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 Oggetto del messaggio: OMOSESSUALI CRISTIANI ITALIANI
MessaggioInviato: gio feb 21, 2008 14:16 pm 

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RIPORTO DA www.gionata.org

Chiese cristiane e omosessualità: tra rifiuto e comunione di differenze
Articolo di Roberto Ferro

Continua in Italia la discussione sull’accoglienza delle persone omosessuali nelle chiese cristiane. Tema complesso al centro dell’incontro interconfessionale tenutosi a Brescia il 27 gennaio 2008 in cui, cattolici e valdesi, hanno discusso di “Chiese cristiane e omosessualità: tra rifiuto e comunione di differenze”. Un rapporto spesso difficile con la gerarchia cattolica, ma altrettanto complesso ed articolato anche nelle chiese evangeliche. Nell'incontro un serrato dibattito ha evidenziato interessanti spunti di discussione che investono direttamente anche il cammino fatto da parte dei credenti, omosessuali e non, con le loro chiese e nella società italiana.




In occasione della “giornata della memoria” e della Giornata del Dialogo tra Omosessualità e Religioni, Domenica 27 gennaio 2008 si è svolto, presso la sede Arcigay di Brescia, gremita di partecipanti, il dibattito “Chiese cristiane e omosessualità: tra rifiuto e comunione di differenze”, organizzato da Francesco Boschi, dal Pastore della Chiesa Valdese di Brescia Jonathan Terino e dal gruppo VARCO per la “Valorizzazione e il riconoscimento della comunità omosessuale”, affiliato alla REFO (Rete Evangelica Fede e Omosessualità).

Anne Zell, pastora della chiesa Valdese di Milano e Pavia, ha brevemente ripercorso la storia del dibattito che ha visto coinvolte le chiese valdesi e metodiste, fin dai primi campi ad Agape, proseguito con la fondazione della REFO e con una riflessione approfondita, condivisa via via anche con le singole comunità.

Questa mobilitazione ha consentito la stesura del documento approvato nel novembre 2007 durante l’Assemblea-Sinodo delle chiese battiste metodiste e valdesi italiane. Esso, pur nella moderazione delle dichiarazioni, è significativo perché “rappresenta una presa di posizione ufficiale e condivisa dalle chiese BMV italiane, nonostante la perplessità di alcune chiese battiste. Proprio l’esistenza di un dibattito, anche se talvolta critico”- ha proseguito Anne Zell - “è indicativo di un percorso condiviso”.
Il documento sottoscritto a Roma ha posto l’accento sulla relazione d’amore delle persone omosessuali, vissuta davanti e grazie a Dio, sull’impegno contro l’omofobia e a favore dei diritti civili delle coppie dello stesso sesso. “Una mia amica” – ha proseguito Anne Zell – “colpita da un tumore si è trovata di fronte alla morte senza il sostegno della compagna di una vita, tenuta lontana dalla famiglia persino ai funerali, perché nessuno strumento giuridico tutelava la sua relazione”.

Christian Berra, del gruppo cattolico milanese “La Fonte”, ha descritto il rapporto complicato con le gerarchie religiose, condizionato da fattori locali. “Mentre a Londra è possibile celebrare una messa pubblica rivolta agli omosessuali” – ha affermato Christian –“in Italia il potere di interdizione da parte del Vaticano è molto forte”.
E’ degno di nota il fatto che a Torino stia proseguendo la collaborazione tra la Curia e le associazioni gay, iniziata in occasione del Pride 2000”.

A riprova di questo lento cambiamento in Italia, dagli anni ’80 ad oggi, sono sorti una ventina di gruppi di gay cattolici. “Paradossalmente” – ha affermato un altro fratello cattolico del gruppo “Mosaico” di Brescia - la disponibilità e la collaborazione divengono tanto maggiori quanto più ci si avvicina alle parrocchie, mentre la gerarchia assume spesso toni duri e intransigenti. Alle nostre riunioni infatti partecipa anche un prete e si dibattono testi delle Scritture”.

Analoga posizione ha testimoniato il gruppo di Cremona, la cui nascita è stata favorita dal vescovo. Christian Berra ha sintetizzato efficacemente la situazione dei gay cattolici: “Se le gerarchie non desiderano modificare le proprie posizioni, comunque, credo che omosessuali e lesbiche debbano continuare a vivere liberamente la loro vita”.

Rosa Salamone, coordinatrice VARCO–Refo di Milano, ha narrato la storia di Oppo, un giovane della chiesa battista di Cagliari, al quale nel 1981 fu negato il battesimo perché omosessuale (amministrato solo nel 1986 dopo lunghi dibattiti, prese di posizioni opposte e fratture nella comunità di chiesa).
La domanda che nasce da questo caso è: “Chi ha il potere di interdire con le sue parole la Parola?” Lutero pose le Scritture a disposizione dei fedeli e questo consente ad ogni cristiano di schierarsi su un problema anche al di là delle affermazioni ufficiali.
“Oggi” – ha proseguito Rosa Salamone – “se desideriamo seguire fedelmente le Scritture dobbiamo anche riconoscere l’importanza del dialogo e dell’uguaglianza di tutti i Cristiani dinanzi a Dio”. Questo è ben esemplificato dall’apostolo Paolo in Galati 3, 38: “Non c’è più né Giudeo né Greco, non c’è né schiavo né libero…perché voi tutti siete uno, in Cristo Gesù”.

