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MessaggioInviato: ven dic 08, 2006 13:13 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
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AMBIENTE<BR><BR>Presentato il rapporto dell'associazione ambientalista sulle potenzialità di vento e sole<BR>Se incentivate, le rinnovabili nel 2050 potrebbero coprire oltre un terzo del fabbisogno<BR>"Basta moratorie sugli impianti eolici"<BR>Greenpeace contro i "pseudo ambientalisti"<BR>Polemica con i veti dei governatori di Puglia e Sardegna: "E' più urgente fermare il carbone"<BR>di VALERIO GUALERZI<BR><BR>Pale eoliche sull'Appennino<BR>ROMA - Per affermare anche in Italia l'energia rinnovabile non basta sconfiggere la lobby del carbone, i monopolisti della rete elettrica e la stoltezza del potere politico. Nel partito dei "nemici", soprattutto per quanto riguarda l'eolico, una fonte potenzialmente in grado di garantire entro il 2050 un terzo del fabbisogno mondiale, bisogna iscrivere anche lo "pseudo-ambientalismo che non si rende conto dell'urgenza di trovare alternative alle fonti fossili". Bisogna insomma porre fine "alla sindrome di Nimby, perché non si può dire no a tutto, al carbone, al gas e persino al vento".<BR><BR>Valutazioni apparentemente scontate, se non fosse che arrivano da Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace, l'ala più radicale del movimentismo ambientalista, più abituata ad "assaltare" petroliere e treni di scorie nucleari che non a presentarsi come campione del pragmatismo. Sintomo che le componenti dell'arcipelago ecologista stanno rapidamente evolvendo e che la gravità della crisi ambientale impone a tutti di rivedere le proprie posizioni.<BR><BR>L'attacco di Onufrio, arrivato in occasione della presentazione di "Generazione eolica e solare", il rapporto sulle potenzialità delle rinnovabili in Italia realizzato in collaborazione con la sezione italiana della dell'International Solar Energy Society, non è rivolto solo ai tanti piccoli comitati a tutela delle bellezze locali. Nel mirino di Greenpeace ci sono anche due pezzi grossi del ceto politico di centrosinistra, come i governatori di Sardegna e Puglia, Renato Soru e Nichi Vendola.<BR><BR>Particolarmente aspre le parole usate da Onufrio nei confronti dell'esponente di Rifondazione, colpevole di amministrare "capitali del carbone con le polveri che finiscono sui loro carciofi e invece di chiedere la riconversione delle centrali a gas, bloccano i rigassificatori".<BR><BR>"Va superata - ha ribadito Onufrio - la stagione delle moratorie sull'eolico promosse in alcune regioni e agitate da uno pseudo-ambientalismo che non si rende conto dell'urgenza di trovare alternative alle fonti fossili di energia ambientalmente accettabili, la bocciatura della Corte Costituzionale della moratoria in Puglia richiede una risposta costruttiva che favorisca il pieno sviluppo dell'eolico, pur garantendo con opportuni vincoli le zone più delicate dal punto di vista ambientale e paesaggistico".<BR><BR>I motivi per spingere l'acceleratore verso uno sfruttamento più intenso dell'energia del sole e del vento sono tanti. Significa prepararsi all'era del dopo petrolio incrementando la quota di autosufficienza energetica; significa futuri tornaconti economici, a iniziare dal prezzo che non rispettare gli impegni di Kyoto ci costerà in termini di penali per ogni tonnellata di C02 prodotta; significa favorire uno sviluppo sostenibile; significa, infine, creare occupazione per migliaia di persone soprattutto nel Meridione, la zona più ricca di risorse rinnovabili.<BR><BR>Secondo il rapporto di Greenpeace, malgrado lo scetticismo dispensato da più parti, le potenzialità di queste due fonti sono enormi. Se su scala mondiale come detto nel 2050 si potrebbe arrivare al 34% dell'energia prodotta dal vento, per l'Italia con le necessarie politiche sarebbe possibile avvicinarsi all'obiettivo del 25% di energia prodotta da rinnovabili fissato dall'Unione Europea per il 2020. Oggi siamo al 18%, ma la parte del leone la fa l'idroelettrico.<BR><BR>Uno dei passi da compiere lungo questa strada, secondo Greenpeace, è proprio quello di trasformare il traguardo posto da Bruxelles in un impegno vincolante, con tanto di procedure d'infrazione in caso di mancato raggiungimento. Prima ancora è però necessario rivedere la politica degli incentivi. "Le aziende che producono i massimi profitti in questo periodo - ha ricordato Francesco Tedesco di Greenpeace - sono quelle petrolifere, occorre dirigere una parte di questi soldi verso investimenti a favore delle rinnovabili e dirottare i sussidi statali erogati alle fonti fossili e assimilabili, pari nel solo 2005 a 3,1 miliardi di euro, sul solare e l'eolico".<BR><BR>Aldo Iacomelli, dell'Ises Italia, ha sottolineato anche la necessità di rivedere le modalità con cui verranno presto rinnovati i finanziamenti previsti dal conto energia a sostegno del fotovoltaico. Occorre, ha spiegato, "abbattere il limite alla potenza solare finanziabile attraverso il conto energia", in quanto "da noi lo strumento ha avuto il merito di rilanciare l'installazione dei pannelli, ma va tolto il tetto di 85 Megawatt e snellita la procedura". Nel 2005, a fronte di una richiesta di circa 1300 Megawatt è stato ammesso all'incentivazione meno di un terzo della domanda.<BR><BR>(7 dicembre 2006)<BR>www.repubblica.it


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MessaggioInviato: lun dic 11, 2006 17:40 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
Messaggi: 216
Dalla Sardegna sono partite alcune mail di protesta, alle quali Onufrio ha risposto a stretto giro di posta elettronica, chiarendo che ha grande stima del Presidente Soru, ma che sull'eolico non fanno sconti a nessuno. Pensiamo che Greenpeace non conosca bene il problema dell'eolico nella nostra regione e soprattutto che abbia confuso un "blocco" con la necessità di stabilire prima regole certe. Il blocco poi è solo parziale, gli impianti in fase avanzata di costruzione non sono stati toccati dal provvedimento. Ciao


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