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MessaggioInviato: gio mar 24, 2005 01:35 am 

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Puglia Calabria Campania Basilicata Molise : la dimenticata questione meridionale.<br>Puglia, Calabria, Basilicata e Campania Molise : La Questione Meridionale . <br> <br>Questo piccolo summer è per i più giovani che sono veramente interessati al sud Italia . <br> <br>Alla Radici della Questione Meridionale . <br> <br>In un saggio di Antonio Gramsci non terminato in quanto incarcerato : Alcuni temi della questione meridionale , vi è una tesi sulla nascita della questione meridionale, si tratta di una tesi e come tutte le tesi è di natura interpretativa e non di valore assoluto . <br>La tesi sostenuta da Gramsci è sulla contrapposizione tra blocco sociale del Sud di natura prevalentemente contadina e il blocco sociale del nord di natura industriale ed operai. <br>In altri termini si può affermare che vi era un meridione con una struttura economica con Forme Precapitaliste ed un nord con Forme capitalistiche. <br> <br>Dal punto di vista reddituale vi era un fortissima differenza tra gli operai del nord e i contadini del sud . <br>Secondo Gramsci ‘ Il mezzogiorno può essere definito una grande disgregazione sociale ‘. <br> <br>E inoltre nel Nord già all’epoca vi erano dei luoghi comuni sui fannulloni meridionali , secondo Gramsci i propagandisti del NORD ( la lega nord del tempo ) sembra un comizio di Borghezio ma siamo nel 1920 affermavano : ‘ Il mezzogiorno è la palla di piombo che impedisce più rapidi progressi allo sviluppo civile dell’Italia, i meridionali sono biologicamente degli esseri inferiori, dei semibarbari o dei barbari completi ‘. <br> <br>Il blocco sociale individuato da Gramsci è unico ( agrario) ma al proprio interno stratificato : <br> <br>a) Massa di contadini amorfa e disgregata. <br>b) Intellettuali della piccola e media borghesia <br>c) Grandi proprietari latifondisti <br>d) Grandi intellettuali <br> <br>Nel rapporto tra contadini e intellettuali vi è l’approccio innovativo Di Gramsci ma dentro la forte contrapposizione con il Nord industriale e soprattutto nella drammatica ‘ grande disgregazione sociale’ del sud. <br> <br>La Situazione Meridionale . <br> <br>Nel 1969 la popolazione meridionale ( 5 regione meridionali più Sicilia e Sardegna rappresentava il 40 % della popolazione con il reddito uguale al 50 % rispetto alla popolazione del Nord . <br>Reddito per abitante era 1.200.000 di vecchie lire nel nord contro 550.000 nel sud per abitante . <br>Per quanto riguarda la struttura economica il gap tra la struttura economica del nord e del sud fa riferimento ad impostazioni diverse ma non contrapposte : <br>1) la prima tesi va riferimento ad una insufficienza di accumulazione del capitale. <br>La tesi sostenuta era che i meccanismi di mercato non erano in grado ‘spontaneamente ‘ di avviare lo sviluppo economico e il processo di industrializzazione , questa affermazione senza inutili ‘ideologismi puerili ‘. <br>‘ E al riguardo giova rilevare che con il nuovo tipo di azione pubblica adottata in questo secolo dai paesi ad economia di mercato NON SICOMPIE una scelta ideologica contro l’iniziativa di mercato a favore dell’intervento dello stato . <br>e ‘ la formazione del capitale diviene una funzione pubblica ‘ ( Saraceno ). <br>Del resto in un clima politico da ultima guerra arriva il ‘tranquillo’ Pareto ‘ ‘ la produzione dovrà essere organizzata esattamente ( allo stesso modo ) sia in un regime di libera concorrenza che in una organizzazione socialista ‘ , è un problema di matematica grosso modo . <br>2) la seconda tesi è il ‘dualismo’ in estrema sintesi il sindacato forte nel nord ha mantenuto i salari elevati, questi salari contrattuali elevati hanno costretto le imprese ad elevare la ‘dimensione ottima ‘ per diminuire i costi fisi con organizzazioni aziendali tayloriste la nascita della grande azienda fordista mentre nel sud il sindacato debole, salari bassi le imprese non hanno dovuto incrementare l’efficienza utilizzando grande quantità di lavoro a basso costo con fenomeni di mancata crescita delle aziende e lo sviluppo dei 'lavoratori autonomi’ tipici delle economie sottosviluppate che vivono nelle economie sommerse. <br> <br>In questo contesto nasce la programmazione economica e le politiche di settori industriali .