“Forse” – ha concluso Anne Zell – “le chiese sono ancora condizionate dall’immagine di un Dio distante dagli uomini. Una teologa queer sudamericana, Marcela Maria Althaus-Reid, ha affermato a questo proposito che non dovrebbe esistere un Dio chiuso in un armadio che si presenta ai poveri nella favella e dice: “Carissimi, vengo tra voi ora - ma poi ritornerò nel mio Regno dei cieli”, ma un Dio che esce dall’armadio per stare con gli uomini e che a volte aprendolo diverte gli amici dicendo “Ora sono Marlene Dietrich!”.

Il dibattito seguito agli interventi ha evidenziato spunti interessanti di discussione, quali la scarsa visibilità dei Gruppi di gay cattolici, lamentata da parte del pubblico (obiezione che ha suscitato un vivace dibattito tra il pubblico ed i rappresentati degli stessi gruppi cattolici), o le ragioni della posizione di apertura e rispetto della Chiesa Valdese (insite nell’esperienza storica e nelle natura stessa dei Valdesi).

Prossimo appuntamento condiviso sarà la Veglia di preghiera per ricordare le vittime dell’omofobia che si terrà il 4 Aprile 2008 contemporaneamente in molte città in Italia e nel Mondo (per informazioni inveglia.wordpress.com/info).


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 Oggetto del messaggio: Re: OMOSESSUALI CRISTIANI ITALIANI
MessaggioInviato: dom feb 24, 2008 20:44 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:10 pm
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Mi scuso in anticipo per la visione semplicistica che sto per esprimere, ma in lungo e in largo sarebbe un intervento troppo lungo. Si potrà pero' sviluppare qui, se interessa a qualcuno:

Essere credenti vuol dire avere paura della morte. Tutti (ehm, molti) hanno paura della morte, anche gli omosessuali!

A presto.
Rominion.


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 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: gio feb 28, 2008 21:00 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:08 pm
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Essere credenti vuol dire avere paura della morte. Tutti (ehm, molti) hanno paura della morte, anche gli omosessuali!

no direi che essere credenti diminuisca la paura della morte, sono gli atei che hanno più paura della morte, parlo anche per esperienza personale.
Un credente dovrebbe non temere la morte ma il giudizio di Dio


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MessaggioInviato: ven feb 29, 2008 21:24 pm 

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Io sono un esempio di un ateo che non teme la morte. Il mio ragionamento (riassunto) é che quando saro' morto non sapro' di esserlo. Al limite temo di piu' il dolore in vita... Riguardo alla morte degli altri, penso che sia piu' triste per chi rimane vivo e che voleva bene a chi é morto, che per il morto stesso...
Se fossero i credenti a temere meno la morte mi dici perché sono in prevalenza i credenti che difendono la vita "a tutti i costi?" penso a aborto ed eutanasia.

Se ho scritto quello che ho scritto é perche credo che uno che teme la morte, mi sembra logico che sia rassicurato dall'idea che dopo la morte non sarà veramente morto...
A presto.
Rominion.


no direi che essere credenti diminuisca la paura della morte, sono gli atei che hanno più paura della morte, parlo anche per esperienza personale.
Un credente dovrebbe non temere la morte ma il giudizio di Dio[/quote]


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MessaggioInviato: ven feb 29, 2008 23:07 pm 

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Rominion ha scritto:
Io sono un esempio di un ateo che non teme la morte. Il mio ragionamento (riassunto) é che quando saro' morto non sapro' di esserlo.
Se fossero i credenti a temere meno la morte mi dici perché sono in prevalenza i credenti che difendono la vita "a tutti i costi?" penso a aborto ed eutanasia.]


premessa io non voglio convincerti di nulla:
la vita per i credenti è sacra dall'inizio alla fine dal parto alla Croce Per noi che ci affidiamo ad una leggenda la vita è solo nelle mani di Dio. Per la seconda parte della domanda ti posso rispondere pensa come vuoi, c'è il libero arbitrio. Che ti spiego in semplici parole: Vuoi andare in autostrada ai 200 Km per ora,,, nessun problema, ti schianti contro un camion affari tuoi.

ma ti chiedo (e questa è l domanda dalle 1000 mille pistole) se poi Dio ci fosse che gli dici?
questa è la domanda
e la risposta sta in ogni essere umano,
è l'orggolio? cmq sia io ne capisco + di te?

dimmi

Stalin ha pregato prima di morire?

e te lo scrive l'innominato?per concludere nn c'è problema pensa pure ciò che di più ti conviene al resto ci penserà qualcun'altro


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MessaggioInviato: dom mar 02, 2008 15:06 pm 

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Sull'esistenza di Dio e su cosa hanno fatto Stalin e l'Innominato, non mi vuoi convincere e non voglio convincere te. Propongo di lasciar stare.
Invece mi chiedo (e non é per convincerti, ma per conoscere il tuo punto di vista, se vuoi darmelo): "la vita é nelle mani di Dio" fino a che punto? Secondo questa linea di pensiero, non bisognerebbe mai curarsi, e morire quando lo decide la natura (o Dio). E se l'intervento medico é accettato, perché lo é per allungare la vita e non per accorciarla?...
...Forse ci stiamo un po' allontanando dal tema della discussione...?
A presto.
Rominion.


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