al testo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (Convenzione adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948) potrebbe illuminarti. Il 21, ma anche il 15 (a scanso di equivoci).
Se a sinistra se la sentono di negare un diritto inalienabile dell'uomo senza sentirsi reazionari, bontà loro. :-)

Ciao,
Francesco

Io con la mia domanda ho posto un problema che spesso se ne discute sia dentro le dedi politiche che nei bar.
I nostri 2 ragionamenti partono da posizioni distinte Nella prima si chiede se tutti i residenti debbano avere questo diritto al voto, mentre nella seconda si presuppone che tutti abbiano diritto indistintamente.

Nella prima, che io sostengo, mi domando se sia possibile avere la cittadinanza in eredita visto che la possibilita' di venire in Italia, anche come da turista, sia alquanto remota.
Mi domando pure che senso ha avere il diritto di votare anche se si ha deciso di non ritornare mai piu' nel suo paese di origine
Mi chiedo inoltre, perche' dare il diritto di votare sulle decisioni di un paese quando non ci sono le premesse e le volonta' di fare un ritorno.

Io, non ho mai messo in dubbio il diritto di votare da parte di chi e' dovuto emigrare per motivi politici o di lavoro ma ,signori miei, bisogna pur vivere in un paese per poteraver il sacrosanto diritto di fare delle scelte di voto politico.

Votare, e' una cosa importante e per tale deve essere presa con molta attenzione.

Queste mie domande pongono un problema da non sottovalutare con troppa facilita' come spesso si fa' prendendo come esempio altri stati.

Quindi, per concludere, visto che le ns. posizioni partono da punti quasi inconciliabili,forse anche per motivi oggettivi, dico si' al voto ma non ha tutti.

Decidere chi veramente puo' averne diritto poiche le soluzioni politiche che ne seguiranno dal voto, possano queste interessare di prima persona anche costoro.
Contrariamente, non ritengo possano avere questo diritto al voto.

A mio avviso, dovrebbe valere comequando si prende la cittadinanza in un altro paese.

un salutone


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 Oggetto del messaggio: Re: Italiani all'estero: diritto al voto? .
MessaggioInviato: sab nov 10, 2007 15:35 pm 

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gi.bo. ha scritto:
Quindi, per concludere, visto che le ns. posizioni partono da punti quasi inconciliabili,forse anche per motivi oggettivi, dico si' al voto ma non ha tutti.

... e chi dovrebbe decidere chi vota e chi no?

Io sono d'accordo con il diritto di voto (e soprattutto di elggibilità, di cui quasi nessuno parla) ai residenti (indipendentemente dalla cittadinanza) ma non per questo sono disposto a dividere i cittadini in serie A e B, sulla base del fatto che paghino le tasse o che pensino o meno di tornare in Italia prima o poi.
Allora revochiamo il passaporto e la cittadinaza a chi va all'estero (perché osa tradire il suolo patrio) come prevedeva il regio decreto del 1900 e rotti?

Ritengo che a meno di una rinuncia volontaria, il diritto di voto è universale ed inalienabile (salvo quanto la giustizia puo' stabilire per i reati gravi) e quindi non puo' essere tolto a qualcuno sulla bse di considerazioni tipo paga o non paga le tasse, torna o non torna.
Lo dice addirittura un articolo di quella convenzione.
Se poi per opportunità o per paure politiche si vogliono restringere le libertà ognuno è libero di fare le proposte che vuole ... ma spero che il PD non si faccia mai promotore di simili iniziative.
Sono per estendere, non per limitare.
Gli italiani all'estero in molti paesi possono votare a livello amminiastrativo e sono pure leggibili, anche senza avere la cittadinanza del posto in cui risiedono. Sarebbe grottesco (e per me antidemocratico) che ne frattempo qualcuno gli togliesse il diritto di voto nel paese di cui ha ancora il passaporto.

Francesco


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MessaggioInviato: sab nov 10, 2007 16:17 pm 

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Sono fondamentalmente d'accordo con l'autore del topic. Quantomeno si dovrebbe diminuire il numero di eletti all'estero: ho letto che nella riforma in discussione si diminuirebbero i parlamentari totali lasciando inalterato il numero degli eletti all'estero... Ridicolo!


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MessaggioInviato: sab nov 10, 2007 18:03 pm 

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FabioPD ha scritto:
Sono fondamentalmente d'accordo con l'autore del topic. Quantomeno si dovrebbe diminuire il numero di eletti all'estero: ho letto che nella riforma in discussione si diminuirebbero i parlamentari totali lasciando inalterato il numero degli eletti all'estero... Ridicolo!

Diminuire gli eletti è cosa lecita e discutibile.
Togliere il diritto di voto a chi già ce l'ha ..... non mi pare molto democratico, suvvia!

Francesco


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 Oggetto del messaggio: Re: Italiani all'estero: diritto al voto? .
MessaggioInviato: sab nov 10, 2007 21:13 pm 

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Messaggi: 4697
francescopf ha scritto:
... e chi dovrebbe decidere chi vota e chi no?