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MessaggioInviato: lun mar 28, 2005 19:54 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:00 pm
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Re: Puglia Calabria Campania Basilicata Molise : la dimenticata questione meridionale. 2<br>Puglia Calabria Campania Basilicata Molise : la dimenticata questione meridionale ( Parte 2 ). <br> <br>Qualcuno sostiene che le regioni meridionali sono profondamente cambiate e che comunque ora vi sono notevoli differenze tra le singole regioni meridionali ( alcune sono molto più sviluppate di altre ) . <br>Se esaminiamo la struttura dei Consumi in modo empirico questo è vero, ma sempre in modo empirico la disoccupazione ‘strutturale ‘ è rimasta molto elevata , il lavoro standard ( contratto a tempo indeterminato ) è ancora una chimera , un risultato quasi impossibile e lo sviluppo avviene con una economia sommersa in nero e con qualche ‘ aiutino’ da parte dell’illegalità. <br> <br>La seconda obiezione sostiene che la programmazione economica riguardava l’ intera economia italiana non solo il mezzogiorno . <br>‘ Secondo il Saraceno il processo spontaneo non ha portato all’unificazione economica del paese. Esso sembra in grado di risolvere dell’occupazione con modalità che non garantiscono un adeguato sviluppo del mezzogiorno . <br>La pianificazione ( oggi forse andrebbe utilizzato il termine programmazione democratica ( teorizzato da Caffe ) in Italia deve essere concepita al fine di raggiungere uno sviluppo più equilibrato del paese ed anche una crescita adeguata di certi consumi pubblici ( istruzione, assistenza, edilizia popolare sovvenzionale … eccettera ) . Cit. da Lombardini in Graziani Econ . Italiana 1945-1970 ). <br> <br>Il dibattito sulla programmazione in Italia è stato enorme tra gli economisti ma ha avuto anche un forte e contrastato dibattito nella Costituente ( III Sottocomissione ) che si è concluso con l’articolo 44 ,al fine di ……stabilire equi rapporti sociali la legge impone …………..la ricostruzione delle unità produttive ; aiuta la piccola e media proprietà . <br> <br>Per lo sviluppo del Mezzogiorno è fondamentale ritornare a Keynes anche se è necessario un vigoroso processo di innovazione ed attualizzazione. <br>In un discorso radiofonico del 14/3/1932 Keynes affermava : <br>‘ Possiamo accettare la pianificazione senza essere comunisti, socialisti o fascisti ( si è dimenticato il nazismo con il secondo piano quadriennale ….) , ma è possibile senza …un cambiamento nel modo di funzionamento del governo democratico ? <br> E’ forse il problema dei problemi . <br>Due sono gli esempi ( meglio i sogni ) importanti secondo Keynes : <br>1) ‘il piano quinquennale russo ha assalito e catturato l’immagine del mondo ‘Questo sogno NON può ancora essere considerato un successo già conseguito, è troppo presto per dirlo, ma non è neppure il grottesco fallimento che molta gente saggia e piena di esperienza si aspettava ‘. <br>2) Secondo esempio citato da Keynes : la seconda forza ed esempio proviene dal Fascismo italiano , che con una mentalità opposta , sembra aver salvato L’ Italia dal caos e stabilito un ragionevole livello di prosperità materiale in un paese povero e sovrappopolato . <br>Ma avverte Keynes che un inglese quando apprende che un treno italiano ha viaggiato in orario ( aggiungiamo con il riscaldamento funzionante ….) rimane assai colpito e arriva alla conclusione che il Fascismo ha ottenuto un successo sbalorditivo…… . <br> <br>Queste