Oggi è lun set 25, 2017 11:50 am


Tutti gli orari sono UTC + 1 ora [ ora legale ]




Forum bloccato Questo argomento è bloccato, non puoi modificare o inviare ulteriori messaggi.  [ 3 messaggi ] 
Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: dom giu 17, 2007 21:58 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:00 pm
Messaggi: 77
Relazioni industriali, il sistema non funziona più <BR>  <BR>IL CONTRATTO IMPOSSIBILE <BR> <BR>      <BR>Che cosa sta accadendo al nostro sistema di relazioni sindacali? Da anni ormai i contratti collettivi nazionali di lavoro per la maggior parte si rinnovano con gravi difficoltà e in pesante ritardo o non si riescono a rinnovare affatto. Il più noto è quello dei giornalisti, che è scaduto da due anni e per il quale sono risultate inutili 15 giornate di sciopero; ma parliamo anche di quasi tutti i contratti del trasporto pubblico (i cui scioperi, con immancabile cadenza mensile, gravano pesantemente sull' intera economia del Paese), del settore statale e di numerose grandi categorie industriali e del terziario. Secondo un recente dato Istat, il fenomeno riguarda ormai più di metà dei lavoratori italiani. I sindacati protestano denunciando la violazione del «diritto dei lavoratori al contratto». Ma con questo slogan essi eludono il problema. In un sistema basato sul principio del contrattualismo - come lo è il nostro e lo sono tutti i sistemi di relazioni industriali moderni - un «diritto al contratto» non esiste proprio. Ed è bene che non esista. Il contrattualismo si fonda sulla piena libertà negoziale di ciascuna delle parti; ma una libertà piena non può esserci se non è contemplata anche la possibilità che, quando le posizioni reciproche sono troppo lontane, il contratto non si riesca a stipularlo. Se questa libertà non ci fosse e accordarsi fosse obbligatorio, avremmo un regime di cogestione: un regime, cioè, nel quale il sindacato partecipa di diritto al governo dell' azienda; e non sarebbe una buona cosa (un regime di sostanziale cogestione è quello che i nostri sindacati esplicitamente con successo perseguono nel settore pubblico, dimenticando - ma lo dimentica troppo sovente anche un management incapace di svolgere con indipendenza e professionalità la propria funzione in questo settore - che le riforme Cassese e Bassanini degli anni Novanta hanno inteso istituire anche qui un regime di vero contrattualismo, come quello vigente nel settore privato, che è cosa diversissima dalla cogestione). Un sistema moderno di libere relazioni sindacali può funzionare bene - cioè produrre con ragionevole fluidità e tempestività i contratti necessari - soltanto se tra i suoi protagonisti, da ambo i lati, c' è un minimo di visione comune del contesto economico complessivo in cui occorre operare, dei vincoli da rispettare e degli obbiettivi da raggiungere. Solo questo minimo di visione comune consente di negoziare sulla base di parametri chiari e accordarsi tempestivamente guardando avanti: scommettere insieme su di un progetto di crescita, definendo una spartizione ragionevole dei frutti del lavoro comune, che sia di incentivo al lavorare meglio tutti, management e dipendenti. Questa visione comune minima è proprio quel che manca oggi in una buona metà del tessuto produttivo italiano. Chiedersi se sia «colpa» dell' una parte o dell' altra non serve a nulla: quando mancano la fiducia nella reciproca trasparenza e la capacità di accordarsi almeno sul contesto e le prospettive, è infantile attribuirsi reciprocamente la colpa, discutere su «chi ha fatto il cattivo per primo»: è il sistema di relazioni industriali che non funziona più; ed è tutto il Paese ad avere una marcia in meno. Finché quel minimo di visione comune e fiducia reciproca non si ricostituiscono, il contratto non si fa; oppure lo si fa male, in ritardo, guardando indietro, a ciò che si è perso nel ritardo, invece che guardare avanti, a ciò che c' è da guadagnare tutti scommettendo insieme sul futuro. Quella visione comune che oggi manca dovrebbe, tra l' altro, rendere evidente quanto sia insensato caricare il contratto collettivo nazionale della funzione di disciplinare inderogabilmente ogni aspetto del rapporto di lavoro per l' intero settore e sull' intero territorio nazionale: dovrebbe essere evidente, per esempio, l' enorme difficoltà di rinnovare un contratto destinato a regolare rigidamente dall' A alla Z il lavoro e le retribuzioni degli addetti ai trasporti pubblici di Milano e di quelli di Ragusa. Per rimettere in moto il nostro sistema di relazioni industriali è indispensabile che il suo baricentro si sposti verso le regioni e le aziende. È da tre anni che Cgil, Cisl e Uil hanno preso con Confindustria l' impegno a riformare la struttura della contrattazione; ma in questi tre anni, lungi dall' accordarsi con Confindustria, esse non sono riuscite neppure ad accordarsi tra loro. La vischiosità di questo nostro sistema di relazioni sindacali rigidamente centralizzato contribuisce, oltretutto, a chiudere il Paese alle opportunità di innovazione che la globalizzazione dell' economia gli offrirebbe. Senza innovazione, la quotidiana geremiade sul basso livello dei nostri salari non li fa crescere di un solo euro. Ma l' innovazione di cui stiamo parlando si contratta al livello aziendale, non a quello nazionale; per questo occorre un sindacato capace di valutare in azienda il progetto nuovo e, se del caso, scommettere su di esso, anche se esso deroga al modello fissato dal contratto nazionale.  <BR>      <BR>Ichino Pietro<BR>


