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MessaggioInviato: mer feb 16, 2005 01:44 am 
sagge considerazioni<br>Mi pare che questo articolo di Ilvo Diamanti meriti di essere letto e preso in seria considerazione. <br> <br>Saluti <br> <br>allanfra <br> <br>Il centrosinistra e il canto delle sirene <br>Ilvo Diamanti - la Repubblica - 14/02/2005 <br> <br>-------------------------------------------------------------------------------- <br> <br> <br>SI LEGGONO e sentono discorsi a senso unico, in vista del prossimo voto regionale. Prevedono, sondaggi alla mano, una marcia trionfale del centrosinistra. Narrano dello sconcerto della Cdl, alle prese con problemi interni ed esterni. Incapace di stringere intese o almeno patti di non belligeranza con partiti (la "lista Mussolini" e i radicali) fuori dalle coalizioni, ma utili in una competizione che appare equilibrata in molte regioni. In difficoltà nel mediare fra le rivendicazioni degli alleati, in tema di candidature. Così sulla stessa stampa vicina alla CdL si leva il grido d´allarme: il centrodestra gioca a perdere. E si mette in discussione la conferma di figure forti, come Ghigo in Piemonte, Storace nel Lazio, Fitto in Puglia. <br>Vale la pena di soffermarsi su questa singolare storia, che sembra ripetersi, perché richiama alla memoria le ultime elezioni regionali, del 2000. Anche allora, infatti, i sondaggi davano in vantaggio il centrosinistra. Anche quelli commissionati dall´Ulivo e in particolare da D´Alema, allora presidente del Consiglio. Il quale, com´è noto, nutre una certa diffidenza nella capacità predittiva dei sondaggi. Giustificata, perché i sondaggi offrono informazioni utili per capire e decidere, non profezie. Nell´occasione, tuttavia, preferì prenderli per buoni. E sfidò Berlusconi, allora leader dell´opposizione: se il centrosinistra non avesse prevalso nella maggioranza delle Regioni egli si sarebbe dimesso. Difficile immaginare che D´Alema avesse cambiato radicalmente parere sui sondaggi. È più probabile, invece, che gli interessasse, allora, sanare l´anomalia di una premiership senza investitura elettorale, perché avvenuta in seguito alla caduta di Prodi. Più dei sondaggi, inoltre, si fidava della capacità di mobilitazione del centrosinistra e dell´appeal dei suoi candidati sul territorio, che ne avevano favorito il successo alle elezioni amministrative precedenti. Intendeva, dunque, investire sul piano politico un vantaggio competitivo fondato su risorse territoriali. L´esito della competizione, come ricordiamo, contrariamente alle previsioni di D´Alema e dei sondaggi premiò il centrodestra. E D´Alema si dimise, con coerenza (non lo fa quasi nessuno in questo paese). Conviene rammentare questo precedente inquietante, per il centrosinistra. Perché suona come un invito alla cautela. A non vendere la pelle dell´orso Ma, prima ancora, perché offre alcuni elementi utili a interpretare meglio il significato del prossimo voto regionale. Dei meccanismi istituzionali, politici e sociali che ne determinano il risultato. <br>L´errore di previsione del 2000 è stato provocato, in parte, dalla duplice discutibile convinzione che sul giudizio degli elettori prevalessero, in modo decisivo, due fattori: (a) la dimensione regionale e (b) la personalità del candidato. Per cui gli attori politici, ma anche gli analisti e i sondaggisti, interpretarono il confronto regionale come si trattasse di un voto presidenziale. O, per restare a casa nostra, per il sindaco. Sbagliando. Perché i presidenti di Regione, per quanto eletti direttamente, agli occhi dei cittadini appaiono relativamente sfocati. Ancora oggi (se si prescinde dalle regioni più grandi, "esposte" ai media; se si prescinde dai governatori che erano noti ben prima di assumere l´attuale carica, come Formigoni, Bassolino, Storace, Illy o Soru), la percentuale di cittadini che ne conosce il nome non si dice il volto è largamente minoritaria. In più, nonostante la grande enfasi posta sull´autonomia regionale gran parte dei cittadini non sa di preciso cosa faccia la