affermazioni di Keynes vanno contestualizzate nella grande crisi del 1929 che ha colpito gli Stati Uniti prima e l’Inghilterra poi. <br> <br>Egli afferma il totale fallimento del sistema economico degli Stati Uniti e dell’Inghilterra ( nella grande Crisi ). <br>Per uscire dalla crisi ‘ la pianificazione statale diretta al mantenimento del livello ottimale della produzione industriale e dell’attività economica e all’abolizione della disoccupazione è il più importante e al tempo stesso il più difficile compito che abbiamo davanti a noi’ . <br>Infine vi il problema dei problemi , la democrazia politica di fronte alla pianificazione, democrazia ed elezioni, rimandiamo alla attualità odierna e alla fine di questa analisi . <br> <br>In Italia il dibattito tra economisti è stato molto vigoroso anche se i risultati di questo dibattito hanno avuto effetto in modo diverso in Francia ed in Germania ma non più in Italia questo per un deficit di formazione di tutta la classe politica italiana ( sinistra compresa ). <br> <br>Le posizioni degli economisti in Italia riguardo alla Programmazione ed in riferimento allo sviluppo del Mezzogiorno sono riferibili a tre idee guida e quindi a tre posizioni : <br> <br>1) la prima posizioni si trattava di dare indicatori economici per cercare di ‘guidare’ dall’esterno le decisioni strategiche ed investimento degli operatori privati e pubblici. <br>2) La seconda posizione prevede l’intervento dello Stato diretto ma come attività suppletiva alla centralità del mercato Fondamentale era l’intervento di programmazione economica contro le diseguaglianze settoriali e territoriale quindi la centralità della questione meridionale. <br>Correggere le disuguaglianze del Sud portando gli Investimenti ove vi è capacità di Forza Lavoro NON utilizzata Gli strumenti sono indiretti per modificare le decisioni degli operatori ma anche se questi non sono sufficienti in questo caso è possibile l’intervento della impresa pubblica nei vari settori . <br>Secondo il Saraceno : ‘ le nuove attività produttive stabilite secondo le indicazioni del piano, in modo da rimediare all’insufficiente sviluppo di alcune produzioni e alle ripercussione negative delle tendenze di concentrazione geografica, debbono essere gestite con criteri simili a quelli con cui sono gestite le imprese private ed organizzate con le stesse formule giuridiche ‘. ( cit .Lombardini In Graziani ). <br>Il tema della separatezza tra la gestione e il livello politico verrà ripreso in quanto è ‘il problema dei problemi ‘. <br>3) La Terza Posizioni può essere definita di programmazione economica per delle riforme di struttura. <br>Il ruolo delle aziende pubbliche non è solo residuale ma anche strategico, penalizzare le aziende che investono in settori e siti ritenuti antieconomici o non socialmente produttivi. Equilibrio tra produzione, occupazione . e settori industriali . <br>Possibilità di nazionalizzazioni nei settori che vengono ritenuti improduttivi per i privati, o settori a forte impatto sociale. <br> <br>Questi appunti hanno il duplice scopo di dare alcuni piccoli elementi di riflessione di come il dibattito e gli interventi programmatici erano di altissimo livello e passione ( per esempio il lavoro e il dibattito della Commissione per la programmazione economica ) e di come oggi la situazione di analisi politica sia oggettivamente scaduta , e di preparare alcune idee da sviluppare per un programma economico ( potremmo dire di un piano ) per le regioni del meridione.


