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MessaggioInviato: mar feb 20, 2007 11:16 am 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:01 pm
Messaggi: 3234
dal sito di lavoce.info  un interessante articolo di maurizio bovi. <BR>http://www.lavoce.info/news/view.php?id=9&cms_pk=2590<BR><BR>19-02-2007 <BR>Cosa determina l'evasione fiscale? È chiaro che l'esosità del fisco <BR>incide, ma è altrettanto ovvio che l'efficienza nello spendere i soldi <BR>dei contribuenti e il livello della regolamentazione dei mercati (dei <BR>prodotti, del lavoro, eccetera.) giocano un ruolo importante. Non sto <BR>alludendo alle regolamentazioni "buone", che possono anche condurre a <BR>risparmi o ad aumenti di produttività, ad esempio quelle inerenti la <BR>sicurezza sul lavoro. Mi riferisco, invece, alla congerie di regole <BR>che inutilmente generano, per mutuare una frase in voga anni fa, lacci <BR>e laccioli che gravano sul libero svolgimento dell'azione economica <BR>dei privati. In entrambi i casi "extra-fiscali", d'altronde, la logica <BR>è simile a quella delle tasse: si tratta di costi aggiuntivi imposti <BR>dallo Stato che, non sorprendentemente, vengono chiamati "tasse <BR>occulte". Insomma, in questi casi sarebbe più corretto parlare di <BR>"evasione dal sistema". <BR><BR>Come si misurano <BR><BR>Sembra dunque interessante domandarsi se l'evasione fiscale è legata <BR>più alle imposte "tradizionali" che a quelle occulte. Va da sé che la <BR>misurazione di variabili quali l'evasione, l'efficienza delle <BR>istituzioni pubbliche e simili è esercizio oltremodo complesso. Tanto <BR>per dire, qual è l'aliquota che fa scattare la non/sotto dichiarazione <BR>del reddito? Quella massima o quella media? E che dire delle <BR>deduzioni, detrazioni, eccetera? Nondimeno, proprio per l'importanza e <BR>la pervasività dei fenomeni di cui sto parlando, non mancano tentativi <BR>di misurazione. Quelli eseguiti a livello internazionale cercano <BR>quantomeno di consentire confronti tra paesi. Nella tabella seguente <BR>ne propongo alcuni che risultano particolarmente adeguati ai presenti <BR>fini, anche perché disponibili per un lasso di tempo non indifferente. <BR><BR>[Vedere la tabella 1) sul sito al link indicato, NDR] <BR><BR>La stima della quota di economia sommersa (indicata con S nella <BR>tabella 1) è tratta da Schneider ed è calcolata con varie e <BR>sofisticate tecniche econometriche. (1) <BR><BR>L'indicatore di efficienza delle istituzioni economiche pubbliche è <BR>preso dal sito del Fraser Institute  e riguarda la certezza del <BR>diritto, la durata dei procedimenti, e così via. La sua scala varia <BR>tra dieci e zero, decrescendo dalla "perfezione" all'anarchia. È quasi <BR>inutile sottolineare che approvare leggi buone e chiare e farle <BR>rispettare senza eccezioni ed entro tempi non biblici è tra i più <BR>essenziali e primari servizi che lo Stato fornisce ai cittadini. <BR>Pertanto, è lecito pensare che se lo Stato è incapace di offrire il de <BR>minimis, difficilmente sarà in grado di soddisfare efficacemente le <BR>altre istanze, cioè anche quelle più materiali, della collettività. <BR>Anche i dati sulla pervasività delle regolamentazioni sono scaricabili <BR>gratuitamente dal sito del Fraser Institute. Il relativo indice, qui <BR>chiamato R, è inteso cogliere la facilità di svolgere l'attività <BR>economica privata: si basa sul grado di accessibilità e concorrenza <BR>nel mercato creditizio, sulla rigidità del mercato del lavoro e sul <BR>livello di burocratizzazione gravante sull'attività