Regione; di che sia responsabile. Tanto che mostrano alcuni sondaggi i problemi legati alla sanità, particolarmente sentiti dalla popolazione, vengono attribuiti, perlopiù, al governo, più che alle Regioni, che ne sono competenti. Così le motivazioni "locali" del voto regionale restano deboli. D´Alema, nel 2000, facendone l´arena in cui sfidare Berlusconi, lo politicizzò del tutto. Una questione personale (e nazionale) fra lui e il leader della CdL. La competizione fra i candidati governatori, così, restò sullo sfondo. Tanto che, come hanno mostrato le ricerche di alcuni politologi (Antonio Agosta, per primo), il contributo "personale" dei candidati presidenti al voto della coalizione risultò, nella maggior parte dei casi, limitato. Per cui l´intera consultazione venne condizionata dal clima politico nazionale, allora nettamente favorevole al centrodestra. <br>Non è un bel precedente, per il centrosinistra. Per questo vale la pena di ricordarlo. Anche se, si può obiettare, contrariamente al 2001, il vento dell´opinione pubblica oggi soffia a favore del centrosinistra. Tuttavia, tanto ottimismo, da parte dell´Unione (ultima e, si spera, definitiva sigla del centrosinistra), non sembra giustificato. Mentre il pessimismo del centrodestra appare almeno sospetto. <br>Quanto alle previsioni di "vittoria". Tutti i sondaggi propongono stime molto incerte nelle regioni in cui il centrosinistra mira a rovesciare il verdetto del 2000. In Calabria e in Liguria. Ma soprattutto nel Lazio, Puglia, Piemonte: decisivi nell´imporre la lettura complessiva del voto. Regioni demograficamente e mediaticamente rilevanti, i cui Presidenti uscenti, per questo, sono più noti. La cui esperienza di governo può costituire, più che altrove, un vantaggio competitivo. <br>Inoltre, vale la pena di riproporre la questione già sottolineata: conviene al centrosinistra caricare di significato politico nazionale un voto regionale, visto che le sue basi organizzative, il suo radicamento, la sua esperienza amministrativa, la qualità dei suoi candidati, normalmente, lo avvantaggiano nelle elezioni territoriali <br>C´è poi una considerazione di convenienza. Il risultato di una consultazione elettorale si valuta, sempre più, in base alle aspettative. Alle premesse e alle promesse. Il centrosinistra appare, sotto questo profilo, particolarmente "abile" ad alzare l´asticella da scavalcare, per superare la prova. In altri termini, accredita previsioni troppo ottimiste, fatte apposta per creare delusione. Profezie che si autosmentiscono. È avvenuto così l´anno scorso, quando la Lista Unitaria pose, come obiettivo atteso, non la somma dei voti ottenuti alle precedenti elezioni politiche, cioè il 31, ma addirittura il 33 (e i più pensavano al 34). Così, il 31 raccolto dalla Lista unitaria apparve ai commentatori (e ai suoi stessi leader) deludente. Anche se si era imposta, in 84 province, come la formazione politica più votata. <br>Anche per questo è meglio che il centrosinistra eviti di "politicizzare" il voto regionale. Di alimentare troppe attese. Mentre è opportuno diffidare del pessimismo ostentato dai commentatori di centrodestra, troppo solleciti a profetizzare la sconfitta della coalizione amica per non essere sospetti. In questo modo, infatti, si sta creando un clima di opinione che rischia di ridimensionare gli effetti di un (eventuale) successo elettorale dell´Unione che non sia davvero clamoroso. Berlusconi, da parte sua, stabilirà la posta in gioco "dopo", non prima del voto, contrariamente a D´Alema. Regionalizzerà il significato della consultazione in caso di sconfitta del centrodestra; lo nazionalizzerà, in caso di vittoria. <br>Non conviene, al centrosinistra, ascoltare le sirene che sanciscono il suo trionfo, prima ancora di votare. Né credere ai lamenti degli avversari. <br>Per motivi di prudenza politica, di strategia comunicativa. <br>E perché porta sfortuna. <br> <br> <br>--------------------------------------------------------------------------------


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