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MessaggioInviato: ven apr 09, 2004 10:42 am 
Il valore dell’Unione. Progetto per l'Europa<br>da www.unitinell'ulivo.it <br>================ <br> <br>7 Aprile 2004 <br>Il valore dell’Unione. Progetto per l'Europa <br>La posizione della Fondazione Critica Liberale e della rivista “Gli Stati Uniti d’Europa” presentata all’attenzione di tutti i partiti del centrosinistra, delle associazioni e dei movimenti politici. <br> <br>LE RAGIONI DELL’UNIONE <br>E IL FALLIMENTO DELL’ITALIA. <br> <br>Nell’ultimo mezzo secolo l’Italia è stata, fra i grandi paesi europei, la più convinta sostenitrice delle ragioni dell’integrazione. Per ragioni storiche molte volte indagate, la classe dirigente italiana aveva sempre più chiaramente maturato la convinzione che solo attraverso un’Europa integrata anche l’Italia avrebbe potuto essere significativamente presente nella politica e nell’economia internazionali. Nel corso dei decenni queste scelte erano divenute patrimonio condiviso del paese, della sua classe politica, del suo establishment, della sua società civile: tanto che nel 1989 l’elettorato italiano si era espresso preventivamente e in misura plebiscitaria a sostegno della costruzione di un’Europa federale, nel referendum tenutosi in coincidenza con l’elezione del Parlamento europeo. Con la stessa convinzione l’Italia aveva scommesso sull’ingresso nell’area dell’euro, realizzando attraverso un imponente sforzo collettivo, sotto la guida politica di Prodi e di Ciampi, una rincorsa che pochi avevano ritenuto possibile. <br>La nuova destra populista ha creato ex novo un antieuropeismo che in Italia era pressoché assente o del tutto marginale. <br>Il centrosinistra deve denunciare con forza il vicolo cieco in cui questa politica caccerebbe il paese. <br> <br> <br>LE AZIONI NECESSARIE: <br>FEDERALISMO E POLITICA ESTERA. <br> <br>Solo l’ancoraggio europeo e la condivisione della moneta unica hanno preservato l’Italia, nonostante una conduzione demagogica della politica economica, nonostante le irresponsabili e ricorrenti dichiarazioni di influenti membri della maggioranza, nonostante gli scandali finanziari e le crisi industriali che si sono prodotti in questi mesi, da una sorte analoga a quella dell’Argentina. <br>Solo un’Europa integrata in senso federale, cioè davvero dotata di una politica estera comune, può influire sull’agenda globale della politica internazionale. Una politica estera europea potrà essere giusta o sbagliata, condivisibile o censurabile: le politiche estere dei singoli Stati europei sono ormai soltanto patetiche finzioni di una sovranità svuotata, che possono solo aspirare a svolgere funzioni ancillari rispetto a quelle dei decisori del presente e del futuro prossimo (Usa, Cina, Russia, India, ecc.). <br>Nella visione che ne ebbero i padri dell’integrazione, l’Europa avrebbe dovuto costituire uno dei due pilastri dell’alleanza occidentale. Le scelte unilateralistiche dell’attuale Amministrazione Usa, la sua disinvolta indifferenza per le sorti di un’alleanza che sia fondata non solo su convenienze momentanee ma anche sulla condivisione di strutture politiche, sociali e culturali maturate in una storia in gran parte comune, non devono far dimenticare che la temporanea assenza di una sfida globale alla democrazia liberale da parte di una potenza paragonabile al vecchio blocco sovietico non mette al riparo né l’Europa né gli Usa dalle sfide che potrebbero essere portate dai soggetti che emergeranno o riemergeranno nei prossimi decenni sulla scena internazionale, dei quali sarebbe ingenuo e temerario dare per scontata una progressiva omologazione non solo economica ai nostri paesi e una perpetua propensione all’integrazione e alla collaborazione. <br> <br> <br>IL VALORE DELL’EUROPA: <br>IL COMUNE PATRIMONIO COSTITUZIONALE. <br> <br>Ma non si tratta solo di necessità politiche, economiche e geopolitiche (e non si tratta solo, per il centrosinistra, di non rinunciare a coltivare anche elettoralmente il lascito di un cinquantennio di europeismo diffuso ancorché spesso poco consapevole): ormai solo la dimensione europea è in grado di dare una risposta non fittizia al vuoto di valori etico-politici ampiamente teorizzato, anche, da quegli ambienti politici e culturali che sanno, al più, apprezzare l’Unione europea come mero conglomerato di società che in comune fra loro non avrebbero assolutamente nulla, salvo la capacità di vivere in pace e armonia a dispetto della loro totale e incommensurabile estraneità reciproca. <br>A questa visione riduttiva dell’integrazione europea, che soggiace inconsapevolmente alla stessa concezione etnica dell’idea di nazione e di ogni soggettività politica che è propria dei movimenti populisti, e alla svalutazione del valore dell’identità stessa della democrazia liberale che è propria della parte più retriva della sinistra tradizionale (come della destra estremista), va contrapposta un’idea della soggettività politica basata sulla condivisione dei valori e principi etico-politici che sono incarnati negli ordinamenti costituzionali dei paesi dell’Europa comunitaria. <br>L’Europa non è spesso coerente con tali valori e principi, ma ne è la terra d’origine, il luogo in cui, prevalendo nello scontro mortale con l’assolutismo, il tradizionalismo e le sfide totalitarie del Novecento, si sono storicamente affermati, soprattutto negli ultimi cinquant’anni e più che altrove, non solo la democrazia, il rispetto dei diritti umani, il governo delle leggi e la certezza del diritto, ma anche la mitezza e l’umanità delle leggi. <br>Il comune patrimonio costituzionale dell’Europa deve essere la base per un nuovo patriottismo