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MessaggioInviato: mer giu 15, 2005 12:03 pm 
quale strategia per l'Unione Europea?<br>«La competizione con India e Cina si può vincere con le riforme» Blair:«Europa: meno agricoltura, più ricerca» Il premier britannico si scontra con Chirac sul bilancio Ue: «Tra noi c'è un fossato». Sulla Costituzione: «Dispiaciuto del no francese» <br> <br>Signor Blair un accordo sul bilancio europeo è possibile? <br> <br>«È possibile, a condizione che ciascuno comprenda che l’accordo deve essere equo per tutti. Come sapete, nel corso degli ultimi dieci anni il nostro contributo netto è stato due volte e mezzo superiore a quello della Francia. Senza lo sconto, sarebbe stato quindici volte maggiore. Non intendiamo tornare a una situazione nella quale saremmo noi a pagare di più, a meno che non si proceda a un fondamentale riesame del settore in cui impieghiamo questo denaro. Non sono del tutto contrario a discutere dello sconto, a metterlo sul tavolo e cercare un sistema razionale per finanziare il bilancio europeo. È però importante chiarire che lo sconto è solo un meccanismo volto a correggere un sistema di pagamento che, altrimenti, sarebbe grossolanamente ingiusto. La ragione dello sconto risiede nel fatto che continuiamo a spendere circa il 40 per cento del budget europeo per l’agricoltura». <br> <br>Continua dunque a sostenere che prima di toccare lo sconto si debba ridurre la spesa agricola? <br> <br>«Vorrei che l’intero bilancio fosse riesaminato. Se si vuole agire sullo sconto, occorre modificare il modo in cui funziona il sistema e rivedere le cause che sono all’origine del rimborso stesso». <br>Non è difficile chiedere alla Francia delle concessioni <br> <br>sull’agricoltura dopo il «no» al referendum, che ha già espresso una protesta contro l’Europa? <br> <br>«Credo che la reazione negativa all’Europa sia la stessa in Francia, Olanda, Gran Bretagna e Germania, dove sarà senza dubbio molto difficile vincere un referendum, se ce ne sarà mai uno. Possiamo trarne una lezione e rispondere, oppure fare finta di nulla. So bene che secondo alcuni questa situazione rende ancora più importante la conclusione di un accordo sul bilancio. Un nuovo compromesso sulla questione dei finanziamenti, però, non risponderà alle vere aspettative. Che sono, quelle sì, fondamentali. Le persone ci domandano: "Intendete rispondere alle nostre inquietudini di cittadini europei?". Ciò che preoccupa la gente è l’economia, la globalizzazione, la spinta di Cina e India, le economie a bassi costi salariali che producono beni a forte valore aggiunto, la sicurezza, l’immigrazione, la criminalità organizzata, il traffico di esseri umani... Se indicassimo una direzione politica chiara su questi punti, avremmo in Europa un’atmosfera totalmente diversa». <br> <br>In Francia, alcuni temono che la Gran Bretagna trascini l’Europa sulla strada di un club di libero scambio pronto a rinunciare all’integrazione politica... <br> <br>«Desidero dirle una cosa molto chiara: noi siamo favorevoli al modello sociale europeo. Noi stessi abbiamo il nostro modello sociale. Spendiamo per combattere la disoccupazione più di qualsiasi altro Paese in Europa. Investiamo in istruzione più di chiunque altro. Abbiamo introdotto il salario minimo, migliorato il congedo parentale...». <br> <br>Parlare di modello liberale anglosassone è dunque un malinteso? <br> <br>«Sì. È assolutamente un malinteso. Siamo a favore di una dimensione sociale molto forte. Che, però, deve adeguarsi al mondo attuale. Nel mondo in cui viviamo occorre trovare continuamente il modo di adattarsi ed essere flessibili. La Cina e l’India lanciano una sfida maggiore, che preoccupa anche gli Stati Uniti. Il punto non è più sapere come Germania, Francia e Gran Bretagna si facciano concorrenza in Europa, ma sapere come noi affrontiamo il mondo esterno. Dovremo destinare il nostro denaro alla scienza, alla tecnologia, alle competenze, al sostegno alle piccole imprese». <br> <br>La Costituzione europea vale la pena di essere salvata? <br> <br>«Secondo alcuni sarei stato felice della vittoria del "no" al referendum francese. Non è così. Ero favorevole alla Costituzione. Continuo a pensare che sia necessario un buon sistema di regole per governare il futuro dell’Europa». <br> <br>Ma la Costituzione ormai è morta? <br> <br>«Non credo che si possa dire così. Questa non è certamente la posizione del mio Paese. Possiamo dire che se si elabora un insieme di regole e si tenta di imporlo alle persone senza contestualizzarlo né indicare una rotta, allora si va incontro a seri problemi. Il referendum l’ha reso evidente. Nel momento in cui l’Unione si allarga, soprattutto con la prospettiva dell’ingresso della Turchia, le persone si preoccupano, è naturale. Si preoccuperebbero di meno, però, se potessero scorgere la direzione globale nella quale stiamo andando e se potessero individuare un progetto». <br> <br>È favorevole a rinviare la ratifica della Costituzione, oltre novembre 2006? <br> <br>«Si può studiare una soluzione di questo tipo, non sono contrario. Penso che sarebbe sensato osservare una pausa di riflessione. La mia personale opinione è che per il momento non avrebbe senso proseguire con i referendum». <br> <br>È possibile salvare in un altro modo alcuni elementi della Costituzione? <br> <br>«È troppo presto per discuterne. La Costituzione è stata il risultato di un negoziato molto difficile. Ho constatato che i francesi si chiedevano se la Costituzione rendesse più o meno probabile un’economia liberale sul modello anglosassone. Non penso che la Costituzione risponda a questa domanda. Nessuna Costituzione può rispondere. Solo la politica può». <br> <br>La sua presidenza dell’Ue, a partire dal primo luglio, si prospetta difficile. <br> <br>«Sì, si prospetta difficile, ma dovremo tracciare una linea politica chiara. Dovremo lavorare alla riforma economica; assicurarci un parziale alleggerimento del fardello delle regolamentazioni imposte alle società europee; garantire che Bruxelles si concentri sulle questioni che interessano la popolazione, senza interferire lì dove non sia necessario, e che si agisca in maniera coordinata contro la criminalità organizzata e l’immigrazione. Senza tralasciare l’ambiente e il sostegno allo sviluppo. Occorre che le persone vedano che l’Europa agisce». <br> <br>Due anni dopo la guerra in Iraq, cosa prova a vedere Chirac e Schröder impantanati nelle loro difficoltà politiche interne? <br> <br>«Le loro difficoltà non hanno niente a che vedere con la guerra in Iraq. Anche a me la guerra ha causato grandi difficoltà politiche. Nutro profondo rispetto per questi due uomini. Ciò di cui sono convinto, è che riformare sia difficile. In Gran Bretagna, stiamo per avviare una profonda riforma dei finanziamenti alle università. Questo ci aiuterà a garantire il nostro futuro, ne sono convinto. C’è, però, un prezzo da pagare, anche in termini elettorali. Ogni mattina, quando mi sveglio, ciò che mi colpisce di più è, semplicemente, la velocità del cambiamento. L’Europa corre il rischio di rivelarsi un animale che evolve molto lentamente, in una giungla piena di antilopi». <br> <br>Luc de Barochez <br>Pier Rousselin <br>© Le Figaro / Agenzia Volpe <br>(Traduzione di Maria Serena Natale9 <br> <br>saluti <br>Babar


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