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Gabriele Trama,  24 aprile 2007<BR><BR> Politiche energetiche <BR><BR>Il ministero dell'Ambiente ha interrotto i fondi destinati alla ricerca e allo sviluppo del programma per la cattura e lo stoccaggio della Co2, frutto soprattutto dell'utilizzo del carbone. <BR><BR>Occorre infatti investire sulle energie alternative<BR><BR>La notizia è che il ministero dell'Ambiente ha bloccato i fondi per la ricerca e sviluppo del programma per la cattura e lo stoccaggio dell'anidride carbonica prodotta dai grandi impianti termoelettrici, alimentati soprattutto a carbone. I ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica, che si occupano del programma internazionale avviato in Canada, insorgono contro gli ambientalisti "malsani" che si oppongono al finanziamento pubblico di questo programma.<BR>Sulla questione possiamo formulare due ordini di considerazioni, nel merito e di principio. <BR><BR>Nel merito del progetto di cattura e stoccaggio della CO2 bisogna dire che ha raggiunto uno stadio molto avanzato, in quanto gode anche dei finanziamenti di alcune grosse compagnie petrolifere che intendono usare il sistema per pompare la CO2 nei campi petroliferi in via di esaurimento, aumentandone la pressione e permettendo in tal modo l'estrazione di quasi tutto il petrolio rimasto. Restano le perplessità di molti sulla sicurezza dei sistemi per sigillare questi enormi serbatoi di CO2, sui pericoli sia di rilascio graduale attraverso fughe non immediatamente rilevabili che totale, sulle conseguenze sulle falde acquifere. In Italia comunque l'Eni e l'Enel portano avanti i loro programmi di sviluppo di tale sistema e non sono lontane dalla applicazione pratica.<BR><BR>Il problema del mutamento climatico è ormai all'ordine del giorno di tutti i governi, anche di quelli che, come gli Stati Uniti, fino a pochi mesi fa ne negavano addirittura l'esistenza. Per affrontarlo e risolverlo insieme all'esaurimento dei combustibili fossili, non esiste che una strada, che può essere intrapresa da subito: lo sviluppo delle energie rinnovabili, le quali possono, da sole, fornire all'umanità tutta l'energia di cui ha bisogno. Il passaggio a tali energie non è così semplice come può sembrare perchè deve consistere in una vera e propria rivoluzione, in un cambio di civiltà. Conseguenza di questo, le grandi compagnie energetiche non esisteranno più, non solo quelle che estraggono e distribuiscono i combustibili fossili, ma anche i grandi produttori di energia elettrica, con i loro enormi impianti e reti di trasmissione non avranno più ragione di essere. Ognuno si produrrà da se l'energia di cui ha bisogno sfruttando la fonte rinnovabile più conveniente a disposizione: ogni casa, ogni condominio, ogni industria avrà il suo impianto di produzione di energia che potrà anche scambiare con i vicini a seconda delle reciproche necessità e disponibilità. <BR><BR>E' chiaro però che le grandi compagnie energetiche si opporranno a tale rivoluzione, continuando a proporre il modello dei grandi impianti di produzione e trasmissione di energia. Ma il petrolio sta finendo e parallelamente anche il gas, il nucleare trova grandi resistenze, non è esente da rischi anche importanti e comunque le riserve di uranio sono limitate. Il carbone è l'unico combustibile che può assicurare il mantenimento del sistema energetico attuale ancora per moltissimi anni, in quanto esistono vaste riserve nel mondo. Ecco perchè si cercano tutti i sistemi possibili per renderlo "pulito".<BR><BR>La scelta del Ministero per l'Ambiente di lasciare a coloro che poi applicheranno il sistema di cattura e stoccaggio della CO2 l'impegno della ricerca è dunque più che giustificata. <BR><BR>da aprileonline.it


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MessaggioInviato: mer apr 25, 2007 22:25 pm 