imprenditoriale. <BR>Anche R varia tra dieci e zero (zero=insormontabili difficoltà di fare <BR>libera impresa). Sia R che I sono la summa di elaborazioni (vedi nota <BR>2) di dati quantitativi e qualitativi anche di fonte istituzionale. La <BR>pressione fiscale generale (gettito totale sul Pil) e quella a carico <BR>degli onesti (gettito totale sul Pil dichiarato) segnalano i valori <BR>estremi entro cui potrebbe collocarsi l'aliquota media, non occulta, <BR>effettivamente gravante sui contribuenti. <BR><BR>Prima di tentare una interpretazione dei dati, vale la pena osservare <BR>che la speranza è che i numeri della tabella riescano a cogliere <BR>quantomeno gli elementi più macroscopici, gli elementi di fondo, della <BR>condizione reale. D'altronde, si tratta di situazioni difficilmente <BR>modificabili in pochi anni ed è anche perciò che riporto valori medi <BR>di un periodo non breve. Ad esempio, non è essenziale che la stima del <BR>sommerso per l'Italia sia proprio quella vera. L'importante, è che <BR>l'effettiva posizione relativa dei vari paesi sia all'incirca quella <BR>mostrata in tabella. D'altronde le stime, e le metodologie che vi sono <BR>dietro, sono da tempo facilmente accessibili e, dunque, sotto costante <BR>vaglio e vieppiù raffinate. E ancora, varie stime alternative <BR>disponibili non cambiano la sostanza del quadro. (2) Infine, la <BR>circostanza che sono spesso utilizzate dalla comunità scientifica, <BR>depone a favore della loro attendibilità. <BR><BR>Investire nel sistema paese<BR><BR>Premesso ciò, cosa si può rilevare in merito all'associazione tra <BR>tasse più o meno occulte, da un lato, e quota di evasione, dall'altro? <BR>Per facilitarne la lettura, ho organizzato la tabella riportando i <BR>paesi in ordine di (quota di) evasione crescente, ho evidenziato in <BR>rosso i voti più imbarazzanti e in blu quelli dei primi della classe. <BR>Sorprendentemente (?), i sistemi relativamente insufficienti in quanto <BR>a evasione fiscale non sono quelli con i peggiori voti nella "materia <BR>fiscale", ma sono quelli che stentano di più nelle "materie <BR>istituzionali": la maggiore evasione tende ad associarsi più al <BR>"rosso" istituzionale e regolamentare che alle aliquote più elevate. <BR>In particolare, confrontando le aliquote fiscali vigenti in Italia con <BR>quelle dei paesi scandinavi, si vede che in questi ultimi paesi lo <BR>Stato riesce a mettere le mani nelle tasche dei contribuenti in modo <BR>molto più vorace/capace che da noi. Il risultato non cambia neppure <BR>correggendo l'aliquota per tener conto del fatto che solo i redditi <BR>dichiarati pagano le tasse (il che porta gli italiani onesti a <BR>fronteggiare un'imposizione maggiore di quella media. Cfr. le ultime <BR>due colonne della tabella). Perché, allora, per dirla con Colbert, "è <BR>più facile spennare le oche nordiche che quelle italiane?" Una <BR>risposta - e questo è il punto - potrebbe risiedere nelle altre cifre <BR>della tabella. Esse infatti informano che, da loro più che da noi, lo <BR>Stato "rimette" nelle tasche dei cittadini istituzioni e servizi <BR>pubblici maggiormente graditi e di qualità. È questo il senso dei due <BR>"nove+" ottenuti da Finlandia e Danimarca alla voce "I". Simili <BR>considerazioni valgono anche se queste economie vengono comparate con <BR>Spagna e Grecia, gli altri due paesi in rosso più evasivo che fiscale. <BR>Altrimenti detto, le tasse occulte, nel gioco tra governo ed evasori, <BR>sembrano costituire un ingrediente addirittura più importante delle <BR>tasse propriamente