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MessaggioInviato: sab apr 09, 2005 22:04 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:00 pm
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Re: Puglia Calabria Campania Basilicata Molise : la dimenticata questione meridionale. 3<br>Puglia Calabria Campania Basilicata Molise : La dimenticata Questione Meridionale ( 3). <br> <br>Per concludere questo piccolo summer arrivando ai giorni nostri si propongono alcune considerazioni in totale libertà senza una ‘trama’ precostituita . <br>La prima domanda è perché negli anni 60 nelle regioni delle mezzogiorno governate dal centro sinistra vi è stato un completo fallimento nelle politiche economiche di sviluppo . <br> <br>La prima risposta è stata che la classe dirigente politica del sud era basata sul clientilismo. <br>Il clientilismo era il cemento unificante e strutturale della forma - partito, e dell’economia. <br>La seconda questione che ha impedito lo sviluppo è stata la mafia, camorra e sacra corona . <br>Su questo aspetto è necessario denunciare qualsiasi ceto politico compromesso o attiguo alla mafia. <br>In questo orribile contesto sembra che ci sia stato il totale disimpegno degli economisti ( quelli veri ), di tutti gli economisti ( questo in quanto non volevano avere relazioni con una classe politica collusa ) mentre i politici non erano in grado ( non avendo le conoscenze ) per intervenire. <br> <br>Il problema della Democrazia sostanziale e la separazione tra economia e politica è fondamentale ed all’origine del fallimento delle politiche applicate negli anni 50 e 60. <br>Una ipotesi analitica è una specie di ‘autority ‘ che potremmo denominare ‘ Commissione Centrale per la Gestione Risorse Umane’ la quale composta da accademici esperti in materia nomina il management garantendo la totale autonomia dalla politica. <br> <br> <br>Ci sono stati nel passato tanti fallimenti ma attualmente abbiamo 2 realtà assolutamente importanti. <br>1) La prima è la realtà Di Catania con la MST Microelectronic , è la dimostrazione concreta che il mix Politica Economica e Politica Industriale ed anche un Amministratore Delegato con della solida ‘mission’ sono possibili importanti risultati. <br>2) La seconda esperienza è il porto di Gioia Tauro , inteso qui come esperienza di Grande Industria , anche qui con un ruolo fondamentale del manager proveniente dal mondo universitario . <br>In vece una grave mancanza per l’ Italia è la mancanza di un Centro di Calcolo Nazionale una mancanza che ha dell’incredibile (anche se esiste il Centro di Calcolo per le Università ). <br> <br>Uno degli aspetti di primaria importanza è l’intermediazione finanziaria . <br> <br>Si o No alla banca mista è un problema che riguarda gli economisti che studiano la materia complessiva. <br>Con enorme ritardo si è aperto un dibattito su una Banca per lo Sviluppo del Mezzogiorno, qualcuno ora deve chiedersi di chi è la responsabilità quando in Italia ci sono regioni che hanno istituti quali il Mediocredito Regionale e società finanziarie diretta emanazione della istituzione regione . <br> <br>La Banca deve avere una proiezione nel medio lungo termine con interventi , quindi lo strumento possibile più che una banca ‘tradizionale’ potrebbe essere la costituzione di un Istituto mobiliare di credito per lo sviluppo delle imprese . <br> <br>A livello regionale oltre ai tradizionali strumenti ( Medicredito Regionale e finanziarie delle regioni ) strumenti che erano state progettati negli anni 50 , l’aspetto innovativo potrebbe essere la costituzione a livello regionale di Banche a sostegno delle famiglie di credito ordinario a breve. <br>Gli strumenti probabilmente più idonei sono le Banche Etiche costituite dagli enti regionali. <br>L’idea base e che il piccolo credito alla famiglie si espande in modo cooperativo tra i ‘consumatori’ in rapporto alla regolarità dei contributi e alla compartecipazione delle famiglie stesse. <br> <br> <br>Una ipotesi organizzativa potrebbe essere la creazione di una ‘Commissione per lo sviluppo e la programmazione economica del Meridione’ seguendo gli esempi storici per esempio del Piano Vanoni e del ‘Rapporto Saraceno ‘ . <br>Questa commissione potrebbe essere istituita all’interno dell’Ulivo tra studiosi ed accademici . <br>All’interno della Commissioni potrebbe essere costituito un gruppo di giovani ricercatori ‘econometristi’, ritornando alla capacità del progetto e alla capacità delle idee come capacità di astrazione e di generalità con la volontà, la capacità e la passione e infine la speranza di cambiare la realtà . <br>E’ importante riprendere una politica di analisi e programmazione dei settori industriali che comporti un