costituzionale europeo, che è tra l’altro la sola possibile base per l’integrazione dei cittadini immigrati. <br> <br> <br>L’IDENTITA’ EUROPEA: <br>RISORSA E (NECESSARI) CONFINI. <br> <br>Questa concezione forte dell’Europa, che per molte ragioni radicate nella sua storia può essere, come è stata nei passati decenni, un contributo specifico dell’Italia alla costruzione comunitaria, non è solo una ragione per rilanciare con forza l’iniziativa politica per l’approvazione di una Costituzione europea. <br>Essa comporta anche una seria riflessione sulla questione dell’identità democratica dell’Unione, e quindi anche sui limiti del processo di allargamento. <br>È evidente infatti che non sarebbe possibile proporre ai cittadini europei di affiancare alle tradizionali appartenenze nazionali, cittadine e regionali un livello di identificazione forte con le istituzioni europee che fosse riferito, per effetto di allargamenti senza fine, a un’entità talmente diluita nelle sue caratteristiche da risultare priva di qualunque significato. <br>In particolare va posta con forza la questione della condivisione non solo delle regole formali della democrazia elettorale ma anche dei valori etico-politici della democrazia liberale come requisito essenziale e non negoziabile per qualunque futuro allargamento. <br>Noi crediamo che l’Europa possa diventare un elemento di identificazione per i suoi cittadini solo se sarà capace di essere il veicolo di un progressivo rafforzamento delle caratteristiche liberali e democratiche dei paesi membri, non di un loro indebolimento o di un progressivo indebolimento degli standard. <br>Allargare i confini dell’Unione a paesi privi di una cultura democratica e liberale ampiamente radicata e condivisa costituirebbe un suicidio del progetto europeo e un venir meno di ogni sua ragion d’essere. <br>Neppure grandi sforzi nella giusta direzione devono essere ritenuti sufficienti, se il risultato dell’adesione di nuovi paesi membri fosse quello di indebolire anziché rafforzare l’identità democratica e liberale dell’Europa o di inglobare all’interno delle frontiere comunitarie comunità divise da conflitti etnici che sono anche indice della larga condivisione in quelle società di culture politiche non assimilabili alla democrazia liberale. Ciò vale per ogni ipotetico nuovo allargamento dell’Unione, da quello relativo alla Turchia a quelli ipotizzati per i Balcani. <br>Se tali allargamenti ulteriori avessero luogo in modo intempestivo, la sola speranza per la nascita di un soggetto europeo capace di conferire ai nostri paesi un’esistenza non fittizia nel mondo globalizzato sarebbe costituita da un uso non meramente intergovernativo delle cooperazioni rafforzate previste dai trattati. Ma più ragionevole sarebbe invece prevedere per i paesi limitrofi e vicini all’Ue una forma di integrazione meno esigente e impegnativa per noi e per loro, elaborando una nuova e aggiornata versione del progetto di una più larga confederazione: progetto già avanzato dopo il 1989 per integrare l’intera Europa ex comunista, ma che era assurdo e irrealistico proporre ai paesi dell’Europa centrale. <br> <br>Di seguito riportiamo un estratto dal Manifesto per l’Europa federale presentato durante il primo forum sull'Europa dal titolo "Una Costituzione federale per l'Europa", svoltosi a Roma nel febbraio 2003 presso la Biblioteca Giustino Fortunato. <br>UNA COSTITUZIONE FEDERALE PER L’UNIONE. <br>Dieci punti prioritari per un’alternativa all’Europa degli egoismi nazionali <br> <br>1. La costruzione dell'Europa federale deve essere il programma politico prioritario di tutti i liberali e i democratici. <br>2. La riscossa dell’Italia civile passa oggi, come in tutte le tappe decisive della storia del nostro paese - dal Risorgimento alla fondazione della Repubblica - attraverso l'integrazione dell'Italia nell'Europa occidentale e nei suoi valori di libertà, sulla linea di Luigi Einaudi, Alcide De Gasperi, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi. <br>3. La difesa di questo patrimonio, contro la deriva antieuropea dell’attuale governo, è dovere di tutte le espressioni politiche italiane, sia moderate che progressiste. L’interesse nazionale si identifica infatti con il contributo attivo alla costruzione degli Stati Uniti d’Europa. <br>4. Solo un'Europa dotata di proprie istituzioni democratiche, direttamente legittimate, e di una forza adeguata alle sue responsabilità, può realizzare quel compito storico di consolidamento della pace che è alla base dei suoi fondamenti ideali. <br>5. Solo questa Europa, chiamata a farsi promotrice dei diritti umani universali, può bilanciare ogni tentazione unilaterale ed egemonica, rispondendo alle aspirazioni di sviluppo diffuso e di libertà che sono proprie di tutti gli uomini. <br>6. Solo questa Europa, forte dell'Unione economica e monetaria felicemente raggiunta, può salvaguardare e proporre il valore di un sistema sociale che coniuga libertà, uguaglianza, equità e innovazione. <br>7. Compito dei cittadini responsabili è battersi perché la Convenzione predisponga una Costituzione che attribuisca all'Unione un vero governo federale. <br>8. La Costituzione deve riaffermare i valori laici delle istituzioni europee, sulla linea della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione. <br>9. Il processo di allargamento deve valorizzare l'identità dell'Europa e le sue specificità politiche e civili. <br>10. Spetta ai paesi fondatori promuovere fin d'ora un nucleo federale avanzato di democrazia europea, elemento essenziale per garantire unità ed efficienza di direzione politica all'Unione nella fase di ampliamento.


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