IL governo e il parlamento.... e chi senno'?
francescopf ha scritto:
Io sono d'accordo con il diritto di voto (e soprattutto di elggibilità, di cui quasi nessuno parla) ai residenti (indipendentemente dalla cittadinanza) ma non per questo sono disposto a dividere i cittadini in serie A e B, sulla base del fatto che paghino le tasse o che pensino o meno di tornare in Italia prima o poi.

Non si tratta di cittadini di seria A o B.

Si tratta di cittadini che dovrebbero partecipare alla vita attiva del proprio paese.

Io dovrei viverci qui con tutti i miei problemi e costoro dovrebbero decidere anche le ns. sorti?

Anche se in questo momento mi fa' veramente comodo questi voti al senato, non posso, pero', dire con onesta' che tutto questoo non e' giusto.

Questi senatori hanno fatto si' che con il loro voto vincesse l'Unione pur non partecipando alla vita attiva del paese sul quale hanno espresso un voto politico.

Giusto?
NO...NO..non me la sento di darti ragione.

Non lo trovo per niente democratico tutto questo?

Altra cosa e' il voto amministrativo in cui e' sacrosanto far votare coloro che fanno parte integrante dello sviluppo del paese in cui lavorano e vivono.

Non mischiamo questi due casi, mi raccomando, altrimenti creeremo ulteriore confusione a quella gia' esistente

francescopf ha scritto:
Allora revochiamo il passaporto e la cittadinaza a chi va all'estero (perché osa tradire il suolo patrio) come prevedeva il regio decreto del 1900 e rotti?


Qui non si tratta di revocare il passaporto ma di stabilire chi ha questi requisiti per poter aleggere il parlamento Italiano.

Tutto qui...non penso di aver bestemmiato visto che altri la pensano come me.

Per quanto riguarda eventuali interessi politici a cui facevi rifderimento, sicuramente che ci sono, ma fanno comodo in entrambi le parti.

Ora a questi, domani a quest5'altri.

Quindi,penso, che tutto questo discorso sulla democraticita', non sia altro che un problema di convenienza politica sopratutto ora che le coalizioni sono al 50%.

Domani, prima di risollevare eventualmente quersto problema,chiederanno a Manhaimer un sondaggio e da come sara' l'esito, ci si muovera'. :wink: :shock: :D


un salutone

ps: Ah... mi dimenticavo.Hai fatto la ricerca sulle dichiarazioni di Bortoli su questo tema specifico?


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 Oggetto del messaggio: Re: Italiani all'estero: diritto al voto? .
MessaggioInviato: dom nov 11, 2007 11:23 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
Messaggi: 3234
gi.bo. ha scritto:
IL governo e il parlamento.... e chi senno'?
....
Qui non si tratta di revocare il passaporto ma di stabilire chi ha questi requisiti per poter aleggere il parlamento Italiano.
...
ps: Ah... mi dimenticavo.Hai fatto la ricerca sulle dichiarazioni di Bortoli su questo tema specifico?

Secondo me un parlamento non puo' emanare leggi che vadano contro i diritti dell'uomo, che siano in contrasto con loro. la democrazia ha dei limiti. O vogliamo pensare che le leggi specuiali emanate sotto il fascismo erano legittime solo perchè ratificate da un parlamento? Tra l'altro oltre al discroso relativo ai diritti dell'uomo, una propsta del genere dovrebbe anche passare il vaglio della costituzionalità.

Il contesto è molto chiaro. Si parla di diritti di cittadinanza. Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge (il concetto è scritto a chiare lettere nella costituzione) per cui o revochi la cittadinananza o emetti un provvedimento giudiziario oppure un cittadino ha diritto di voto, ovunque sia. è un diritto universale ed inalienabile. Chi ha questi requisiti? La legge è chiara: tutti i cittadini maggiorenni (o con piu' di 25 anni per il senato). Votano i malati, i carcerati, gli italiani all'estero.

Una volta questo diritto per chi era all'estero poteva essere esercitato solo venendo fisicamente al seggio, per cui pochi poteveno esercitarlo. Oggi con l'elettronica ed il voto per posta esso viene esteso a tutti, anche nel piu' sperduto villaggio dell'argentina.

No, non ho trovato nulla. cercando bortoli ed estero trovo poca roba ma legata ad un bortoli socialista che è uno dei comitati degli italiani del mondo (ovvamente favorevole al diritto di voto) per cui ironia della sorte trovo solo pagine favorevoli.
Se c'è un articolo, mattilo qui.

Infine, il fatto che altri la pensino in un certo modo non è un argomento dialettico.
Ok, non sei il solo a pensarla in quiel modo e lo stesso vale per me.
Archiviato questo argomento, passiamo alla dielettica vera.

Io ti metto sul tavolo due carichi da 40 tonnellate:
La nostra Costituzione democratica ed antifascista ed i diritti universali dell'uomo.

Vedi tu come rispondere.