Top
Non connesso Profilo  
 
 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: dom giu 17, 2007 22:01 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:00 pm
Messaggi: 77
la risposta<BR><BR>LA LETTERA <BR>  <BR>Serventi (Fnsi) a Ichino: il contratto nazionale a tutela dei più deboli <BR> <BR>      <BR>Caro Direttore, dalla scadenza del contratto dei giornalisti sono passati 837 giorni, e non pochi altri ne passeranno, se gli editori continueranno a rifiutarsi di sedere al tavolo. Ma i problemi non vengono mai da soli; e così ci tocca pure la bacchettata che ci rifila il professor Ichino, dalla prima pagina del Corriere. Sbagliano i sindacati, dunque sbaglia anche la Federazione della Stampa, quando parlano di un «diritto dei lavoratori al contratto». Questo diritto «non esiste proprio, ed è bene che non esista», argomenta l' editoriale, perché «se accordarsi fosse obbligatorio, avremmo un regime di cogestione». Non abbiamo certo le competenze del professor Ichino in materia di diritto del lavoro. Però non sono soltanto i sindacati a pensarla diversamente da lui. Ricordiamo le parole pronunciate in questi mesi dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha sottolineato ripetutamente «il diritto primario dei giornalisti ad un contratto di lavoro regolarmente rinnovato». Concetti simili hanno espresso i Presidenti del Senato e della Camera. Nelle loro affermazioni abbiamo colto un riconoscimento del valore del lavoro - giornalistico e no - che poco traspare dalle tesi di Ichino. Ma anche per altri motivi sentiamo le sue argomentazioni lontane dalla vicenda reale di questa lunghissima vertenza. Ichino raffigura i contratti nazionali come una gabbia nella quale si pretenderebbe, ormai insensatamente, di chiudere regole e retribuzioni uguali per tutti in tutta Italia: «Per rimettere in moto il nostro sistema di relazioni industriali è indispensabile che il suo baricentro si sposti verso le regioni e le aziende». Viva gli integrativi, dunque. Nessun problema da parte nostra a sottoscrivere lo slogan. Se non fosse che ci sono nella realtà giornalistica non poche aziende editoriali nelle quali l' integrativo è solo un bel sogno: la difesa normativa ed economica, per giornaliste e giornalisti, arriva esclusivamente dalla contrattazione nazionale. Cosa deve fare il sindacato? Buttare a mare questi colleghi? O non è principalmente per sostenere loro che esiste un sindacato nazionale (visto che le redazioni più forti sanno egregiamente difendersi da sole)? Ed ancora, a proposito della necessità di «guardare avanti, a ciò che c' è da guadagnare tutti scommettendo insieme sul futuro». Cosa c' è di più carico di futuro, nel giornalismo di oggi, della multimedialità? Abbiamo chiesto ai nostri editori di parlarne: lo sappiamo noi non meno di loro che il progresso tecnologico non può essere ignorato, e che al giornalista di oggi e di domani sono richieste competenze multiple che vanno regolamentate. Neanche di questo vogliono discutere: perché l' unica loro aspirazione è abbassare ancora il costo del lavoro, far proliferare ulteriormente la manodopera precaria che fa pezzi «pagati» 5-8 euro. Del resto, c' è una storia di questi giorni che illustra bene gli obiettivi e lo stile della nostra controparte. E' stata annunciata la sospensione delle pubblicazioni del quotidiano sportivo «Dieci»: i venti e più giornalisti che per tre mesi lo hanno mandato in edicola non hanno visto un euro di stipendio. Della proprietà del giornale fa parte Alberto Donati, responsabile dei rapporti sindacali della Fieg. E' questa la modernità, professor Ichino? Cordiali saluti Segretario Generale Fnsi Il contratto è tale soltanto se a stipularlo si è in due, liberi di accordarsi se si trova il punto di incontro, di non firmare se non lo si trova. Nessuno dei due ha «diritto al contratto», perché nessuno dei due ha il potere di stabilirne unilateralmente il contenuto, e neppure un giudice avrebbe il potere di farlo in sostituzione delle parti. Non ci può essere vero contratto se non c' è anche la possibilità che il contratto non si stipuli. Quanto al necessario spostamento del baricentro della contrattazione collettiva verso la periferia, la mia proposta non è affatto di eliminare il contratto nazionale, ma solo di conservarlo come rete di sicurezza generale, come «disciplina di default», consentendo che al livello aziendale o regionale una coalizione sindacale maggioritaria possa contrattare anche modelli diversi di organizzazione del lavoro o di struttura delle retribuzioni. .  <BR>      <BR>Serventi Longhi Paolo, Ichino Pietro<BR><BR>  