riequilibrio economico e occupazionale. <br>Nel SUD non è convincente la tesi sostenuta da alcune regione del nord gestite dall’Ulivo che le politiche devono essere concentrate nell’azienda come unità TOTALE e complessiva, nel meridione questa tesi non è condivisibile per vari motivi che sono già stati analizzati, ma anche perché vi un dibattito in corso sullo sviluppo dell’economia italiana negli anni 50 che è stato secondo alcuni troppo ‘irruento’ nel NORD Italia rispetto ad altri paesi europei e che questo ha creato squilibri tra i settori produttivi e questo nel lungo periodo è stata una debolezza per l’intero sistema economico italiano . <br> <br>La sintesi generale è la capacità di coniugare politiche che vengono definite ‘dirigistiche’ che sono necessarie per lo sviluppo e mantenimento della grande industria con politiche ‘offertistiche’ anche basate su politiche di ‘job creation’ basate sulla capacità di soggetti individuali e di soggetti collettivi di creare ed inventare realtà produttive ed occupazionali . <br>Sul nesso tra ‘vecchi’ distretti industriali e nuove organizzazioni che si evolvono con nuove organizzazioni aziendali in rete ma mantenendo uno stretta relazione con il territorio ( cluster territoriali) è già stato scritto qualcosa in questo forum, cosi come un altro capitolo da analizzare è l’impatto che l’Economia delle Conoscenza ‘ può avere nel tessuto meridionali che ( nell’ambito delle conoscenze ) è sempre stato ad alto valore aggiunto. <br> <br>Per concludere Due Emergenze assolute . <br> <br> <br>La crisi di alcuni settori dell’economia meridionale. <br> <br>In una situazione di crisi ‘strutturale’ in alcune zone in verità molto poche si sono sviluppate delle realtà produttive importanti, queste realtà come è noto sono in grave crisi per la concorrenza di paesi quali cina ed india. <br>La proposta d’intervento per le regioni meridionali non è l’applicazione dei dazii anche perché non sarebbero di competenza europea, ma invece di approfondire alcune idee che sono in progress per esempio negli Stati Uniti. <br>L’ utilizzo per esempio di computer di ultima generazione con enormi potenze di calcolo potrebbe permettere il calcolo del Lavoro incorporato nei prodotti fabbricati in Cina . <br>Questo calcolo potrebbe anche comportare un calcolo della ‘Tax Social’ cioè una tassa SOLIDALE su base volontaria che il Consumatore potrebbe riconosce ai lavoratori cinesi che hanno prodotto il bene economico . <br>Non si tratta di dazii in quanto il pagamento è volontario da parte del consumatore e l’ambito è quello già esistente del commercio equo e solidale . <br>Su questo argomento l’atteggiamento dei politici della Federazione NON è condivisibile, si tratta di atteggiamenti convenzionale e sbagliati in quanto non tengono dell’analisi della vita lavorativa ne degli operai nel mezzogiorno ne degli operai in Cina . <br> <br>Disgregazione Sociale Lavoro e Valore D’Uso . <br> <br>La Disgregazione Sociale sta raggiungendo livelli impressionanti, in alcune città ‘agli stranieri’ è impedita la vista turistica . <br>La questione lavoro in questo contesto necessita di qualcosa di nuovo e diverso . <br>E’ necessario distinguere una ‘Indennità di Disoccupazione’ da uno stipendio basato sul Valore d’Uso. <br>L’Indennità Di Disoccupazione ha comunque carattere eccezionale e di mera assistenza. <br>Si propone un ragionamento diverso . <br>In una società disgregata i ‘bisogni’ delle persone sono enormi. <br>Il lavoro ‘Valore d’Uso’ è il lavoro che soddisfa i bisogni che emergano dalla società. <br>La produttività è la capacità di modificare e riorganizzare i flussi conoscitivi e organizzativi e di creare una produttività sociale che è qualità della vita . <br>La confusione in Italia tra produttività e efficienza è notevole anche in ambienti non sospetti, potremmo definire in questo contesto la produttività il valore d’uso ( beni e servizi) mentre il Valore di Scambio misura l’efficienza. <br>La disgregazione sociale in alcune città del sud è in forte aumento, necessità di progetti ‘shock’ , in questo contesto di emergenza è necessario un piano del lavoro , ma nel concreto sono necessari nuovi contratti SOCIALI di lavoro che nell’emergenza ed eccezionalità della situazione siano esenti da contribuzione previdenziale ed non soggetti ad imposizione fiscale. <br> <br>In sintesi le cose sono molte semplici, l’ulivo per la questione Meridionale ha tre soluzioni : <br> <br>1) Non fare nulla, diciamo la continuità con il presente. <br>2) Sviluppare un sistema di potere clientelare ( come negli anni 60 ). <br>3) Sviluppare l’innovazione con progetti concreti ed un piano per lo sviluppo del SUD.


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