Ciao,
Francesco


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MessaggioInviato: sab gen 05, 2008 18:54 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
Messaggi: 57
Sono daccordo sul rivedere il diritto di voto degli italiani all'estero.
Perchè mi pongo questo problema. Se io vado via dall'Italia e sono residente e cittadino statunitense o francese o inglese, io voglio e devo votare per il luogo dove vivo, dove lavoro e dove voglio crescere la mia famiglia. Per cui USAa, Francia o UK.
Perchè devo votare per l'Italia?
Certo che sono e sarò sempre italiano, ma piuttosto trovo corretto far votare cittadini stranieri residenti in Italia che lavorano ed hanno intenzione di vivere definitivamente qui da noi, siano essi comunitari o meno.
Le casistiche sono tante e quindi le risposte sono molteplici, ma di fatto credo che, a meno che uno sia all'estero per lavoro temporaneamente, gli italiani all'estero non dovrebbero votare.
E' vero quello che dice francesco, se sei all'estero capisci tante cose che potresti migliorare in Italia, ma non è SOLO col tuo voto che le cambi, e non è con un rappresentante in Parlamento (che tra l'altro deve sottostare ai giochi vari di potere ..)
Credo che bisogni tenere sempre contatti con gli italiani all'estero per avere suggerimenti ed aiutarli in caso di bisogno, ma farli votare mi sembra più un modo per aumentare i consensi ora di destra ed ora di sinistra.
Ammetto che il discorso è lungo e complicato .. e poi è di novembre!!!
C'è ancora qualcuno??


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MessaggioInviato: sab gen 05, 2008 19:17 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
Messaggi: 3234
deltascorpii ha scritto:
Sono daccordo sul rivedere il diritto di voto degli italiani all'estero.
Perchè mi pongo questo problema. Se io vado via dall'Italia e sono residente e cittadino statunitense o francese o inglese, io voglio e devo votare per il luogo dove vivo, dove lavoro e dove voglio crescere la mia famiglia. Per cui USAa, Francia o UK.
Perchè devo votare per l'Italia?

Una volta, parlo di 60 anni fa ed oltre, acquisire una cittadinanza (per vari motivi) comportava la perdita della precedente. Questo salvo due nazioni (Francia ed USA) che hanno fatto del diritto di nazionalità una cosa diversa dal diritto di sangue (eredità del sangue paterno) ma lo hanno legato al paese in cui si nasce ed al patto all'interno di un paese democratico.

Una donna italiana che sposava un cittadino di altra nazione perdeva la nazionalità italiana ed acquisiva l'altra. Si era quindi della nazionalità del padre e del marito. Questo non c'entrava nulla con il "dove si nasce". Uno anzi, pur nato in Italia, perdeva la cittadinanza italiana se si trasferiva all'estero e se in quella nazione gli davano la nazionalità. E che cosa vuole mai codesto traditore che mentre il piave mormora al passaggio dei primi fanti il 24 maggio, osa abbandonare il suolo patrio ed addirittura riceve una nazionalità diversa?
Per fortuna questi concetti ora sono ancorati al putridume del fascismo.

Il concetto mederno è che una donna che si sposa con uno straniero NON perde la nazionalità. Ne ha due.
Il concetto moderno è che uno straniero che sposa una italiana puo' diventare italiano e non perdere la sua. Ne avrà due.
Questo è chiaramente legato alla rivuluzione del diritto di famiglia che è avvenuta in tutte le nazioni civili nella seconda metà del 1900.
Il concetto moderno è che la nazionalità non è piu' un diritto di sangue che puo' essere perso per tutta una serie di casi ma un diritto inalienabile.
Come detto nel thread, a nessuno puo ' essere tolta la nazionalità. È un diritto dell'uomo.

Esiste quindi il caso di persone con due nazionalità. Un amico mio ha il passaporto italiano, quello svizzero (per i due genitori) e quello americano (perché è nato là).
Tecnicamente essendo cittadino puo' votare in tutti e tre questi paesi.
Non è un obbligo; è una facoltà. Un diritto che si puo' esercitare, volendo.

Non vedo perché avere una impostazione esclusiva con quel "piuttosto" relativo al voto degli straneri residenti. Io sono per le logiche e/e e non per le o/o. Tanti italiani votano in svizzera pur non essendo svizzeri e sono pure eleggibili, a livello comunale Anche come sindaco. E possono votare in Italia. Se vogliono. Non capisco perché vietare, togliere diritti. Io sono per estenderli, non per limitarli. Poi come dicevo, alcuni italiani all'estero possono avere ancora affetti ed interessi (una casa) in Italia per cui non vedo perché togliere il diritto di voto a chi paga pure le imposte. Non lo toglerei nemmeno a chi è allestero e nulla tenente, se non fosse chiaro.

Ciao,
Francesco


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MessaggioInviato: sab gen 05, 2008 19:27 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:07 pm
Messaggi: 57
Grazie Francesco per l'esauriente risposta. Ammetto di non conoscere tutte queste cose, e messa così, come darti torto?
Mi informerò meglio e poi ne riparliamo.
Buona serata.
Delta


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