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Vittorio Strampelli,  24 aprile 2007<BR><BR> Via libera dal Consiglio dei ministri al ddl sugli eco-reati. Un provvedimento proposto dai ministeri dell'Ambiente e della Giustizia che prevede multe fino a 250mila euro e carcere fino a dieci anni, e introduce per la prima volta il reato di "associazione a delinquere finalizzata al crimine ambientale"<BR><BR>Chi inquina pagherà anche in Italia, finalmente. Con il disegno di legge "Disposizioni concernenti i delitti contro l'ambiente", il Consiglio dei Ministri si appresta infatti a stringere la morsa attorno ai reati ambientali. <BR><BR>Cinque articoli in tutto, che prevedono l'inserimento nel codice penale di un nuovo Titolo, il VI bis del Libro II, dedicato appunto ai "delitti contro l'ambiente", e portano l'Italia ad anticipare le direttive europee (attualmente ancora ferme allo stato di proposta della Commissione) collocando il nostro Paese in prima fila nella lotta alla eco-criminalità al pari di Spagna, Germania e Francia, che già da tempo possiedono specifiche normative a tutela dell'ecosistema. <BR><BR>Per la prima volta, dunque, all'ambiente viene riconosciuta adeguata dignità all'interno dei codici, prendendo atto dell'inefficacia delle esistenti sanzioni civili e amministrative fino ad ora previste anche per i reati più gravi. Reati che dalla nebulosa terminologia giuridica erano inseriti tra le "contravvenzioni", mentre adesso saranno più propriamente inquadrati come "delitti", per i quali il codice prevede pene più severe, multe più salate e tempi di prescrizione più lunghi.<BR><BR>Il provvedimento affida al governo la delega per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della disciplina sugli eco-reati, che vengono distinti in tre tipologie. Chi cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, tratta, abbandona o smaltisce ingenti quantitativi di rifiuti in maniera illegittima rischia adesso una multa da 10mila a 30mila euro e da uno a cinque anni di reclusione. Da due a sei anni - e da 20mila a 50mila euro - per il traffico di rifiuti pericolosi, mentre nel caso di scorie radioattive le pene previste andranno da due anni e sei mesi fino a otto anni, con multe da 50mila a 200mila euro. A tutto ciò, poi, andrà aggiunto un aumento della pena di un terzo se dall'illecito deriva il pericolo concreto di una compromissione ambientale durevole o rilevante.<BR><BR>Particolare attenzione è stata posta anche nei confronti dei delitti ambientali in forma organizzata, nel tentativo di contrastare il fenomeno delle cosiddette ecomafie con l'introduzione del reato di "associazione a delinquere finalizzata al crimine ambientale". Un business, quello delle mafie ambientali, che dal 1994 ad oggi ammonta a quasi 180 miliardi di euro e vede coinvolti oltre 200 clan criminali. Secondo l'ultimo rapporto di Legambiente, infatti, solo nel 2006 sono state accertate 23.668 infrazioni (in linea con l'anno precedente, che ne aveva fatte registrare 23.660), con Sicilia, Calabria, Puglia e Campania in testa alla classifica, totalizzando il 45,9 per cento dei reati ambientali totali. <BR><BR>Un'arma in più per le forze dell'ordine, dunque, che fino ad ora potevano avvalersi solo dell'articolo 53bis del "decreto Ronchi" del '97, oggi sostituito dall'articolo 260 del Codice dell'ambiente che ha portato dal 2002 a oggi 70 inchieste in tutta Italia, con l'eccezione della Valle d'Aosta, e ha visto 463 trafficanti arrestati, 1.594 persone denunciate e 453 aziende coinvolte.<BR><BR>Il ddl, tuttavia, non introduce solo punizioni, ma anche meccanismi che premiano quanti, attivandosi, impediscono, eliminano o riducono i danni ambientali. Pene dunque ridotte a due terzi per chi darà prova di "ravvedimento operoso" e introduzione di una "causa di non punibilità" per chi ripara al proprio danno prima dell'azione penale.<BR><BR>Questo perché la legge - a maggior ragione il diritto penale, che prevede tra le sue sanzioni la riduzione della libertà personale - deve essere utile a educare, prima ancora che a reprimere. "Prevenire è meglio che curare", si direbbe oggi. Una conclusione raggiunta già duemila anni fa da Seneca, che nel De Ira, rifacendosi a Platone, affermava "Nemo prudens punit quia peccatum est, sed ne peccetur; reuocari enim praeterita non possunt, futura prohibentur", ovvero "Nessun uomo prudente infligge una punizione perché c'è una colpa, ma perché non si commetta colpa: il passato non si può più revocare, il futuro lo si previene".<BR><BR>da aprileonline.it


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