dette. <BR><BR>Il messaggio normativo che può trarsi è che, almeno nel medio-lungo <BR>periodo, un euro investito per migliorare il "sistema paese" (cioè per <BR>aumentare i valori di I ed R) potrebbe ridurre l'evasione <BR>(incrementare il gettito) più di quanto possa fare un euro in meno <BR>chiesto ai contribuenti. Inoltre, anche a prescindere dall'evasione, <BR>il miglioramento delle istituzioni pubbliche economiche potrebbe <BR>attrarre capitali esteri e disincentivare la delocalizzazione, <BR>fenomeni che, a ben vedere, configurano altre perdite di gettito <BR>potenziale da conteggiare come ulteriori tasse occulte. <BR>Si può anche osservare che le tasse occulte, a differenza di quelle <BR>palesi, costituiscono con più probabilità una perdita secca per il <BR>sistema: mentre le entrate fiscali, almeno in parte, consentono di <BR>sostenere la spesa pubblica, richiedere ai privati "l'ennesimo timbro <BR>in più" non fa certo incassare granché. Anzi: sia il "timbrante" che <BR>il "timbrato" sono dei costi gravanti sul sistema. In effetti, ci sono <BR>studi che mostrano che i paesi con i peggiori voti nelle materie <BR>istituzionali sono anche quelli con scarsa crescita e produttività. <BR>Per concludere, nella misura in cui le tasse occulte tassano più del <BR>fisco, il policy maker dovrebbe occuparsi anche e soprattutto delle <BR>prime. Tuttavia, la probabilità che un sistema riesca ad <BR>auto-migliorarsi dipende proprio dal voto ottenuto nelle materie <BR>istituzionali. Ovvero, è quasi per definizione che si è portati a <BR>ritenere che un paese con un apparato pubblico relativamente <BR>inefficiente abbia delle difficoltà nel gestire oculatamente i soldi <BR>pubblici. D'altronde, sono ormai passati due decenni da quando gli <BR>economisti hanno osservato che, in certi casi, può essere utile <BR>"legarsi le mani" e affidarsi a un deus-ex-machina. Incarnato, nella <BR>fattispecie, da accordi sovranazionali. <BR><BR>* Le opinioni qui espresse sono personali e non necessariamente <BR>impegnano l'Isae. Per saperne di più, cfr. Bovi (2004), "The <BR>(Underground) Wealth of Nations", Politica Economica, Vol 1. <BR><BR>(1) Schneider, F. (2005) "Shadow economies around the world: what do <BR>we really know?" European Journal of Political Economy. 21, 598-642. <BR>Offrire indicazioni metodologiche dei dati, anche solo per darne una <BR>descrizione al limite della chiarezza, esaurirebbe lo spazio <BR>disponibile per la loro analisi. Il lettore interessato può <BR>agevolmente consultare le fonti riportate. <BR><BR>(2) Inter alia, cfr. Giuseppe Nicoletti e Stefano Scarpetta <BR>("Regulation, productivity and growth", Economic Policy, 36, 2003), <BR>Schneider (op. cit.) e, per un lavoro in italiano, Daniela Marchesi <BR>"Non fa una bella figura l'Italia in tribunale", lavoce.info.<BR><BR>*****************<BR><BR>Saluti,<BR>Francesco


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MessaggioInviato: gio mar 22, 2007 18:13 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:05 pm
Messaggi: 146
Scusami : non riesco mai a leggere i tuoi scritti come meriterebbe.<BR>Ma non riesci a fare una sintesi meno monologa ?<BR>Renditi conto che è veramente difficile controargomentare.<BR>Personalmente non ho in antipatia il sistema fiscale nè auspico che tenda a zero : mi interesserebbe di più ricondurlo a condizioni di equità proporzionale di prelievo ed effettiva qualità dei servizi ottenuti in cambio.<BR>Il resto è varia umanità.<BR>Saluti<BR>Saluti


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