Top
Non connesso Profilo  
 
 Oggetto del messaggio:
MessaggioInviato: dom giu 17, 2007 22:20 pm 

Iscritto il: lun feb 13, 2012 15:00 pm
Messaggi: 77
l'intervento dell' avvocato Ichino contiene una serie di errori grossolani che sono una sintesi della crisi che il sistema politico sta vivendo.
1) si tratta di un contratto privatistico.
l'affermazione è palesemente falsa.
a) le parti che firmano il contratto sono 'convenzionali' .
esse sono il risultato di una sintesi storico sociale.
b) i rappresentati firmano un atto di rappresentanza ai rappresentanti, e i non iscritti cosa firmano ?
il dottor Ichino vende appartamenti erga omnes senza rappresentanza ?
vuol vendere ega omnes senza rappresentanza Rcs o Mediaset ?
c) sulla questione contratto nazionale e contratto integrativo
il dottor Ichino è un vero innovatore, il contratto nazionale non lo facciamo; il contratto integrativo non verrà mai fatto ;
e cosi abbiamo risolto il problema alla radice.
una breve sintesi dell' accordo interconfederale 3 Luglio 1993 .
a)i contratti nazionali vanno firmati per adeguare i minimi sindacali al costo della vita
b) i contratti integrativi fanno fatti per la retribuzione variabile legata alla produttività
c) ove non ci sono contratti territoriali o aziendali il contratto nazioanle deve prevedere premi con indicatori di settore .

quindi la nostra domanda è perche vengono pubblicate cose banali e in evidente mala fede !!!
d) nel diritto del lavoro le 2 parti non sono mai nello stesso piano,
per questo si è sviluppato il diritto del lavoro .
e) non siamo in un sistema di cogestione e questo è vero;
poi aggiunge questo è un bene !!
cose un giudizio morale !
è bene, è male ;
è un esempio di una grammatica della mafia ,
si ha da fare,
non si ha da fare .

Un attacco senza nessuna analisi ad una delle teorie fondamentali del socialismo europeo.

Su questi temi il dottor Ichino la pensa come Rifondazione Comunista e una parte della Fiom .
Il contrattualismo sindacale feticismo dell'economicismo appartengono al neocontrattualismo privatisco, alla 'teoria' dei civilistico risarcimento ( ora tanto di moda in Rifondazione Comunista ) ma anche a questi cultori del mercato che come il dottor Ichino non sanno neanche cosa sia .


Top
Non connesso Profilo  
 
Visualizza ultimi messaggi:  Ordina per  
Forum bloccato Questo argomento è bloccato, non puoi modificare o inviare ulteriori messaggi.  [ 3 messaggi ] 

Tutti gli orari sono UTC + 1 ora [ ora legale ]


Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite


Non puoi aprire nuovi argomenti
Non puoi rispondere negli argomenti
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi

Vai a:  
cron
Powered by phpBB © 2000, 2002, 2005, 2007 phpBB Group
Theme created StylerBB.net
Traduzione Italiana phpBBItalia.net basata su phpBB.it 2010